Apple vs FBI: no al backdoor su iPhone, la privacy è prioritaria

Fiammetta Rubini

18 Febbraio 2016 - 10:57

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Apple nega all’FBI l’accesso all’iPhone del killer di San Bernardino. No al backdoor: il diritto alla privacy non si tocca.

Apple vs FBI: continua la disputa legale tra Tim Cook e i federali. Il backdoor sull’iPhone è un grande rischio, il diritto alla privacy è prioritario.

Sono giorni particolari per Apple. L’azienda di Cupertino sta portando avanti una battaglia contro i giudici federali in materia di privacy. E in una lettera aperta ai clienti Tim Cook motiva il suo fermo no al backdoor.

Cos’è successo tra Apple e FBI? Partiamo dall’inizio. L’FBI ha chiesto l’aiuto di Apple per sbloccare l’iPhone 5c di Syed Farook, il killer della strage di San Bernardino avvenuta a dicembre (14 morti e 22 feriti).

Apple si è opposta con fermezza alle richieste del giudice federale di accedere al telefono di Farook e, in una lettera aperta ai clienti postata sul sito ufficiale di Apple, il CEO Tim Cook spiega i motivi del “grande rifiuto”.

La battaglia che l’azienda di Tim Cook sta portando avanti contro il governo degli Stati Uniti potrebbe costituire un precedente nel modo in cui aziende tecnologiche saranno costrette ad affrontare simili richieste in future indagini dell’FBI, e questa prospettiva è preoccupante per Apple.

Tim Cook ha definito il backdoor su questo iPhone “pericoloso per la privacy di tutti i dispositivi mobili. Accettare lo sblocco oggi potrebbe consentire al governo di bypassare, in futuro, il codice di sicurezza di un iPhone”.

Perché l’FBI ha chiesto l’aiuto di Apple?

Il caso in questione è incentrato sul codice di sicurezza di un iPhone 5c. Sui modelli più recenti iOS consente di rimuovere completamente i dati o comunque di limitare le possibilità di indovinare il PIN dopo aver inserito troppe volte il codice errato.

Con iPhone 5s e i successivi iPhone 6 e 6s, Apple ha infatti introdotto l’ID Touch e il Secure Enclave, ovvero quella componente hardware che rallenta i tentativi di indovinare un codice PIN. iPhone 5c non prevede nessuna di queste due funzioni. L’FBI vuole quindi riuscire a sbloccare l’iPhone di Farook indovinando, nel più breve tempo possibile, il codice PIN. Ecco perché ha bisogno dell’aiuto di Apple.

L’azienda di Cupertino può assecondare la richiesta dei federali? Tecnicamente sì, ma Cook non è disposto a cedere. Questa richiesta, infatti, potrebbe far sì che Apple crei una versione speciale di iOS per iPhone 5c che consenta all’FBI di indovinare una password in 80 ms.

Apple vs FBI: perchè Apple si rifiuta di aiutare i federali

L’obiezione di Apple è che questo sistema andrebbe a creare un backdoor pericoloso grazie al quale gli hacker potrebbero facilmente aggirare la sicurezza di iPhone, nonostante la richiesta dell’FBI di limitare il backdoor esclusivamente a questo dispositivo.

Anche se Apple accettasse, però, non c’è la garanzia che gli strumenti di cui dispone l’agenzia federale siano in grado di indovinare le cifre del codice. Inoltre, anche se l’azienda di Tim Cook decidesse di limitare l’accesso all’iPhone 5c incriminato, potrebbe creare un precedente legale per il futuro.

Questa disputa legale potrebbe avere serie conseguenze tutte da valutare. Innanzitutto crackare o hackerare l’iPhone tradirebbe la fiducia dei consumatori, che hanno scelto Apple e iOS preferendoli ad altri brand anche per le garanzie che la Mela offre in termini di tutela della privacy.

Indebolire la crittografia renderebbe i dati privati più esposti ai cyberattacchi e offrire un vantaggio ai competitor. Apple non può e non deve cedere: difendere la privacy su iPhone è prioritario. Almeno per ora, le quattro cifre del codice di sicurezza non si toccano, parola di Cook.

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