Anticipo eredità: come funziona?

Anticipo eredità, si può chiedere? Se si, come funziona? Ecco come ottenere l’anticipo dell’eredità prima della morte del testatore.

Anticipo eredità: come funziona?

Anticipo eredità: si può chiedere? Come funziona? Sono delle domande che ogni erede, figlio o coniuge, bisognoso di somme di denaro o beni immobili si è posto. Infatti, può accadere che per necessità della vita, l’erede abbia bisogno della sua parte di eredità nell’immediato, senza poter aspettare la morte del testatore.

Ebbene, anche se il nostro ordinamento non ammette l’anticipo dell’eredità, lo stesso effetto può essere raggiunto mediante la donazione di beni mobili, immobili o somme di denaro.

Naturalmente, alla morte del testatore, gli altri eredi potranno agire per ridurre la quota di eredità spettante al coerede che ha beneficiato della donazione.

Anticipo eredità: il divieto di patti successori

Nel nostro ordinamento non è possibile ottenere l’anticipo dell’eredità. Dunque la successione non può avvenire prima della morte del “de cuius”.

Per questa ragione, il Codice Civile, all’articolo 485, prevede il divieto espresso di patti successori: ogni accordo di disposizione del patrimonio prima della morte del testatore è da considerasi nullo.

La ragione di questo divieto è che il testamento può essere modificato in ogni momento anteriore alla morte, cosa che, se fosse consentito l’anticipo dell’eredità, sarebbe impossibile.

Quindi non è ammesso per nessun motivo ad uno degli eredi ricevere una parte di patrimonio come forma di anticipo del testamento, anche se fatto nei confronti di figli, coniugi o altri eredi legittimi.

Tuttavia esiste un modo per ottenere lo stesso risultato: la donazione. Di seguito andremo a spiegare come funziona.

Anticipo eredità: come funziona la donazione

Come abbiamo detto, ricevere una parte del patrimonio prima della morte del testatore è impossibile: tuttavia mediante l’istituto della donazione si può ottenere lo stesso risultato.

Il testatore, infatti, può fare tutte le donazioni che vuole (potrebbe anche dilapidare l’intero patrimonio) in modo da dare ad uno degli eredi beni mobili, immobili o somme di denaro quando è ancora in vita.

Tuttavia, dopo la morte del testatore, gli altri eredi legittimi possono contestare e far revocare le donazioni se queste hanno comportato una notevole riduzione del patrimonio del defunto a loro svantaggio, precisamente se le donazioni hanno danneggiato la “quota legittima” cioè la parte di patrimonio che per legge spetta agli eredi.

Il patrimonio, infatti, è ripartito in:

  • quota disponibile, che può essere destinata a chiunque, secondo la volontà del testatore;
  • quota legittima, cioè una percentuale determinata dal Codice Civile di patrimonio che spetta ai legittimari.

In pratica, la donazione fatta in vita funziona come un anticipo dell’eredità. Significa che, quando il donante muore, al momento della divisione dell’eredità, gli altri legittimari potranno proporre l’azione di riduzione della quota legittima, cioè fare in modo che chi ha ricevuto la donazione ottenga una parte minore dell’eredità, proprio come se avesse ricevuto un anticipo.

Come avere un anticipo dell’eredità

Dunque, parlare di “anticipo di eredità” è scorretto da un punto di vista formale ma, con la donazione, si ottiene lo stesso risultato.

La donazione è un contratto con cui il donante decide di arricchire il donatario con la cessione di beni mobili, immobili o somme di denaro. La donazione deve avere ad oggetto beni che si trovano nel patrimonio del donante e non anche beni altrui o che si acquisteranno in futuro. Deve avvenire innanzi al notaio, alla presenza di due testimoni, in forma scritta, con la stipulazione del rogito.

Invece, quando la donazione è di “modico valore” (in rapporto ai beni del donante) non occorre l’intervento del notaio ma basterà la scrittura privata tra le parti o un accordo orale.

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