Bere vino fa male: così l’Unione Europea penalizza l’Italia

10 Dicembre 2021 - 22:29

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La Commissione Beca ne è certa: non c’è un livello sicuro nel consumo degli alcolici. In Italia molti non sono d’accordo.

Bere vino fa male: così l'Unione Europea penalizza l'Italia

Bere vino fa male? C’è chi è certo di sì, in qualsiasi quantità; questo perché il consumo di alcolici potrebbe favorire i tumori.

Nel “Piano anticancro” che la Commissione Beca (Beating Cancer) ha presentato alla Commissione europea non c’è alcuno spazio per gli alcolici, nemmeno per il vino.

Questo pugno duro intrapreso dalla Beca, e approvato dalla Commissione europea, supera di gran lunga l’intenzione che c’era di combattere gli abusi di alcolici. Proprio per questo si temono le conseguenze di questa scelta considerata l’importanza che il settore vitivinicolo ha per il nostro paese sotto molti punti di vista.

No al vino: le proposte della Beca

Quello che chiede la Beca non è di certo poco e se si vanno a sviscerare le richieste vere e proprie ci si ritrova davanti a una sorta di demonizzazione, contro la quale c’è stata una forte opposizione.

Tra le richieste infatti c’è quella d’introdurre etichette di avvertenza sanitaria anche per il vino, come si fa con le sigarette; questo andrebbe a incidere sia sul consumo interno sia sulle esportazioni di vino. Oltre a questo vengono richiesti anche:

  • divieto di pubblicità;
  • divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi;
  • aumento della tassazione;
  • revisione della politica di promozione.

Come detto in precedenza, queste richieste hanno generato delle forti risposte come quella del segretario generale UIV (Unione Italiana Vini) Paolo Castelletti, secondo il quale l’Europa ha il dovere di proporre delle politiche che vadano a minimizzare i rischi correlati al cancro, ma senza censurare il consumo.

Bisogna poi tener conto di quanto sia importante il vino per un paese come l’Italia poiché spesso questo aspetto viene ampiamente messo da parte.

No al vino: il valore che ha per l’Italia

In Italia il vino non è solo una bevanda, è cultura” dice Gian Marco Centinaio interrogato sull’argomento, oltre a definire l’approccio della Beca molto semplicistico e fuorviante.

Sempre Centinaio specifica come il vino sia parte integrante della dieta Mediterranea, riconosciuta come sana ed equilibrata e soprattutto da rispettare per la prevenzione del cancro. Centinaio fa poi riferimento al fatto che negli ultimi 35 anni il consumo pro-capite in Italia si è ridotto addirittura del 50%, anche grazie a delle politiche fatte su misura; non vede dunque alcun motivo di criminalizzare il vino.

A supporto di Centinaio c’è anche Luca Rigotti, coordinatore del settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari, il quale si concentra sul fatto che nel documento presentato dalla Beca non venga fatta alcuna distinzione tra il consumo dannoso di bevande alcoliche e il consumo moderato di vino. Ovviamente Rigotti appoggia la lotta contro il cancro e condivide gli obiettivi della Beca ma ritiene che nel documento presentato non ci sia alcun tipo di equilibrio necessario per la tutela dei consumatori e del Made in Italy.

L’opinione generale è dunque quella che l’assenza di un livello sicuro di consumo vada a intaccare in maniera preponderante un settore che a livello economico, soprattutto in fatto di commercio estero, è molto importante per il paese.

No al vino: non solo valore economico e culturale

La viticoltura, com’è risaputo è ampiamente diffusa in tutta l’Unione Europea, con più di 3,2 milioni di ettari di viti e 2,5 milioni di aziende vitivinicole che in totale danno lavoro a circa 3 milioni di persone.

L’Italia detiene il 20% del vigneto europeo oltre a essere il primo produttore ed esportatore mondiale di vino. Questi numeri non sono di certo un caso, solamente in Italia infatti questo settore dà lavoro a più di un milione di persone.

No al vino: come si procederà?

Secondo Castelletti le istituzioni italiane dovrebbero cercare man forte da quelle europee per farsi sentire.

Micaela Pallini, presidente di Federvini, invece invita il Governo ad aprire un tavolo di confronto tra Ministero dell’Agricoltura, Ministero della Salute e Ministero degli Esteri in modo da trovare una sorta di equilibrio a riguardo, prima dei prossimi appuntamenti internazionali.

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