Accordi di Minsk, cosa prevedono: le diverse interpretazioni di Russia e Ucraina

Giorgia Bonamoneta

18 Febbraio 2022 - 18:34

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Gli accordi di Minsk potrebbero mettere fine alle tensioni tra Russia e Ucraina, dicono alcuni, ma Kiev non è d’accordo. Ecco cosa prevedono e perché esistono due versioni degli stessi accordi.

Accordi di Minsk, cosa prevedono: le diverse interpretazioni di Russia e Ucraina

Si sente sempre più spesso parlare degli accordi di Minsk come i possibili risolutori della vicenda tra Russia e Ucraina. Se questi venissero rispettati, dice la Russia, non ci sarebbero ostilità. Se fosse così semplice però l’Ucraina non avrebbe motivo di rifiutare gli accordi. Dal punto di vista ucraino, infatti, gli accordi di Minsk rappresentano non una semplice sconfitta, ma una vera e propria resab.

Cerchiamo di capire quindi cosa prevedono. Di accordi di Minsk ce ne sono due, il primo raggiunto nel 2014 e il secondo protocollo nel febbraio 2015. Le richieste dei protocolli sono apparentemente semplici: il cessate il fuoco, lo scambio di prigionieri e il ritiro delle truppe dalla linea di contatto. Nella realtà la questione è un po’ più complicata e prevede due diverse interpretazioni: quella ucraina e quella russa.

Pace conquistata o resa incondizionata, questo è il dilemma.

Cosa prevedono gli accordi di Minsk?

Evocati in molte occasioni, sinonimo per alcuni di “mediazione”, i protocolli di Minsk sono una serie di due accordi stretti tra Ucraina e Russia, più le altre forze coinvolte durante e dopo il conflitto per la Crimea (2014).

Vladimir Putin ne parla spesso come strumento di distensione (de-escalation), ma l’Ucraina non ne vuole sentire parlare. Il motivo è che i protocolli di Minsk sono sbilanciati a favore di Mosca. Infatti questi prevedono l’assegnazione di uno “status speciale” per le autoproclamate repubbliche filorusse del Donbass, Donetsk e Lugansk. Dopo anni di guerriglia, l’accettazione di tali accordi appare all’Ucraina come una resa.

Nel secondo accordo di Minsk, il “Minsk 2” appunto, sono presenti 13 punti, molti dei quali non attuati. L’accordo, sostenuto da Francia, Germania, Russia e Ucraina, rappresenta ancora oggi un ostacolo alla fine delle tensioni. Ecco i 13 punti:

  • 1. Cessate il fuoco bilaterale, immediato e totale
;
  • 2. Ritiro di tutte le armi pesanti da entrambe le parti, divieto di operazioni offensive e di sorvolo della zona di sicurezza da parte di aerei militari stranieri
;
  • 3. Monitoraggio e verifica del rispetto dell’accordo da parte dell’OSCE, avvio di una missione di osservazione;
  • 
4. Avvio di un negoziato per un autogoverno provvisorio nelle regioni di Donetsk e Luhansk, in conformità con il diritto ucraino, con l’obiettivo del riconoscimento, da parte del parlamento di Kiev, di uno statuto speciale per queste regioni
;
  • 5. Amnistia per militari e combattenti di entrambe le parti, con l’eccezione dei reati gravi
;
  • 6. Liberazione di ostaggi e prigionieri di entrambe le parti
;
  • 7. Garanzia di assistenza umanitaria nelle zone del conflitto;
  • 
8. Ripresa delle relazioni economiche e del pagamento delle pensioni
;
  • 9. Ripristino del pieno controllo del confine dell’Ucraina da parte del governo di Kiev;
  • 
10. Ritiro di tutti i militari, armi e attrezzature belliche oltre che dei mercenari stranieri dalla zona del conflitto; disarmo dei gruppi militari illegali;
  • 11. Riforma costituzionale che preveda il decentramento amministrativo per le regioni di Donetsk e Luhansk;
  • 
12. Organizzazione di elezioni a Donetsk e Luhansk a condizioni concordate;
  • 13. Rafforzamento del gruppo di contatto trilaterale composto dai rappresentanti di Russia, Ucraina e OSCE. 

Protocolli di Minsk: gli accordi della discordia

Come detto in apertura, sono due le interpretazioni date agli accordi di Minsk: una ucraina e una russa. Due interpretazioni opposte e che rappresentano ognuna gli interessi del proprio Paese. Cerchiamo di mettere chiarezza tra le due.

Gli accordi di Minsk secondo Kiev:

Le tempiste sono tutto. Prima la Russia ritira le proprie forze, anche quelle filorusse (cioè di procura) dall’Est, prima di potranno disporre elezioni locali nel rispetto della Legge ucraina. Più che riconoscere uno statuto speciale, l’Ucraina è disposta a riconoscere alle regioni autonome dei “poteri extra” per il decentramento da potere ucraino.

Ai russi però non piace, perché in questo modo non avrebbe una forza militare nel territorio e, da un punto di vista politico, potrebbe non avere rappresentanti anti-NATO seduti in Parlamento.

Gli accordi di Minsk secondo Mosca:

Questa lettura è l’unica accettabile per l’Ucraina, che continua a combattere e a contare vittime (13 mila) da 8 anni nei territori filorussi.

La Russia invece interpreta gli accordi anticipando le elezioni prima del ritiro - con il rischio di compromettere le elezioni - e chiedendo il riconoscimento dello status speciale per le autoproclamate repubbliche popolari. E Mosca avverte: qualunque revisione della sequenzialità degli accordi di Minsk, rischia di far deragliare il processo di pace.

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