Auto elettriche: con ShargeMe si guadagna dalla propria carica

ShargeMe è la startup italiana trasforma la ricarica delle auto elettriche in un bene da condividere e quindi in una fonte di business. L’intervista al CEO e co-fondatore, Marin Krosi.

Auto elettriche: con ShargeMe si guadagna dalla propria carica

ShargeMe è il progetto di una startup che offre soluzioni innovative per la ricarica delle auto elettriche: il servizio mira a trasformare un bene di proprietà, come appunto la propria auto a batteria, in una fonte di business per tutti coloro che hanno un’auto elettrica.

Da Charge (ricaricare) e Share (condividere) si comprende l’obiettivo principale di ShargeMe, pronta a diventare una sorta di Uber delle ricariche per cui è attiva una campagna di crowdfunding su Kickstarter.

I veicoli elettrici non coprono ancora la vasta fetta di mercato che sono destinati a conquistare nei prossimi decenni, ma negli Stati Uniti e in Nord Europa sono già ampiamente diffusi. Scopriamo i dettagli del progetto direttamente da Marin Krosi, CEO e co-fondatore di ShargeMe.

ShargeMe: come trasformare la ricarica in business

Se i problemi delle auto elettriche vengono individuati nella scarsa autonomia delle batterie e nelle reti di ricarica non sempre capillari, ShargeMe ha la soluzione.

“Essenzialmente vorremmo abilitare il concetto di ricarica tra veicoli elettrici, dando la possibilità ai possessori di auto di monetizzare parte della loro batteria. L’obiettivo è quello di creare fonti di ricarica elettrica dinamiche trasformando la proprietà del mezzo in una fonte di reddito, un po’ come Uber. Il concetto è semplice: se si incentivano le persone dando loro modo di guadagnare condividendo la propria carica, si risolve il problema della ricarica delle auto elettriche in modo bello, semplice e redditizio.”

Un progetto che potrebbe rivoluzionare un panorama ancora in crescita e che piace molto all’estero, dove la mobilità elettrica è largamente diffusa. Negli Stati Uniti, ad esempio, dove ShargeMe è stata selezionata per rappresentare l’Italia al CES di Las Vegas dal 9 al 12 gennaio, ma anche in Nord Europa. L’Italia è ancora indietro, ma ShargeMe potrebbe essere un incentivo.

“L’ispirazione per il progetto è venuta proprio dagli Stati Uniti, e ora stiamo riscontrando molto interesse anche dalla Germania. In Italia sembra ci sia una scelta ufficiosa, nonostante l’impegno ufficiale in linea con le politiche europee. Sarebbe anche rischioso fare un passaggio rapido all’elettrico senza tener conto dei risvolti lavorativi legati al motore termico. In questo contesto con ShargeMe cerchiamo di dare alle persone la possibilità di guadagnare dalla scelta di un’auto elettrica, per effettuare un passaggio più morbido verso il futuro e dando un’occasione di monetizzare dalla propria fonte di ricarica.”

Come funziona ShargeMe?

Con ShargeMe è possibile mettersi in contatto con chi voglia cedere parte della sua ricarica a chi si trova nei dintorni.

Tramite app ci si può prenotare un servizio mensile di chi viene la notte e ricarica la nostra auto, ad esempio. Noi tratteniamo una piccola percentuale da ogni transizione di ricarica, non di più perché vogliamo incentivare l’elettrico. Il guadagno arriverà dalla geolocalizzazione in tempo reale delle auto elettriche cariche e scariche, tutto in forma anonima, un’informazione importante per gli operatori energetici e i grandi fornitori, che in questo modo potranno ottimizzare la distribuzione con prezzi diversi in base alle esigenze dei consumatori, ad esempio eliminando differenze tra provincia e città.”

Una novità così grande e tutta italiana, non poteva sfuggire ai piani alti dell’UE.

“Pochissimi giorni dopo aver saputo di essere stati selezionati per il CES 2018, siamo stati contattati da Bruxelles per partecipare all’European Startup Prize per la smart mobility, dove i 10 vincitori potranno proporre il proprio progetto di fronte al parlamento europeo a febbraio e siamo molto ottimisti visto l’interesse della commissione. Inoltre anche un investitore di Londra ci sta seguendo da tempo con professionalità e ora l’operazione è ai dettagli.”

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