Affitto: cedolare secca, ecco perché oggi conviene di più

Cedolare secca: oggi diventa più conveniente. Vi spieghiamo il perché

Il termine di scadenza per la seconda rata d’acconto della cedolare secca scadrà il prossimo 1°dicembre. Dall’anno in corso optare per questo regime presenta dei vantaggi superiori a causa dei cambiamenti apportati dal decreto legge n.47 del 2014.

I contratti a canone concordato sono ormai soggetti a un’aliquota del 10% (precedentemente 15%), mentre per tutti gli altri il prelievo rimane fisso al 21%. Senza contare che da quest’anno è stata ridotta la percentuale di abbattimento dei canoni ai fini Irpef dal 15 al 5%.

Questi sono i motivi principali per cui scegliere la cedolare secca è diventato più conveniente che in passato, ma vediamo di saperne di più.

Cedolare secca: che cos’è?
La cedolare secca è un’imposta che sostituisce Irpefm addizionali, imposta di bollo e di registro sui canoni di locazione abitativa e sui contratti di locazione. Unica condizione e che i fabbricati siano destinati ad abitazione. Sono quindi escluse le locazioni effettuate nell’esercizio d’impresa o di arti e professioni.

Cedolare secca: come fare?
Per esercitare la cedolare secca basterà compilare il modello «Rli» nel momento in cui avviene la sottoscrizione del contratto d’affitto. Una volta optato per questo regime, esso rimarrà valido fino al termine naturale del contratto. Gli affittuari potranno però scegliere la cedolare secca anche in una delle annualità intermedie, compilando il modello sopracitato alla scadenza del pagamento dell’imposta di registro annuale. Ovviamente quest’ultima non dovrà essere pagata.

Scadenze e calcoli
Nel caso in cui il 2014 sia il primo anno di applicazione della cedoalre secca, il contribuente non dovrà versare gli acconti. Se invece il tributo sostitutivo sia stato pagato in anni precedenti al 2014, l’acconto di quest’anno si dovrà regolarizzare calcolando un’aliquota del 10%.
Esso però è un acconto con metodo previsionale, sarà quindi necessario assumere come base non il canone contrattuale del 2013 ma quello stabilito per l’anno in corso. La misura dell’acconto coincide dunque con l’Irpef (il 100% del tributo dovuto).

Le sanzioni
In caso di mancato versamento della cedolare il contribuente riceverà le stesse sanzioni previste per l’Irpef e cioè il 30% dell’imposta non pagata. Per regolarizzare la propria situazione sarà sufficiente effettuare il ravvedimento.

Sottolineiamo che, se il pagamento dell’acconto avviene con un ritardo inferiore ai 15 giorni, la sanzione edittale è pari al 2% che, in ipotesi di ravvedimento, diventarà lo 0,2%, per ciascun giorno di ritardo. Dopo le due settimane e fino al trentesimo giorno di ritardo, la sanzione ridotta diventa il 3%. Con il ravvedimento “lungo”, ammesso entro la scadenza del modello Unico, la sanzione ridotta è il 3,75%.

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