Blockchain, cos’è? Ecco come funziona, a cosa serve e come si usa

Emanuele Di Baldo

20 Luglio 2026 - 12:02

Cos’è la blockchain e perché è fondamentale oggi conoscere questo sistema? Le applicazioni vanno anche oltre le criptovalute: ecco utilizzi e trend

Blockchain, cos’è? Ecco come funziona, a cosa serve e come si usa

Lo sviluppo della blockchain è diventato uno dei principali progressi tecnologici mondiali nel giro di pochi anni. Capire bene cos’è, come funziona, dove viene usata e perché è considerata così rivoluzionaria è oggi cruciale.

La blockchain va di pari passo con la trasformazione e l’emancipazione digitale in corso attualmente ed è diventata una delle massime priorità per imprese, organizzazioni e per la strategia di potenza degli Stati.

Un esempio del suo peso politico è arrivato dagli Stati Uniti: all’inizio del 2025 Elon Musk aveva spinto per l’uso della tecnologia blockchain presso il neonato Department of Government Efficiency (DOGE), con l’idea di tracciare la spesa federale, proteggere i dati, effettuare pagamenti e gestire persino gli edifici pubblici. Il progetto, che avrebbe potuto diventare il più grande esperimento blockchain mai tentato da un governo, non si è però mai concretizzato: Musk ha lasciato il DOGE già a maggio 2025 e l’ipotesi di spostare le transazioni del Tesoro USA su blockchain è rimasta sulla carta. Lo stesso DOGE, nato come struttura temporanea, è arrivato al capolinea nel 2026 con risparmi documentati assai inferiori ai mille miliardi di dollari annunciati. L’episodio resta però il segnale di quanto la tecnologia sia entrata nell’agenda degli Stati.

In generale, quindi, le prospettive per l’applicazione della blockchain sono promettenti. La dipendenza sempre più forte da una gestione efficiente dei dati e dall’archiviazione cloud ha svolto un ruolo fondamentale nel promuovere, per esempio, la crescita del mercato blockchain per l’IA.

Secondo le stime di Statista la tecnologia blockchain, nelle sue applicazioni cloud, aumenterà di valore fino a quasi 1.000 trilioni di dollari USA entro il 2032, con una previsione che gli stessi analisti considerano in difetto rispetto alle potenzialità.

In questo contesto spiegare la blockchain è fondamentale ma non semplice. Blockchain, che letteralmente significa catena di blocchi, è un grande registro digitale in cui le voci sono raggruppate in blocchi concatenati in ordine cronologico.

Pensiamo alla blockchain come a un’enorme banca dati condivisa a cui si possono aggiungere man mano nuovi blocchi e a cui tutti possono accedere, ma che non è modificabile e la cui sicurezza è garantita da crittografia.
La sua origine è piuttosto recente (risale al 2009), e si deve alla mente di Satoshi Nakamoto, il misterioso inventore del Bitcoin.

Di seguito, una guida chiara per capire cos’è, come funziona e come usare la blockchain.

Cos’è la blockchain: significato e definizione

In termini semplici con blockchain si intende:

una serie di registrazioni immutabili di dati in cui ogni blocco di dati è fissato e vincolato l’uno all’altro utilizzando principi crittografici (catena).

La tecnologia blockchain permette quindi di azionare un sistema, semplice e geniale allo stesso tempo, per passare informazioni da A a B in modo completamente automatico e sicuro. Esistono blockchain globali, come appunto il Bitcoin, ma si può anche creare una blockchain per un’azienda o una comunità separata.

La sua stessa definizione rende la blockchain una tecnologia in costante crescita non appena nuovi blocchi «completi» vengono aggiunti ai precedenti. Una volta che un nuovo blocco è stato aggiunto alla catena non si può fare nulla per modificarlo. Per cambiare qualcosa si aggiungerà un blocco sopra quello precedente, e questa operazione verrà notificata a tutti.

La particolarità della blockchain è quella di non avere un’autorità centrale: per sua stessa definizione è un sistema decentralizzato, democratizzato e trasparente. Dal momento che è un libro condiviso e immutabile, tutte le informazioni in esso contenute sono accessibili a chiunque.

L’idea rivoluzionaria di Nakamoto è stata proprio quella di creare un tipo di archiviazione dei dati in cui tutti possono vedere cosa c’è dentro e assicurarsi che sia reale.

