Allarme riscaldamento globale: quanta CO2 possiamo ancora emettere?

Quale quantità di carbonio residua resta al Mondo per rispettare il limite di aumento medio di temperatura di 1,5 centigradi fissato da IPCC?

Allarme riscaldamento globale: quanta CO2 possiamo ancora emettere?

Il dato certo è che la concentrazione di gas serra, espressa come anidride carbonica equivalente, supera del 41% quella esistente all’inizio della rivoluzione industriale (1750).
La temperatura media del pianeta è aumentata di 1,1 gradi centigradi. Essendo una media vuol dire che in altre parti del pianeta, per esempio al Polo Nord, la temperatura è aumentata di 4/5 gradi.

Dibattiti, discussioni, incontri tra capi di Stato non hanno prodotto risultati concreti sulla riduzione delle emissioni, che generano riscaldamento e cambiamento climatico. Il clima è sempre cambiato per cause naturali (macchie solari, comete, meteoriti, asteroidi, raggi cosmici, vulcani) ma l’uomo si conferma come attore ecologico globale, in grado di influenzare il clima.

Tutto il XIX secolo si caratterizza con emissioni di carbonio dovute all’uomo per centinaia di milioni di tonnellate. Nel 1920 raggiungono il miliardo di tonnellate e nel 1960 le emissioni risultano triplicate: 3 Gt nel 1970, che diventano 4 Gt nel 1970, 5 Gt nel 1980, 6 Gt nel 1994, 7,2 Gt nel 2005 e 11 Gt oggi. Il 70% di queste emissioni sono dovute all’uso di combustibili fossili, il 30% a deforestazione e coltivazioni.

La velocità di crescita della concentrazione del carbonio in atmosfera non ha uguali, quantomeno negli ultimi ventimila anni. Il gruppo internazionale sui cambiamenti climatici (IPCC) ha utilizzato una serie di dati e assunzioni messi dentro i modelli di previsione ed estrapolato una serie di scenari con previsione di una temperatura media che continuerà a crescere con un andamento legato alla emissione di gas serra prodotti dalle attività dell’uomo.

Oggi le emissioni di gas serra sono aumentate del 50% rispetto al 2000. La temperatura aumenterà in maniera diversa tra le varie parti della Terra. La temperatura crescerà di più ai poli, nell’emisfero nord e sui continenti e meno alle basse latitudini, nell’emisfero sud e sugli oceani. Tutti gli scenari prevedono un aumento della temperatura del pianeta. Quattro anni fa IPCC propose dei limiti di aumento delle temperature fissato in due gradi come limite massimo da non superare e un grado e mezzo come limite preferibile di aumento rispetto al 1750.

Quali le conseguenze?

La temperatura media è già aumentata di 1,1 gradi centigradi e resta quindi un margine di 0,4°C e 0,9°C per l’obiettivo massimo. Quanta CO2 possiamo ancora emettere per non superare i limiti di temperatura consigliati da IPCC? La risposta ci viene dall’Institute for Climate Change and the Environment di Londra e da altri ricercatori.

Abbiamo due possibilità su tre di arrivare a un aumento di un grado e mezzo se le emissioni di CO2 (una CO2 equivalente per tenere conto di tutti i gas serra) non superano i 320 miliardi di tonnellate (Gton). Una possibilità su due se le emissioni sono 480 Gton e una su tre con 740 Gton. Le emissioni lo scorso anno sono state 42 GTon e se continueranno a essere tali nel 2026 raggiungeremmo il limite di 320 Gton e non potremo immettere nemmeno un kg di CO2 per evitare che la temperatura aumenti di 0,4°C. Una possibilità su due entro il 2031 restando sempre a emissioni come lo scorso anno la si raggiungerebbe nel 2031 e una su due nel 2037.

Non c’è molto tempo per discussioni, urla e cortei. Bisogna agire. Gli esperti della sicurezza e molte agenzie di intelligence affermano che gli effetti economici e sociali dei cambiamenti climatici saranno causa di conflitti politici e persino militari.

L’ONU considera i cambiamenti climatici come una minaccia per la pace. La Central Intelligence Agency (CIA) degli Stati Uniti già 10 anni fa considerava i cambiamenti climatici la più grave minaccia per la sicurezza nazionale. Addirittura più pericolosa del terrorismo. Azioni di contrasto? All’interno del Global Energy and CO2 Status Report dell’International Energy Agency (IEAI) si legge che Cina, Stati Uniti e India hanno rappresentato circa il 70% dell’aumento della domanda di energia in tutto il mondo. Alla crescita del 2,3% della domanda di energia corrisponde anche un aumento pari all’1,7% delle emissioni globali di CO2. Praticamente a livello globale non è stato fatto nulla.

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