“Da Giuliani a Mamdani”. 25 anni di New York raccontati da chi li ha vissuti

Antonella Coppotelli

2 Settembre 2026 - 08:00

Cinque sindaci, un solo filo conduttore: la resilienza di New York. Due giornalisti italiani residenti a Manhattan ripercorrono un quarto di secolo nel loro nuovo libro a metà tra memoir e reportage.

“Da Giuliani a Mamdani”. 25 anni di New York raccontati da chi li ha vissuti

C’è un filo che lega il crollo delle Torri Gemelle all’elezione del primo sindaco musulmano della storia di New York, e a ripercorrerlo sono due giornalisti italiani che a Manhattan ci vivono davvero e per una scelta ben precisa: dare il proprio contributo alla ricostruzione all’indomani della tragedia che ha scosso l’America e il mondo intero all’inizio del nuovo millennio.

Da Giuliani a Mamdani. New York 25 anni dopo l’11 settembre, scritto a quattro mani da Maria Teresa Cometto e Glauco Maggi per Mind Edizioni, arriva in libreria a settembre 2026 in concomitanza del venticinquesimo anniversario del crollo e si propone come un bilancio ampio, a tratti intimo, di un quarto di secolo di trasformazioni urbane, politiche ed economiche.

Due firme, una doppia competenza

Il valore aggiunto del libro sta proprio nella prospettiva degli autori: coniugi, cittadini americani dal 2018, residenti a New York dal 2000, testimoni diretti degli attacchi dell’11 settembre da Battery Park, a due passi da Ground Zero.

Cometto scrive per il Corriere della Sera, Maggi si occupa di politica ed economia per testate come Investire e La Voce di New York, ed è già autore per Mind Edizioni di due volumi dedicati a Donald Trump.

Questa doppia competenza, cronaca dal vivo e analisi economico-finanziaria, permea l’intero volume e ne definisce il carattere ibrido: non un saggio storico distaccato, non una memoria familiare fine a se stessa, ma un racconto che alterna dato statistico e ricordo personale.

Una struttura in tre parti, dal trauma alla città di oggi

La struttura in tre parti riflette bene questa ambizione.

La prima sezione torna sull’11 settembre attraverso le cronache pubblicate all’epoca su La Stampa e sul Corriere della Sera, restituendo la cronaca a caldo dei giorni dell’attacco e degli sfollamenti di massa che colpirono anche la famiglia degli autori, costretta ad abbandonare la casa di Gateway Plaza insieme alla loro bambina di nove anni.

La seconda parte è dedicata ai cinque sindaci che si sono succeduti a City Hall dal 2000 a oggi: Rudy Giuliani, Michael Bloomberg, Bill de Blasio, Eric Adams e, appunto, Zohran Mamdani, il cui insediamento chiude idealmente il cerchio aperto dal titolo.

La terza e più corposa parte affronta in più capitoli come sia cambiata la città su fronti diversissimi: Wall Street, terrorismo, sicurezza, immigrazione, scuola, casa, tecnologia, cultura, sport e persino la presenza della comunità italiana.

Memoria privata e numeri macro, un intreccio voluto

Uno degli aspetti che colpisce di più, leggendo l’introduzione, è la scelta di intrecciare la memoria privata con i numeri macro.

Gli autori raccontano il trauma dello sfollamento e la decisione di restare a New York sine die accanto a cifre precise sull’andamento del Dow Jones, che nei primi mesi del 2026 avrebbe superato quota 50.000 punti, o sul calo degli omicidi, passati dai 673 di fine 2000 ai 309 di fine 2025.

Cinque sindaci, cinque idee di New York

Il racconto dei cinque sindaci è probabilmente il cuore politico del volume.

Gli autori sottolineano come le amministrazioni si siano alternate tra approcci molto diversi, dal rigore securitario di Giuliani al pragmatismo imprenditoriale di Bloomberg, dall’impronta progressista di de Blasio fino ad Adams e Mamdani, senza scivolare, almeno nelle pagine introduttive, in giudizi apertamente schierati: il libro pare più interessato a mostrare l’alternanza come chiave di lettura della resilienza cittadina che a stilare pagelle politiche.

Anche il richiamo alle diverse fedi religiose dei sindaci, dal cattolicesimo di Giuliani all’ebraismo di Bloomberg fino all’islam di Mamdani, viene usato per ribadire la tesi di fondo del libro: non è l’appartenenza religiosa a definire la Grande Mela, quanto la sua capacità di contenere contrasti radicali e uscirne trasformata.

Wall Street, tech e mattone: la lente economico-finanziaria

Dal punto di vista economico-finanziario, il volume offre spunti interessanti per chi segue i mercati e le dinamiche urbane come indicatori di sistema.

New York viene descritta oggi come il secondo polo tecnologico al mondo dopo la Silicon Valley, davanti a Londra, Boston e Pechino, con un ecosistema stimato oltre i 620 miliardi di dollari: un dato che, se confermato nel testo con fonti solide, meriterebbe particolare attenzione da parte di lettori interessati agli investimenti tecnologici e all’evoluzione dei distretti innovativi urbani.

Allo stesso modo, i capitoli annunciati su casa e prezzi immobiliari, su Wall Street che riapre e «torna a correre», e sul passaggio da una monocultura finanziaria a un tessuto economico più diversificato grazie anche a iniziative come il campus Cornell Tech voluto da Bloomberg, promettono di offrire materiale utile a chi si occupa di analisi di mercato più che di semplice cronaca cittadina.

Un libro per un pubblico ampio

Nel complesso, Da Giuliani a Mamdani si propone come un testo tra memoir e libro giornalistico, attraverso una scrittura empatica e mai retorica, capace di tenere insieme il ricordo di una bambina di nove anni sul marciapiede di Hudson Street e la fotografia statistica di una metropoli che, tra crisi finanziarie, pandemia e uragani, ha sempre trovato il modo di rialzarsi.

E’ un testo pensato per un pubblico ampio: chi vuole ripercorrere la storia recente di New York, chi segue le vicende politiche newyorkesi in chiave comparata con l’Italia, e chi cerca dati e trend economico-finanziari sulla città che resta, nonostante tutto, uno dei principali laboratori del capitalismo occidentale.

La cifra finale, quella di una città capace di cadere e rialzarsi, richiamata nel libro anche attraverso le parole dello stilista Michael Kors, il quale dice a proposito di New York:

New York può essere il posto più duro e grintoso del mondo, ma anche il più glamour e magico. Questo yin & yang mi ha sempre guidato.

L’affermazione dello stilista sembra la sintesi più efficace di un progetto editoriale che arriva puntuale, a un quarto di secolo esatto dall’11 settembre 2001.