8 titoli pronti ad abbandonare l’Europa per Wall Street

Claudia Cervi

13 Giugno 2025 - 06:50

Questi 8 titoli europei potrebbero abbandonare l’Europa a causa di una nuova tassa USA. Ecco perché Wall Street è pronta ad accoglierli a braccia aperte.

8 titoli pronti ad abbandonare l’Europa per Wall Street

Una nuova legge fiscale negli Stati Uniti potrebbe rimescolare le carte sui mercati finanziari globali e accelerare un fenomeno già in corso: il progressivo abbandono delle Borse europee da parte delle grandi aziende, attirate da una maggiore liquidità e da valutazioni più generose di Wall Street.

La novità si chiama Sezione 899 ed è contenuta in un disegno di legge fiscale sostenuto da Donald Trump, già approvato alla Camera dei Rappresentanti. Nel mirino ci sono tutte quelle aziende con sede in Paesi considerati “colpevoli” di applicare tasse estere ingiuste. Tradotto: chi impone la digital tax o aderisce ai requisiti OCSE sulle imposte minime globali rischia grosso.

In pratica, se il testo passasse anche al Senato, scatterebbe una ritenuta fiscale extra, che può arrivare fino al 20%, sui ricavi statunitensi delle società estere controllate da azionisti non americani. Il primo anno si parte con il 5%, poi ogni dodici mesi si aggiungono cinque punti in più.

Molti osservatori considerano il provvedimento come un attacco diretto all’Europa. Una sorta di guerra commerciale fiscale, con cui Trump vuole colpire chi penalizza le Big Tech USA e al tempo stesso attirare capitali e aziende a stelle e strisce.

Ecco perché molte società europee stanno valutando di trasferire la loro quotazione principale a New York. Una strategia che, oltre a evitare il peso fiscale della Sezione 899, consentirebbe di rafforzare la base azionaria americana e ottenere una valutazione migliore rispetto a quanto offerto oggi dai listini del Vecchio Continente.

Vediamo allora quali sono gli 8 titoli pronti a fare le valigie, lasciando l’Europa per Wall Street.

1) Wise

Grafico azioni Wise Grafico azioni Wise Fonte Tradingview

Per Wise, la fintech britannica specializzata nei trasferimenti di denaro, Londra non basta più. Dopo un debutto brillante sulla piazza inglese, la società da 15 miliardi di dollari ha annunciato che sta seriamente valutando di trasferire la sua quotazione principale a Wall Street. Oltre alla crescente fetta di ricavi made in USA, pesa la sensazione che il contesto normativo europeo non sia più così favorevole. Negli Stati Uniti, invece, ci sono un ecosistema finanziario più ricettivo e una platea di investitori più ampia.

2) Experian

Grafico azioni Experian Grafico azioni Experian Fonte Tradingview

Anche Experian, colosso del credito al consumo, potrebbe presto cambiare bandiera. Nonostante la sede legale in Irlanda, fa parte del FTSE 100 a Londra. Il 55% del suo fatturato arriva dagli Stati Uniti, ma solo il 40% delle sue azioni è in mano americana. Un disallineamento pericoloso in ottica della Sezione 899. Gli analisti di Goldman Sachs la inseriscono tra i candidati principali a spostare la propria quotazione principale negli Stati Uniti: sarebbe un modo per proteggersi dalla maxi imposta e consolidare la presenza in un mercato strategico.

3) Hikma Pharmaceuticals

Grafico azioni Hikma Grafico azioni Hikma Fonte Tradingview

Nel mirino anche Hikma, società farmaceutica giordano-britannica. Il 60% delle sue vendite arriva dagli Stati Uniti, ma appena il 35% del capitale è detenuto da investitori americani. Troppo poco per stare tranquilli, soprattutto con la Sezione 899 all’orizzonte. Per questo, un cambio di listino verso Wall Street appare sempre più probabile: più investitori americani, meno rischi fiscali, maggiore coerenza con il mercato principale.

4) Rentokil Initial

La multinazionale inglese Rentokil, attiva nei servizi di disinfestazione e igiene, cammina su un filo sottilissimo. Il 58% delle sue entrate arriva dagli USA, mentre la quota azionaria americana è al 49%: basta un soffio e scatta la tagliola fiscale. Da qui l’ipotesi di una quotazione secondaria a New York per rafforzare la presenza americana e mettere al sicuro i conti e un probabile addio a Londra.

5) InterContinental Hotels Group (IHG)

InterContinental Hotels Group grafico InterContinental Hotels Group grafico Fonte Tradingview

IHG, gruppo che controlla catene come Holiday Inn e Crowne Plaza, conosce bene il mercato americano, da cui arriva oltre il 61% del fatturato e il 49% del capitale. Essendo già presente a Wall Street, non deve fare troppa strada per rafforzare il legame con il mercato a stelle e strisce. Rendere quella americana la quotazione principale sarebbe un passo logico, coerente con il centro di gravità sempre più spostato verso gli USA.

6) Pearson

Grafico Pearson Grafico Pearson Fonte Tradingview

Il gigante dell’educazione Pearson, già presente a Wall Street con il ticker PSO, ha radici solide nel mercato americano: il 69% del suo giro d’affari viene da lì. Il problema è che solo il 41% degli azionisti è americano. Ecco perché un rafforzamento della presenza a New York potrebbe servire non solo a evitare la Sezione 899, ma anche ad attrarre nuovi fondi statunitensi e migliorare la valutazione in Borsa.

7) National Grid

La britannica National Grid, che gestisce le reti elettriche su entrambe le sponde dell’Atlantico, incassa oltre il 50% del suo fatturato negli USA. Anche qui, la quota azionaria americana è alta ma non abbastanza: 47%. Per una utility che basa tutto su stabilità e prevedibilità, finire nel mirino del fisco USA sarebbe un bel guaio. Ecco perché c’è chi ipotizza uno spostamento del listing per blindarsi da sorprese fiscali e rendere più coerente la struttura societaria.

8) British American Tobacco (BAT)

Infine, BAT, una delle big del tabacco globale. Ha già una quotazione secondaria a New York, ma con il 45% dei ricavi e il 47% della proprietà concentrati negli USA, un trasferimento della quotazione principale sembra sempre più una scelta naturale. Anche perché in Europa, complice la crescente attenzione ESG, il titolo fatica a ottenere il giusto riconoscimento. Negli Stati Uniti, potrebbe trovare un pubblico più ricettivo e meno ostile.

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