8 miliardi di dollari per inseguire SpaceX. Rocket Lab lancia la sfida ad Elon Musk

Claudia Cervi

30 Giugno 2026 - 13:55

Rocket Lab acquisisce Iridium per 8 miliardi e punta a inseguire SpaceX. Ma tra debito, tempi di chiusura al 2027 e valutazione, gli analisti restano divisi.

8 miliardi di dollari per inseguire SpaceX. Rocket Lab lancia la sfida ad Elon Musk

8 miliardi di dollari per la corsa allo spazio sono spiccioli di fronte a quanto ha speso Elon Musk fino ad oggi per lo sviluppo di Starship. Con questa cifra Rocket Lab sta comprando Iridium, per trasformarsi da produttore di razzi a società spaziale integrata.

SpaceX è sbarcata in borsa il 12 giugno 2026 con una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari, arrivando in alcune sedute fino a 2.800 miliardi. Rocket Lab, al confronto, vale tra i 50 e i 58 miliardi: il confronto è impietoso.

Eppure l’assegno da 8 miliardi potrebbe essere proprio la fionda con cui Davide sfida Golia. Con Iridium, Rocket Lab porta a casa un margine operativo del 57%. Una percentuale che SpaceX, con tutti i suoi trilioni, non si avvicina nemmeno a sfiorare.

La strada per completare il deal è però tutta in salita, tra un’enorme quantità di debiti e un lungo processo di approvazione che potrebbe concludersi non prima della metà del 2027.

Cosa compra Rocket Lab

Nata dalle ceneri di Motorola Iridium, progetto di connessione telefonica basato su una rete di satelliti, fallito nel 1999, Iridium Communications è tornata in borsa al Nasdaq nel 2009, dopo la fusione con la SPAC GHL Acquisition.

Il prezzo per azione proposto da Rocket Lab per l’acquisizione è di 54 dollari: 27 in contanti, il resto in azioni Rocket Lab, dentro una forchetta che oscilla tra 67,50 e 112,50 dollari. Il mercato ha reagito senza esitazioni: Rocket Lab è salita del 15,9%, Iridium del 25,4%, in una sola seduta.

Iridium porta in dote una costellazione di 66 satelliti operativi più 14 di riserva, 2,55 milioni di abbonati tra governi, difesa, aviazione, marittimo. Numeri minuscoli rispetto ai circa 10.600 satelliti Starlink che SpaceX ha già in orbita.

Ma Iridium ha qualcosa che SpaceX non ha ancora: una connessione diretta ai dispositivi fuori rete. Lo spettro L-band che Iridium controlla è una risorsa scarsa, già allocata, già monetizzata, frutto di decenni di coordinamento internazionale che nessun concorrente può replicare dall’oggi al domani. SpaceX, per inseguire lo stesso obiettivo, ha appena speso 17 miliardi di dollari su un’altra banda di frequenza, quella mid-band comprata da EchoStar. Ma deve ancora costruirci sopra la rete.

Sir Peter Beck, fondatore e CEO di Rocket Lab, ha dichiarato che unire l’eredità solida di Iridium alle capacità di lancio e produzione di Rocket Lab apre mercati completamente nuovi. Dietro a questa frase da comunicato stampa, c’è un’azienda che oggi vale 50-58 miliardi e che vuole somigliare sempre di più a SpaceX, integrando lanci, satelliti e rete di comunicazione.

I dubbi degli analisti su debito, tempi, valutazione

William Blair ha tagliato il rating su Iridium da “Outperform” a “Market Perform” il giorno stesso dell’annuncio. L’analista Louie DiPalma non mette in discussione la logica industriale del deal. Anzi, scrive che “Iridium porta a Rocket Lab molto più dello spettro”, ma nota che a 54 dollari per azione resta poco margine di rialzo su un titolo già vicino ai massimi degli ultimi 12 mesi. Su Rocket Lab il consenso è buy per 15 analisti su 19, con target medio a 106,92 dollari. Ma restano aperti molti dubbi sul finanziamento dell’operazione.

Rocket Lab sta comprando un vantaggio competitivo a un multiplo già tirato, finanziato con debito fresco, su un’azienda che brucia ancora cassa ogni trimestre. Il margine del 57% di Iridium è reale ed è il pezzo mancante nel modello di business di Rocket Lab.

Renderlo operativo richiederà un anno di attesa e un finanziamento ponte da 3,6 miliardi, firmato con Deutsche Bank e Wells Fargo. Di questi, 2,1 miliardi serviranno a rifinanziare il debito Iridium già esistente. Il resto arriverà da liquidità propria e da «ulteriore finanziamento tramite debito ed equity», formula elegante per dire che nuove emissioni azionarie, e quindi diluizione, restano sul tavolo. Rocket Lab nel solo primo trimestre 2026 ha già raccolto 450 milioni di dollari tramite offerta ATM.

Il closing è previsto a metà 2027. Tra approvazioni regolatorie e voto degli azionisti di Iridium, passerà più di un anno prima che questa fusione esista davvero sui bilanci.
Rocket Lab va dunque valutata per i numeri che ci sono oggi: ricavi a 200,3 milioni nel primo trimestre, in crescita del 63,5% su base annua, e un backlog a 2,2 miliardi, in aumento del 108%. Ma anche un flusso di cassa negativo per 77,4 milioni nel trimestre e una valutazione che tratta a 123 volte i ricavi, più cara, in proporzione, della stessa SpaceX, che a 2.000 miliardi viaggia tra le 104 e le 115 volte.

CFRA ha aperto la copertura su SpaceX con rating “Sell”, citando “una strategia di crescita estremamente ambiziosa” e “un’intensità di capitale significativa”: se il colosso da 2.000 miliardi viene già giudicato sopravvalutato, un titolo che tratta a multipli ancora più alti non può considerarsi al riparo.