Articolo 18, come cambia con il Jobs Act? 4 domande e risposte sulle novità introdotte da Renzi

Articolo 18, dopo un iter a dir poco travagliato - e costellato da polemiche - sono pronte a entrate in vigore le novità apportate dal Jobs Act. Ma, in concreto, cosa cambia davvero? Ecco quattro domande, e relative risposte, per tentare di dissipare i dubbi più frequenti.

Articolo 18, come cambia dopo il Jobs Act? L’iter parlamentare dell’ennesima riforma del lavoro è stata segnato da numerose polemiche, inevitabili vista la delicatezza di un argomento che tocca il cuore e le viscere dello Statuto dei lavoratori. Eppure, a poca distanza dall’approvazione definitiva del disegno di legge delega, i dubbi sono ancora molti. In attesa dei decreti attuativi, che riempiranno di contenuti un testo per molti versi ancora vago, vediamo i quattro dubbi più frequenti, cercando di dare loro una risposta.

Con il contratto a tutele crescenti cosa succede in caso di licenziamento per motivi disciplinari?

La regola generale introdotta dal Jobs Act prevede che i lavoratori licenziati per motivi disciplinari, in generale, avranno diritto all’indennizzo economico. La possibilità di ottenere la reintegra nel posto di lavoro sarà prevista solo in alcune fattispecie di licenziamento disciplinare ingiustificato. Tuttavia, per conoscere i singoli casi in cui si avrà diritto alla reintegra bisogna attendere i decreti attuativi della delega che il Governo ha promesso di pubblicare entro la fine dell’anno.

Per chi è stato assunto negli anni precedenti che cosa cambia?

Niente. E’ importante ricordare che le regole contenute nel Jobs Act, compreso il nuovo articolo 18, saranno valide solo per i neo assunti con contratto a tutele crescenti. Per tutti coloro che hanno già un contratto a tempo indeterminato resterà in vigore l’attuale articolo 18.

Chi verrà assunto nel 2015 come potrà difendersi dai licenziamenti economici?

Da questo punto di vista, le differenze con il passato sono sostanziali: per i licenziamenti economici, infatti, scompare definitivamente la possibilità di riottenere il posto di lavoro. Al suo posto, sarà previsto solo un indennizzo economico che la delega definisce “certo e crescente”. Anche qualora un giudice dovesse ritenere ingiustificato il licenziamento economico, quindi, per il lavoratore ci sarà solo la possibilità di ricevere una somma di denaro collegata alla sua anzianità lavorativa. Come già detto, per i lavoratori assunti prima del 2015 rimangono invariate le attuali regole, che prevedono la possibilità di essere reintegrati nel posto di lavoro.

Cosa significa indennizzo legato all’anzianità lavorativa?

Anche in questo caso, per conoscere l’entità degli indennizzi è necessario attendere i decreti attuativi. Per il momento si sa solo che saranno crescenti e collegati all’anzianità lavorativa: di fatto, chi sarà licenziato dopo 7 anni di contratto avrà diritto a una somma più alta rispetto a chi è stato licenziato dopo soli due anni. Le ipotesi che circolano in queste settimane sono fondamentalmente due: un indennizzo fino a un massimo di 1,5 mensilità per ogni anno di impiego (per un massimo di 36 mesi) o da una fino a 24 mensilità.

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