APPLE, GOOGLE. La battaglia fra i due giganti, Apple e Google, è meno diretta di quanto si possa pensare. Potrebbe essere un simulacro, una finta guerra commerciale, con l’obiettivo di mantenere, ciascuno, la propria posizione dominante.
Apple contro Google è certamente il big match nel settore high-tech, il più emozionante del momento. Una vera lotta fratricida che il blogger Mike Elgan ha recentemente descritto come «guerra atomica» tra questi due colossi, figli entrambi dello stesso noto fondo di investimento della Silicon Valley, Sequoia Capital. Dal suo lancio, Android (Google), la principale piattaforma applicativa concorrente di iOS(Apple), è rapidamente passata da una semplice alternativa ad un ambiente prevalente.
La guerra infuria su due fronti. Da una parte, quella delle apps, Apple lancia nuovi servizi come ad esempio «Siri», per eliminare la necessità di utilizzare applicazioni Google nel suo sistema operativo iOS, come del resto Google Music, che si sostituisce a iTunes. Dall’altra, Apple combatte direttamente i produttori, come Samsung, che utilizzano la piattaforma Android, ingaggiando in tal caso battaglie legali per costringerli in una nicchia di mercato ben distinta. La teoria della guerra tra i due giganti, anche se stimolante, non convince del tutto. Si analizzano un po’ più dettagliatamente le posizioni dei due giganti. Google e Apple sono davvero sostituti l’uno dell’altro sul mercato degli smartphone?
Non c’è chiaramente concorrenza tra Android e iOS, perché siamo molto lontani dal modello di distribuzione di Nintendo. Entrambi gli ambienti offrono agli sviluppatori l’opportunità di generare entrate su due mercati distinti, dato che né iOS né Android impongono condizioni di esclusività, e in virtù del fatto che i loro modelli di business sono molto simili, in termini di remunerazione e guadagno
Inoltre, Android è stato addirittura un vantaggio per Apple, perché accelerando la diffusione di smartphone in modo significativo, ha permesso alla comunità degli editori di crescere. Ed ancora. Apple e Google occupano due nicchie di mercato distinte, al livello del prezzo di acquisto, e di esperienza dell’utente, che del resto esisteva già nel mondo dei computer tra Windows e Mac.
Una battaglia finta? Che cosa può alimentare l’idea che Apple e Google stiano conducendo una guerra nonostante i loro investitori iniziali comuni e un posizionamento tecnico su due distinte nicchie di mercato? In primo luogo, la paura delle leggi «antitrust», che potrebbe pregiudicare significativamente la loro libertà di movimento sul mercato dell’editoria e della pubblicità online. Questa minaccia motiva gli stessi protagonisti a mantenere questa battaglia-farsa, facendo attenzione a non accendere un fuoco nel proprio campo.
E poi, l’angoscia di una svolta tecnologica, governata da una perpetua corsa all’innovazione, che potrebbe mettere un attore fuori gara in un tempo molto breve. E il salto tecnologico non è solo solo una questione di investimenti R&S, ma è anche la capacità culturale di una società di rimettersi in gioco e accettare nuove sfide.
A tal proposito, al di fuori del mercato degli smartphone, ne starebbe emergendo un altro, quello dell’ “Internet degli oggetti”. Ivan Seidenberg, ex CEO di Verizon (principale operatore di telefonia mobile negli Stati Uniti), ha ipotizzato un tasso di penetrazione della telefonia mobile superiore al 500% della popolazione, grazie ad un numero crescente di dispositivi diversi da cellulare. Questo mercato potrebbe aprire una breccia per l’ingresso di una nuova, concorrente, piattaforma applicativa e sconvolgere l’egemonia stabilita da Android e Apple.