Bio-on: per Banca Finnat è solo un attacco speculativo

Riccardo Designori - Massimiliano Carrà

26/07/2019

26/07/2019 - 13:39

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Il tema della settimana a Piazza Affari è quello di Bio-on. Il titolo quotato all’AIM è stato protagonista di un violento crollo delle azioni, colpite dalle accuse del fondo Quintessential Capital Management. Money.it ha intervistato Gian Franco Traverso Guicciardi, Head of Research di Banca Finnat, per far luce sulla vicenda

I dati intraday e in tempo reale del Grafico ON sono tratti dalle quotazioni di prodotti OTC.

Continua a tenere banco lo scandalo che ha colpito in questi giorni Bio-on dopo il report pubblicato dal fondo Quintessential Capital Management. La società, quotata all’AIM Italia e attiva nel settore delle biotecnologie applicate ai materiali di uso comune, è stata infatti accusata di aver pompato i bilanci, di avere dei clienti fittizi e di avere un business model obsoleto.

Accuse che hanno indotto il mercato a credere che Bio-on non avesse alcun valore e che inevitabilmente hanno portato l’azienda ad essere accostata alla Parmalat e al suo storico fallimento.

Per capire cosa sta realmente succedendo all’azienda quotata in Borsa Italiana dal 2014, Money.it ha intervistato Gian Franco Traverso Guicciardi, Head of Research di Banca Finnat, specialist di Bio-on che ha portato la società a Piazza Affari nel 2014.

Dott. Guicciardi, Bio-on è stata accusata di essere un “un castello di carte” e di basarsi su un business model errato. Perché?

Prima di tutto bisogna ricordare che Bio-on è stata quotata in Borsa Italiana nel 2014 e quindi è ancora una startup. Inoltre, il suo business model non è la produzione. Quindi accusare l’azienda di essere sottodimensionata e di non avere una capacità produttiva paragonabile a Novamont è strumentale. Bio-on non deve produrre e non deve fare mass market. Lo scopo dell’azienda è quello di far vedere agli industriali della chimica, attraverso Castel San Pietro che è un impianto pilota e non produttivo, cosa sono i PHAs. Il business model dell’azienda è quindi quello di vendere licenze e poi incassare dalle royalties delle licenze, non produrre.

Quale è quindi il business model di Bio-on e perché la tecnologia utilizzata dall’azienda è stata definita obsoleta?

Intanto, noi abbiamo sempre creduto nel business model di Bio-on, altrimenti non l’avremmo portata in Borsa. Va anche ricordato che negli ultimi anni l’azienda si è rivelata uno dei più grandi successi del mercato AIM Italia. È vero che la tecnologia è vecchia, tant’è che è stata abbandonata dai grandi della fisica perché non era profittevole. Ma il punto non è questo. Il PHA era stato immaginato per il mass market, ossia per un obiettivo totalmente contrario a quello di Bio-on. L’azienda emiliano cerca infatti di individuare delle nicchie particolari dove il prezzo è maggiore, quindi ad alto valore aggiunto. La cosmesi ne è un esempio.

Come risponde alle accuse lanciate dal fondo Quintessential a Banca Finnat?

Abbiamo sempre trattato Bio-on con grande accortezza e indipendenza, ma essendo gli specialist della società riceviamo un compenso. Per questo abbiamo riportato sul disclaimer della ricerca che il documento non poteva essere considerato come una ricerca indipendente. La nostra leggerezza è stata quella di non esplicitare il 10% nelle due join venture, ma il commitment era di 10 di mila euro: ossia 5 mila euro il 10% in Aldia SpA, e 5 mila euro il 10% in Liphe SpA. Proprio per questo abbiamo ritenuto che non c’era bisogno di riportarlo, ma è stata indubbiamente una leggerezza. Inoltre, a differenza di quello che dice fraudolentemente Quintessential, nel 2015 i Warrants degli azionisti di Bio-on sono stati venduti a enti istituzionali e addirittura una parte sono stati annullati dagli azionisti di maggioranza. Questo fa capire che questa faccenda è prettamente strumentale.

Come definisce quindi questo attacco da parte di Quintessential e se fosse un azionista retail qualunque quale sarebbe il suo stato d’animo?

Ovviamente se fossi un azionista retail qualunque sarei spaventato. Questo non è altro che un attacco speculativo che sta danneggiando l’azienda. Non è la prima volta che un fondo speculativo si comporta in questo modo. Ma il problema vero è che una serie di fondi speculativi da tempo stanno perdendo un sacco di soldi perché sono short sul titolo e adesso approfittano del periodo estivo per scatenare tutto questo. Andare ad accusare un’azienda di avere i bilanci truccati e di conseguenza andare ad accusare EY di essere complice nel taroccamento dei bilanci è molto forte come accusa.

Come può risollevarsi Bio-on e quali potranno essere le richieste di rimborso, visto che si è andati incontro a un’importante perdita di capitalizzazione?

L’azienda deve essere proattiva e combattiva, perché la manovra speculativa lanciata dai fondi è molto pesante. Il management di Bio-on potrebbe fare degli acquisti di mercato per sostenere il titolo e dare fiducia sul futuro. È legittimo mettere in discussione il business model, ma è grave e fraudolento mettere in dubbio la validità dei bilanci certificati da una società come EY e indurre il mercato a ritenere che la società non ha valore. Ovviamente, mi aspetto che Bio-on faccia delle richieste di rimborso ingenti e che saranno valutate con la massima attenzione.

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