Non c’è niente di più opportuno in ambito finanziario quanto valutare come muoversi prima che delle obbligazioni stiano per arrivare a scadenza.
È un aspetto – non sempre adeguatamente preso in considerazione – che si pone evidentemente per gli emittenti ma anche per gli investitori. Nel primo caso viene spesso risolto con l’emanazione di titoli sostitutivi, soprattutto se la situazione dei tassi è favorevole in tal senso. Per il risparmiatore la scelta appare invece più spinosa, poiché interviene pure il tema fiscale. Il valutare quindi le mosse di un emittente di riferimento aiuta a non sbagliare.
Ebbene il nostro ministero dell’Economia e delle Finanze ha proprio in questi giorni comunicato un concambio, che per alcuni può essere un esempio da seguire, adeguandolo naturalmente al proprio portafoglio.
L’operazione nei dettagli
Cosa ha fatto allora il Mef? Ha attuato un concambio così strutturato:
riacquisto di:
- Btp 0,35% 01/02/2025 (Isin IT0005386245) alla quotazione sui 99,244 Eur
- Btp 5% 01/03/2025 (Isin IT0004513641) alla quotazione di 100,667 Eur
- Btp Italia 1,40% 26/5/2025 (Isin IT0005410912), alla quotazione di 99,47 Eur
- Btp 1,5% 11/6/2025 (Isin IT0005090318), alla quotazione di 99,211 Eur
- Btp Italia 0,55% 21/5/2026 (Isin IT0005332835), alla quotazione di 98,34 Eur.
offerta in sostituzione di nuove tranche di:
- Btp 4% 1/2/2037 (Isin IT0003934657), alla quotazione di 105,55 Eur
- Btp 5% 1/8/2034 (Isin IT0003535157), alla quotazione di 114,41 Eur.
Nel frattempo questi due ultimi Btp hanno corretto e non di poco, scendendo alle quotazioni rispettive di apertura di oggi di 104,84 e di 113,8 Eur.
Per l’emittente Mef i vantaggi sono evidenti
Perché il ministero dell’Economia e delle Finanze ha effettuato questo concambio? Per due benefici:
1. ha allungato la scadenza del debito
2. ha riacquistato titoli a quotazioni minori, in quattro dei cinque casi, rispetto a quelle di rimborso finale.
Il primo segnale non è positivo per lo Stato ma ciò è inevitabile in un contesto di debito pubblico elevatissimo, di cui occorre gestire il quadro generale con operazioni anche di questo tipo.
Per l’investitore non c’è una verità assoluta
Nel caso invece di chi detiene un portafoglio di Btp la risposta sulla convenienza dipende soprattutto da tre fattori:
1. logicamente il prezzo di carico del titolo in vendita deve essere superiore a quello del suo precedente acquisto, allo scopo di generare un profitto immediato;
2. l’aspetto fiscale: se dal concambio si genera una minusvalenza futura il vantaggio è evidente;
3. infine un incremento di rendimento – anche non rilevante – risulta l’intento più significativo.
In realtà nella fase in corso c’è da tenere conto di un aspetto, quello della volatilità. Vendere subito un tasso fisso in presenza di una salita della quotazione e mettere un ordine a scadenza 30 giorni di acquisto di un altro tasso fisso puntando a una discesa del mercato può comportare profitti non trascurabili in termini di abbassamento dei prezzi di carico.
Un’unica verità quindi non c’è ma il valutare switch sulla curva dei rendimenti, non incrementando però di troppo le scadenze, risulta vincente, specialmente se si punta al rimborso finale. Ogni investitore deve prevedere comunque sempre questo esercizio, che nel lungo termine ha la capacità di aumentare e non di poco la redditività di un portafoglio.