Aziende che delocalizzano, la Francia prova a bloccarle con la legge Florange

Valentina Brazioli

26 Febbraio 2014 - 15:01

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Aziende che delocalizzano, lavoratori che perdono il posto di lavoro: ecco lo scenario tipico dipinto da tanti talk show politici, al quale siamo ormai abituati. La Francia, da parte sua, prova a fermare la fuga dei grandi gruppi industriali con l’entrata in vigore della legge Florange. Che cosa prevede? Scopriamolo insieme.

Aziende che delocalizzano, tre parole ormai consuete all’interno del dibattito politico nel nostro Paese. Sempre più lavoratori, infatti, temono che la propria azienda decida di abbandonare l’Italia, a causa della pressione fiscale eccessiva, del costo del lavoro proibitivo, della burocrazia asfissiante, delle infrastrutture inadeguate e tanto altro ancora. I motivi per lasciare il Belpaese sono molti, la disoccupazione continua a galoppare e la paura di perdere il proprio posto di lavoro è sempre più diffusa.

Il caso francese

La Francia, si sa, ha una solida tradizione nazionalista – ricordiamo la recente approvazione della legge anti Amazon – e sembra ben lontana dal rassegnarsi alla fuga delle grandi aziende al grido di “E’ la globalizzazione, bellezza!”. Così il presidente François Hollande, alla prese con un crollo di popolarità che sembra ormai un’inarrestabile emorragia, ha ottenuto l’approvazione della cosiddetta legge Florange, che si pone l’ambizioso obiettivo di contrastare la chiusura selvaggia delle fabbriche industriali, magari per migrare in altre, più convenienti località.

La storia della legge Florange

Per quanto il provvedimento sia permeato da un’aura fortemente ideologica, anche in questo caso, come spesso accade, la montagna ha finito con il partorire un topolino. Ispirata alla drammatica vicenda del polo siderurgico di Florange, dove a nulla è servita la battaglia politico sindacale per impedirne la chiusura e la conseguente perdita del posto di lavoro per oltre 600 dipendenti, la legge ha dovuto progressivamente ridimensionare la propria furia sanzionatrice, soprattutto a causa delle proteste del Medef, la Confindustria francese. In fin dei conti, ciò che adesso ne consegue è l’obbligo per gli imprenditori con più di mille dipendenti di ricercare un acquirente per continuare a garantire la produzione. Chi non si adeguerà andrà incontro a una multa di 28 mila euro per posto di lavoro perso (fino a un massimo del 2 per cento del fatturato annuo), e dovrà restituire gli aiuti statali percepiti negli ultimi due anni.

Un’impostazione che ha finito con lo scontentare tutti, in primis i sindacati, che denunciano come l’85 per cento delle delocalizzazioni riguardi aziende ben al di sotto dei 1000 dipendenti. Fortemente contraria anche la destra francese, la quale ha già annunciato la decisione di ricorrere alla Consulta per violazione della libertà d’impresa e del diritto alla proprietà.

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