Inizialmente legata al Bitcoin e al mondo delle criptovalute e usata per verificare tutte le transazioni tra gli utenti ed evitare le frodi, la blockchain si è poi allargata a diversi ambiti applicativi, rivelando la sua utilità per innumerevoli settori, dalle banche al risparmio gestito, fino alle opere d’arte.

Ad esempio si può usare la blockchain per certificare la provenienza di un prodotto agroalimentare, o lo scambio di titoli e azioni, o ancora per rendere sicuri e inalterabili contratti e voti online.

Come funziona la blockchain?

Per meglio comprendere il funzionamento della tecnologia blockchain possiamo paragonarlo al convenzionale sistema bancario.

In quest’ottica, la blockchain può essere definita come una storia completa delle transazioni bancarie e i blocchi come singoli estratti conto. I movimenti in Bitcoin sono inseriti nel sistema in modo cronologico, esattamente come avviene per le transazioni bancarie.

La blockchain non ha costi di transazione tradizionali (è possibile addebitare qualsiasi importo in qualsiasi quantità senza preoccuparsi di terze parti che incidono sui profitti) ma solo di infrastruttura.

Funziona così: una parte di una transazione avvia il processo creando un blocco, e tutti possono formare un blocco di dati. Questo blocco viene verificato e validato da migliaia, forse milioni, di computer distribuiti in rete, e così viene aggiunto alla catena in modo permanente. Nel momento in cui un blocco viene completato, un altro ne viene generato, cosa che ha dato vita a una cifra enorme di blocchi.

Tutte le informazioni sono crittografate con crittografia matematica, il che rende praticamente impossibile qualsiasi tentativo di frode e falsificazione.

Inoltre non sono necessari intermediari poiché tutte le transazioni avvengono da persona a persona e non esiste un potere decisionale centrale poiché ogni utente ha una voce che conta.

Come usare la blockchain

Come detto sopra, gli usi della blockchain sono tantissimi, e potenzialmente infiniti.

Si parte dai trasferimenti in denaro eseguiti con l’aiuto di criptovalute: si tratta di transazioni estremamente sicure e senza gli addebiti tipici dei circuiti tradizionali. Anche gli smart contract sono avvantaggiati dalla blockchain, poiché risultano imparziali e neutrali nei confronti di tutte le parti coinvolte, non hanno emozioni umane e nessun interesse a imbrogliare poiché fondamentalmente si tratta di algoritmi.

In un mondo sempre più esposto ad hacker e violazione della privacy, la blockchain diventa uno strumento essenziale per la verifica delle informazioni. Come abbiamo già in parte affrontato, ciò che viene aggiunto alla blockchain rimane lì in modo permanente e immutabile.

Ciò significa che le identità non possono essere rubate o alterate poiché nel registro blockchain esiste una sola identità per ogni persona. Lo stesso accade per gli oggetti: una persona non può dire di aver scritto quel libro o scattato quella foto se migliaia di fonti dicono che l’autore è un altro.

Pensiamo ancora all’archiviazione in cloud: la blockchain diventa utile a chiunque necessiti di immagazzinare enormi quantità di dati a un prezzo relativamente economico. Si prendono tutte le informazioni, si criptano e si memorizzano in piccoli pezzi su tutti i computer della rete, in modo sicuro. Non essendoci intermediari, bisognerà pagare soltanto il servizio.

Ancora, la blockchain può essere molto utile per fornire un sistema di comunicazione tra tutte le macchine all’interno di un’azienda o di un sistema: in pratica un Internet of Things su blockchain.

Infine, a essere avvantaggiata dalla blockchain è la produzione e distribuzione di merci, sia dal punto di vista del produttore (che può sapere, ad esempio, se i pezzi sono difettosi prima dell’assemblaggio), sia dal punto di vista del consumatore finale, che può conoscere la provenienza esatta di tutte le parti che compongono un prodotto finale.

Dove si usa la blockchain? I settori in prima linea

Oltre agli usi generali, vale la pena capire quali settori stanno effettivamente adottando la tecnologia. Secondo i dati degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, le aziende che utilizzano di più la blockchain sono in primis quelle del settore finanziario. Le criptovalute e la blockchain nascono come una dichiarazione di guerra al mondo finanziario e bancario tradizionale, salvo poi essere adottate dalle banche stesse a proprio vantaggio: per transazioni più veloci e a basso costo, per rendere comunicazioni e interazioni più rapide, efficienti, verificabili e sicure, e per snellire i processi.

