Airbnb tende la mano ai profughi afghani, ne ospiterà 20.000 nei suoi alloggi

Pierandrea Ferrari

24 Agosto 2021 - 12:39

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Il CEO di Airbnb Brian Chesky: «Spero che questo spingerà altri leader a fare altrettanto».

Airbnb tende la mano ai profughi afghani, ne ospiterà 20.000 nei suoi alloggi

E’ un’emergenza umanitaria quella che si sta consumando in Afghanistan in questi giorni. La ritirata degli Stati Uniti da Kabul, ordinata dalla precedente amministrazione repubblicana e confermata dal nuovo corso Biden, è coincisa con l’immediata presa di potere dei Talebani, gli studenti coranici estromessi dal Governo del Paese esattamente vent’anni fa, nel 2001.

A fuggire dalla legge islamica, che con i Talebani tornerà ad essere osservata pedissequamente, e più in generale dalla caccia «casa per casa» delle milizie di Hibatullah Akhundzada, sono migliaia di civili afghani ed ex collaboratori del blocco di potenze occidentali che si è impegnato nel Paese negli ultimi vent’anni. Le evacuazioni procedono dall’aeroporto di Kabul in un clima incendiario (i Talebani hanno intimato agli USA di completare le operazioni entro il 31 agosto, o «reagiremo») e porteranno alla redistribuzione dei profughi in diversi Paesi (ma non manca chi fa muro, dalla Grecia alla Turchia). Un flusso migratorio, notizia di oggi, che potrà contare (anche) sull’impegno del colosso degli affitti brevi statunitense Airbnb.

Airbnb in soccorso dei profughi afghani

La piattaforma USA ha fatto sapere di aver lanciato un nuovo programma teso ad ospitare (con effetto immediato) fino a 20.000 rifugiati in alloggi privati, con le spese che saranno sostenute direttamente da Airbnb. «Lo spostamento dei rifugiati afghani negli Stati Uniti e in altre parti è una delle maggiori crisi umanitarie del nostro tempo. Sentiamo la responsabilità di intervenire», ha affermato, su Twitter, il CEO Brian Chesky.

Al momento, tuttavia, non è chiaro per quanto tempo Airbnb ospiterà le famiglie afghane fuggite dai Talebani, né per quanto tempo sosterrà le loro spese. A contribuire al programma ci saranno anche diverse organizzazioni non governative e la nonprofit di Airbnb, che già offre alloggi gratuiti alle persone colpite da disastri naturali o in stato di indigenza. Per ora, tanto le ONG quanto dei gruppi religiosi e dei Governi locali negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in altri Paesi si sono detti pronti ad aiutare i rifugiati, ma la speranza di Chesky è che anche le altre grandi corporate, seguendo l’esempio di Airbnb, possano fare altrettanto. «Non c’è tempo da perdere», ha concluso su Twitter il CEO.

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