Dopo l’intervento del presidente della Buba Jens Wiedmann contro l’attuazione del QE, arriva la risposta di Ignazio Visco, che vede nel QE l’unico strumento in grado di contrastare la deflazione.
Intervento a tutto tondo, quello di ieri di Ignazio Visco, in audizione alla Camera, dove il governatore della Banca d’Italia ha esternato il suo pensiero riguardo a questioni che si stanno facendo sempre più roventi nell’Eurozona, dalla deflazione al Quantitative Easing, dalle recenti prese di posizione di Jens Wiedmann, presidente della Buba, fino agli investimenti alle imprese e all’efficacia dei TLtro.
Lo spettro della deflazione e il calo del petrolio
Anche se l’Eurozona non è ancora in una fase di conclamata deflazione i rischi per quello che potrebbe diventare un calo generalizzato dei prezzi sono sempre maggiori. Secondo Visco è il calo del prezzo del petrolio che potrebbe rappresentare un nuovo elemento di grande instabilità, capace di contribuire in maniera determinante all’avvio di una fase deflattiva:
«Non siamo in una situazione di deflazione, ma i rischi non possono più essere ignorati»
Proprio per questo
«Se le nuove informazioni sull’inflazione confermeranno la persistenza o addirittura l’aggravarsi dei rischi per la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro occorrerà avviare, con tempestività, ulteriori interventi di acquisti di titoli su larga scala, al fine di riportare le dimensioni dei bilancio dell’Eurosistema sui livelli desiderati»
Il chiaro riferimento è a quel tanto sospirato quantitative easing che, secondo le ultime dichiarazioni di Mario Draghi dovrebbe essere sempre più probabile all’inizio del 2015, se, appunto, i dati riguardanti l’inflazione dovessero far scattare ulteriori campanelli dall’allarme rispetto a quelli suonati fino ad ora. All’interno del board della BCE sono molti i rappresentanti delle Banche Centrali della zona euro che sono favorevoli alla messa in campo del quantitative easing e il calo del prezzo del petrolio è un elemento che non può essere ignorato al momento attuale né in un’ottica previsionale, dal momento che, nei prossimi mesi, potrebbe diminuire ancora.
Le critiche a Wiedmann
Il rischio più grosso, in questo scenario, lo corrono senz’altro i Paesi con un debito pubblico più elevato (Italia, Grecia ma anche Francia) ed è proprio questo genere di rischio che si vuole contrastare con l’acquisto in larga scala di titoli di stato. Si tratta non solo di un assist a Draghi ma anche di una posizione nettamente contraria a quanto dichiarato recentemente da Jens Wiedmann, il presidente della Bundesbank che, in un’intervista di alcuni giorni fa su Repubblica si era detto fermamente contrario al QE.
Visco ha trovato molto interessante l’intervento di Wiedmann dal momento che, nella sua lettura
«non dice che non si devono fare acquisti di titoli sovrani e che è vietato farlo ma mette in luce i rischi sui bilanci delle banche nazionali in caso di acquisto di titoli perché se poi ci sono problemi in uno Stato vengono accollati ai tax payers degli altri Paese».
I rischi sui bilanci delle banche centrali sono un pericolo reale ma, d’altra parte,
«è anche vero che (con gli acquisti di titoli) riduciamo i rischi individuali attraverso l’abbassamento del rischio macroeconomico complessivo».
Gli effetti delle precedenti misure della BCE
A proposito dei TLtro, i prestiti di lungo termine a tasso agevolato che la BCE ha concesso a molte banche commerciali europee, di cui si è tenuta recentemente la seconda asta, Visco ha mostrato molta cautela. Pur riconoscendo l’efficacia della misura, giudizio, questo, non condiviso da molti analisti finanziari, Visco ha affermato che gli effetti sull’economia reale arriveranno lentamente:
«La ripresa dei prestiti bancari sarà necessariamente graduale: stimiamo che quelli alle società non finanziarie riprenderanno a crescere non prima della metà del 2015, mentre i prestiti alle famiglie potrebbero tornare ad aumentare già nei primi mesi dell’anno»
Dal canto sul suo Bankitalia vigilerà costantemente sulle situazioni di maggiori difficoltà delle banche italiane, monitorando l’effettiva e rapida attuazione dei piani di rafforzamento di capitale di quegli istituti di credito, come MPS e Carige, delle quali la BCE ha recentemente approvato il piano di consolidamento patrimoniale, dopo la bocciatura agli stress test dello scorso ottobre.