In cima alla lista dei comparti che sfruttano la tecnologia troviamo poi le pubbliche amministrazioni, dove è cresciuto fortemente il numero di progetti pensati per garantire maggiore trasparenza e sicurezza ai cittadini. Seguono l’agroalimentare, dove la possibilità di registrare, verificare, tracciare e certificare tutte le informazioni di ogni fase del prodotto è strategica per il mercato, e l’insurance. Applicata al settore assicurativo, la blockchain aiuta a risparmiare sui costi, ad avere pagamenti più rapidi, a diminuire il rischio di frodi e a condividere i dati in tempo reale tra le parti in modo tracciabile e affidabile, promuovendo un rapporto di fiducia e lealtà tra assicuratore e cliente.

Va segnalato che l’Italia figura da anni tra i primi Paesi al mondo per numero di progetti blockchain implementati: come sottolineato dal ricercatore fintech e blockchain degli Osservatori del PoliMI Giacomo Vella durante il WMF, il nostro Paese si è collocato nella top ten mondiale, davanti a Francia e Germania, con il settore finanziario a fare da traino alla crescita.

Usi della blockchain nel mondo reale: qualche esempio pratico d’applicazione

L’applicazione della blockchain si è molto ampliata nel tempo, come abbiamo già sottolineato. Facciamo alcuni esempi pratici sull’uso di questa tecnologia nel mondo reale.

Gaming

Immaginate di possedere un gioco che è davvero vostro: nessuno può portarvelo via. La blockchain lo rende possibile, perché mantiene un registro chiaro e sicuro della proprietà invece di affidarsi agli sviluppatori. Questo cambiamento sta ridefinendo il modo in cui funzionano gli oggetti digitali.

Catene di approvvigionamento

Quando si tratta di supply chain, la tecnologia blockchain può produrre in modo trasparente un registro dell’origine di un prodotto, della cronologia della proprietà e del suo movimento lungo la filiera.

Esempi includono Food Trust di IBM e la soluzione blockchain di Walmart, che consente di tracciare in modo immutabile i prodotti dalla fabbrica al negozio, garantendo il rispetto degli standard di approvvigionamento etico e di sicurezza alimentare.

Anche i marchi di lusso usano la blockchain per dimostrare l’autenticità. Se si sta acquistando un orologio o una borsa costosi, la blockchain può mostrarne la storia e garantire che non siano falsi.

Trasferimenti di denaro

Inviare denaro all’estero può essere lento e costoso. La blockchain cambia le carte in tavola: rimuove gli intermediari, rende le transazioni più veloci ed economiche e permette di inviare fondi direttamente, senza commissioni nascoste.

Questo sistema, chiamato finanza decentralizzata o DeFi, va oltre i semplici trasferimenti e supporta anche i prestiti tra persone. I contratti intelligenti gestiscono il processo, quindi non c’è bisogno di banche o broker. È sicuro, semplice e trasparente. La blockchain non fa solo risparmiare tempo: crea fiducia.

Protezione delle opere artistiche

La blockchain sta aiutando anche artisti, musicisti e scrittori. Permette ai creatori di dimostrare di essere i proprietari del loro lavoro registrandolo sulla catena. Ciò è particolarmente importante per i contenuti digitali, dove la copia e il furto sono comuni.

Gli NFT, o Token Non Fungibili, sono uno dei modi in cui questo funziona. I creatori possono vendere il loro lavoro direttamente ai fan, eliminando gli intermediari. Ogni vendita viene registrata, quindi i creatori vengono pagati equamente. È un nuovo modo per gli artisti di guadagnare e mantenere il controllo sulle proprie creazioni.

Assistenza sanitaria

La portata della blockchain si è diffusa rapidamente e oggi supporta i fornitori di servizi sanitari, che possono sfruttare le cartelle cliniche elettroniche (EHR) decentralizzate. Creando un audit trail permanente, la tecnologia garantisce l’integrità dei dati per tutte le modifiche apportate alla storia clinica di un paziente.

Per gli operatori sanitari, la blockchain può anche archiviare credenziali, certificazioni e licenze su un registro distribuito, supportando i processi di verifica e mitigando eventuali falsificazioni.

