9.770 euro su questo BTP diventano 10.000 euro in 15 mesi

Stefano Vozza

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Scegliere un titolo di Stato con o senza cedola? Puntare al flusso cedolare o alla plusvalenza finale? Strategie di investimento a confronto

9.770 euro su questo BTP diventano 10.000 euro in 15 mesi

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Tra dazi e politica in fermento, Borse che prima crollano e poi rimbalzano, e Banche Centrali che tagliano i tassi, non è facile districarsi. Come gestire al meglio i risparmi di una vita? Difficile rispondere, oltre che a tratti impossibile, anche perché le variabili in gioco sono davvero tante, connesse e complesse.

Ad ogni modo le prime due regole “del gioco” dovrebbero essere sempre quelle. Primo non prenderle, ossia non perdere soldi, poi provare a guadagnare qualcosa a seconda dei casi, dei tempi, dei modi.

Sul fronte dei titoli di Stato, per esempio, € 9.770 su questo BTP diventano €10.000 tra 15 mesi e funziona quasi come un BOT. Vediamo di capirne di più.

Titoli di Stato con cedola e senza cedola

Il mare magnum dei bond, sovrani o corporate che siano, ha due punti in comune: rimborso del capitale a scadenza (salvo default emittente) e interesse periodico. Poi è un fiorire di distinguo a seconda dei parametri esaminati, ma qui ne consideriamo uno, la struttura dei payout.

Questi in genere sono fissi e costanti, come la stragrande maggioranza dei BTP. Essi in teoria sarebbero più adatti a chi punta alla certezza di un flusso di entrate note a priori, sia nel tempo che nell’importo. I payout variabili sono certi solo nella data di incasso ma non nell’importo che dipende dall’andamento dell’indice a cui sono agganciati. Di solito sono sottoscritti dai risparmiatori “più evoluti” nelle loro strategie di investimento. Più o meno le stesse conclusioni valgono anche per i bond a rendimenti misti fisso e variabile.

Le strutture step down e step up, invece, partono forti e si perdono strada facendo nel primo caso, mentre avviene il contrario con le seconde. A chi convengono? Nella gran parte dei casi all’emittente di turno, sovrano o privato che sia.

Infine vi sono quelli privi di cedole, gli zero coupon come i BOT, in cui il guadagno è dato dallo scarto di emissione. Tradotto, dalla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso finale a 100.

Un BTP privo di cedola ma breve durata residua e prezzo sotto cento

Solitamente i BOT sono emessi a 12 (nell’asta della prima metà del mese) e a 6 mesi (asta di fine mese), e di rado anche a 3 mesi di vita residua. Tuttavia, oggi sul MOT non mancano BTP di durata pluriennale in origine ma con cedola nulla, proprio come i BOT. Non è colpa dell’emittente che si “è dimenticata” la cedola in sede di lancio, ma è che sono nati in epoche in cui i rendimenti sul reddito fisso erano ai minimi storici.

Il BTP con codice ISIN IT0005454241 ha data emissione 1° agosto 2021 e rimborso 1° agosto ’26, tra 1,29 anni residui (duration modificata: 1,28). Il bond è nato con una cedola dello 0,00% ma al momento prezza 97,7 centesimi per un rendimento effettivo lordo e netto a scadenza dell’1,84% e 1,60%.

In pratica per sottoscrivere 10 o 100mila € di prestito obbligazionario nominale bastano, rispettivamente, 9.770 o 97.700 € più commissioni bancarie. Zero incassi periodici, ma la garanzia dello Stato Italiano sul rimborso a 100 tra 15 mesi circa.

Quanto allo storico dei corsi del bond, il minimo è stato a 86,01 a settembre 2022, mentre da novembre ’23 è in lenta, costante ascesa. Il titolo si approssima mestamente a naturale scadenza e il mercato ne adegua il rendimento per il tramite dei prezzi sul secondario.

€ 9.770 su questo BTP diventano €10.000 tra 15 mesi e funziona quasi come un BOT

Concedendoci una libertà linguistica potremmo definire il BTP Tf 0% Ag26 una sorta di BOT a 15 mesi, estendendo al primo le riflessioni solite che si fanno per il secondo. Vale a dire questi titoli potrebbero far comodo a chi cerca un parcheggio remunerato della liquidità e/o la costituzione di un certo capitale a scadenza.

In altri termini, a chi cerca uno strumento di investimento che condensi in sé alcune precise caratteristiche. Il riferimento è anzitutto alla ridotta durata residua, il rischio molto contenuto e la certezza sovrana sul capitale versato.

Parimenti costituisce un pro la presenza di un rendimento positivo, l’avere spese di gestione e fisclai relativamente contenute e il godere di una certa liquidità sul MOT in caso di rivendita anticipata.

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