Allarme terapie intensive, secondo gli esperti tra un mese non ci sarà più posto: ecco dove

Secondo l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, Lazio e Campania rischiano di restare senza posti in terapia intensiva nel giro di un mese. Ma è tutto il sud Italia a preoccupare.

Allarme terapie intensive, secondo gli esperti tra un mese non ci sarà più posto: ecco dove

In Italia è - di nuovo - allarme coronavirus e nonostante al momento la situazione nelle terapie intensive non preoccupa, tra poco la situazione potrebbe precipitare.

Secondo l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), infatti, qualora il trend di crescita dei contagi dovesse restare quello registrato in questi giorni ci troveremo a breve di fronte ad una nuova emergenza sanitaria.

Nuovo balzo dei contagi da coronavirus nella giornata di oggi, venerdì 9 ottobre 2020: 5.372 i nuovi casi, con 28 morti e 29 persone per cui è stato necessario il ricovero in terapia intensiva. Complessivamente i ricoverati in terapia intensiva sono 387, con Campania e Lazio che sono le Regioni con il maggior numero di casi (rispettivamente sono 63 e 67). Ed è proprio in queste due Regioni che - secondo l’allarme lanciato dall’Associazione anestesisti - se non verranno presi provvedimenti in tempo si rischia di restare senza posti in terapia intensiva.

COVID-19: i posti in terapia intensiva potrebbero finire nel giro di un mese

Durante la prima ondata è stato il Nord Italia a registrare il maggior numero di contagi. Una situazione difficile da gestire, nonostante l’ottimo stato in cui versa la sanità nel Settentrione.

Ebbene, bisogna riconoscere che al Centro, ma soprattutto al Sud, gli ospedali vivono una situazione di maggiore difficoltà. Ed è per questo motivo che anche se al momento non sembrano esserci particolari rischi per i posti in terapia intensiva, presto la situazione potrebbe drasticamente peggiorare.

A lanciare l’allarme è Alessandro Vergallo, presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, il quale si è detto molto preoccupato per i numeri della pandemia in Italia.

Secondo Vergallo, infatti, le Regioni meridionali sono impreparate di fronte ad un eventuale peggioramento della situazione. Al Centro-Sud ci sarebbe una maggiore difficoltà nel gestire un’ondata pari a quella che hanno vissuto al Nord tra marzo e aprile ed è per questo che si suggerisce l’adozione di ulteriori misure di contenimento della pandemia.

In assenza di queste - e qualora il trend di contagi dovesse crescere ancora - ci sarebbe il rischio che possano finire i posti in terapia intensiva nel giro di un solo mese. Questa la stima fatta da Vergallo all’Ansa, il quale si è detto particolarmente preoccupato specialmente per due Regioni d’Italia, appunto Lazio e Campania.

D’altronde, come confermato in questi giorni dal consigliere del Ministro della Salute per l’emergenza, Walter Ricciardi, nel Lazio e in Campania i COVID-hospital sono quasi pieni. E siamo appena all’inizio di quella che - secondo gli anestesisti - potrebbe essere la seconda ondata della pandemia da COVID-19 e non, come ritengono molti esperti, “l’onda lunga terminale della prima fase pandemica”.

Se confermata questa teoria c’è davvero da preoccuparsi perché vorrà dire che non c’è più un aumento lineare e contenuto ma dobbiamo attenderci un incremento esponenziale che nel giro di un mese potrebbe mettere a rischio il sistema sanitario delle Regioni più colpite.

Argomenti:

Sanità Coronavirus

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