Timestamp e certificazione dei documenti

Man mano che il mondo si muove verso la piena digitalizzazione, diventa prioritario trovare sistemi che garantiscano l’autenticità e l’immutabilità dei dati su documenti, transazioni e firme. Il timestamp basato su blockchain è oggi una delle soluzioni più efficaci: consente di certificare la data di un documento o di un prodotto e il fatto che non sia stato modificato nel tempo. Ne possono usufruire i settori più diversi, dalla governance al trading, dai pagamenti alle assicurazioni, fino al voto elettronico e a documenti come passaporti, certificati di nascita e carte d’identità, spesso oggetto di furto.

Token, NFT e dApp: gli asset digitali della blockchain

Accanto agli usi «di sistema», la blockchain ha dato vita a una vera e propria economia di asset digitali.

I token sono asset digitali che possono essere scambiati sulla blockchain e possono rappresentare beni digitali, fisici o il diritto a utilizzare un servizio. Non vanno confusi con le criptovalute: lo scopo dei token non è infatti solo quello di creare monete digitali. Per questo si distingue tra fungible token, legati appunto alle criptovalute, e non-fungible token, legati a diverse tipologie di oggetti e beni virtuali.

Proprio gli NFT hanno riportato la blockchain alla ribalta del grande pubblico, utilizzati prevalentemente per realizzare collectibles facilmente scambiabili. Non si tratta però di un fenomeno del tutto nuovo: già nel 2017 i CryptoKitties avevano smosso il mercato, con esemplari venduti per oltre 100mila euro.

Infine ci sono le dApp, o applicazioni decentralizzate, che si appoggiano alle piattaforme blockchain e al loro network distribuito per ottenere garanzie di non censurabilità. A differenza delle app tradizionali, che dipendono da marketplace centralizzati come Google Play o App Store dove gli sviluppatori pagano fee elevate, le dApp sfruttano le funzionalità di pagamento già integrate nella blockchain. Sul fronte dei dati, inoltre, l’utente è più al sicuro perché utilizza il proprio account blockchain e quindi le proprie chiavi crittografiche, evitando di inserire i dati personali.

Vantaggi e rischi della blockchain

La blockchain sta quindi impattando su una serie di settori, con la possibilità di risolvere diversi problemi che riguardano tutti.

Sta rendendo il gioco più sicuro, lo shopping più intelligente e la finanza più semplice. Sta persino proteggendo i dati personali e aiutando i creatori a prosperare. In questi fattori positivi si leggono i vantaggi del sistema.

Nata per tracciare le operazioni in Bitcoin, la blockchain ha uno scopo evidente: evitare le frodi tenendo traccia di ogni singolo movimento e operazione compiuta in rete. Oggi i vantaggi riconosciuti comprendono accessibilità, verificabilità, trasparenza e permanenza dei dati. Tuttavia, le insidie non mancano.

La blockchain deve affrontare sfide come problemi di scalabilità, elevato consumo energetico e incertezza normativa.

Sul fronte energetico, per verificare le transazioni viene utilizzata molta energia. Il caso più discusso è quello del Bitcoin: secondo le stime del Cambridge Centre for Alternative Finance aggiornate a inizio 2026, la rete Bitcoin consuma circa 138 TWh all’anno, pari a circa lo 0,5% dell’elettricità mondiale, una quota paragonabile ai consumi di un intero Paese di medie dimensioni. È un dato in netta crescita rispetto agli anni passati, in un contesto mondiale diventato teso sul fronte dell’approvvigionamento energetico, anche se va segnalato che la quota di fonti rinnovabili e a basse emissioni impiegate nel mining è nel frattempo salita oltre il 50%.

Inoltre, per aggiungere il blocco successivo alla catena, i miner devono calcolare ripetutamente i valori: si tratta quindi di un processo che richiede molto tempo e che deve essere accelerato per poter essere utilizzato su scala industriale.

Un altro svantaggio storicamente associato al Bitcoin riguarda la dimensione limitata del blocco per l’archiviazione delle informazioni, che consente di registrare solo un numero ridotto di transazioni per blocco. Va inoltre considerato che i database della blockchain sono archiviati su tutti i nodi della rete: all’aumentare del numero di transazioni cresce di conseguenza lo spazio di archiviazione necessario.