BTP Più, 7 cose da sapere assolutamente sul rimborso anticipato

Stefano Vozza

19 Febbraio 2025 - 07:49

Vediamo tutto ciò che occorre sapere sul rimborso anticipato del neo bond retail Più e i casi in cui converrebbe uscire dal titolo tra 4 anni

BTP Più, 7 cose da sapere assolutamente sul rimborso anticipato

Si è conclusa la seconda giornata di collocamento del neo BTP Più e i numeri sono di tutto rispetto. Per venerdì potrebbero essere raccolti più 10 mld di €, mentre sulla possibilità di segnare o meno un nuovo record tutto sarà da vedere.

In genere in queste emissioni retail si va forti nelle prime giornate per poi scemare sul finire del periodo di collocamento. Nulla di nuovo sotto il sole: chi è già convinto di acquistare di certo non aspetta l’ultimo secondo per procedere.

Sintetizziamo ora i dati chiave del neo bond retail, soffermandoci in particolare sulla “callable” del titolo. Dunque, ecco le 7 cose sul rimborso anticipato del BTP Più e il caso in cui uscire alla pari nel 2029.

La scheda tecnica del neo BTP Più 2033 con cedole fisse e crescenti

L’obbligazione retail presenta tratti in comune ed altri di divergenza rispetto alle prime 4 serie dei BTP Valore.
Tra i punti in comune abbiamo la natura retail, cioè il suo essere riservato a investitori individuali e famiglie con esclusione degli istituzionali. Poi abbiamo la formula step-up dei rendimenti, cioè fissi all’interno dello step e crescenti nel passaggio da uno step al successivo.

È lo stesso meccanismo che regola i payout dei BTP Futura e dei buoni postali di medio e lungo termine. Nello specifico venerdì 14 il MEF ha previsto (tassi minimi garantiti) il 2,80% annuo lordo per ciascuno dei primi 4 anni di vita del bond, e il 3,60% nei successivi 4.

Tra i punti parzialmente in comune, e quindi in parte divergente, c’è la periodicità della cedola. Il BTP Più la stacca ogni 3 mesi, la stessa di quella prevista per il BTP Valore della 2°, 3° e 4° serie. Solo quelli dalla 1° la pagano ogni 6 mesi.
I punti di discordanza sono essenzialmente tre. Uno rimanda all’assenza del premio fedeltà, che finora aveva accompagnato tutte le emissioni dei BTP Futura e Valore.

Il BTP Più non lo prevede, segnando così un punto di discontinuità con il passato. Poi c’è che è stata allungata la durata del bond, 8 anni, ad oggi la più lunga. Tuttavia, ed è questa la terza novità, ecco l’opzione call, ma rimessa nelle mani del risparmiatore.

Tutto ciò che occorre sapere sull’opzione di rimborso anticipato

Quest’ultimo è di sicuro l’elemento di maggiore rilevanza e novità rispetto alle serie passate, e si tratta di una prima assoluta nel panorama dei titoli del Tesoro. Tuttavia, ci sono aspetti che è bene sapere prima per meglio regolarsi a tempo debito.
Il primo riguarda la titolarità del diritto, dove le FAQ del MEF sono abbastanza chiare al riguardo.

Il diritto spetta unicamente a chi acquisterà il titolo dal 17 al 21 febbraio e lo terrà in portafoglio in maniera continuativa fino alla data utile di esercizio del diritto. Per i successivi acquirenti non ci sarà alcun rimborso anticipato, ma solo a scadenza nel 2033 o a mercato, sul MOT, ai prezzi vigenti al tempo della rivendita.

Ovviamente un conto è il diritto al rimborso anticipato, altro paia di maniche è il “quando” poterlo esercitare. Sarebbe bello poterlo fare in un momento di crollo dei corsi (lo vendo alla pari e lo ricompro a prezzi inferiori) o di crollo dei rendimenti (rivendo e incasso la plusvalenza). Il rimborso anticipato arriverà al termine del 4° anno di vita del titolo. A tempo debito, ossia un po’ prima del 25/02/2029, il MEF indicherà i giorni esatti in cui si potrà fare esercizio del diritto.

Quanto al prezzo incassato, esso sarà alla pari qualunque quello effettivo di mercato al tempo della call. Inoltre lo si potrà esercitare tanto per l’intero valore nominale del debito sottoscritto, quanto per una sua frazione ma per lotti multipli di 1.000 €.

La quarta considerazione riguarda gli eventuali costi legati all’esercizio del diritto, e la risposta è negativa. La domanda è gratuita ed è irrevocabile una volta pronunciata. Inoltre quei titoli non potranno essere ceduti e/o trasferiti a terzi e più in generale saranno indisponibili fino all’effettivo rimborso definitivo.

Riavere indietro in anticipo il capitali investito sul BTP Più

Le restanti 3 considerazioni riguardano casistiche obiettivamente poco comuni, ma altrettanto meritevoli di attenzioni.
La prima riguarda il caso in cui un’operazione di prestito titoli avesse ad aggetto il BTP Più. In tal caso, sostiene il MEF nelle FAQ, poiché il bond passa nella disponibilità del prestatario, l’acquirente perde il diritto al rimborso anticipato.

L’altra concerne l’eventuale trasferimento del BTP Più tra depositi titoli intestati a persone fisiche ma in parte diverso. Ad esempio dal conto titoli intestato ai soggetti A-B a un altro registrato ad A-B-C. Qui il riaccredito del capitale possibile perché al tempo della callable c’è che almeno 1 dei contestatari (nel nostro esempio: 2) era già presente al tempo dell’acquisto.
Infine ecco il caso del trasferimento del titolo causa morte dell’investitore originario.

Gli eredi che ne entrano in possesso lo potranno riscattare al termine dei 4 anni? La risposta è affermativa, a patto che essi lo detengano fino alla data di esercizio dell’opzione medesima.

7 cose sul rimborso anticipato del BTP Più e il caso in cui uscire alla pari nel 2029

In chiusura facciamo noi un’altra valutazione ed è prettamente di natura contabile. Ci chiediamo: quando potrebbe essere più forte l’opportunità di esercitare il riscatto nel febbraio 2029 (per chi inizialmente pensa di portare a termine l’investimento)?

La risposta è quasi scontata: se tra 48 mesi il bond dovesse prezzare sotto la pari. In quel caso sarebbe conveniente incassare il capitale iniziale e ricomprare il titolo a prezzi inferiori. Il riacquisto a quelle condizioni garantirebbe un rendimento annuo lordo a scadenza maggiore della cedola nominale annua prevista per ciascuno dei 4 anni del 2° step.

Oppure destinando il capitale ad altri investimenti che a quell’epoca potrebbero risultare più interessanti in base alle future dinamiche dei mercati.

Invece se il prezzo dovesse risultare sufficientemente sopra cento e si fosse sicuri di non portare a termine l’investimento, sarebbe conveniente rivenderlo al mercato. Al netto della commissione alla banca e delle tasse da capital gain, si porterebbe a casa anche una piccola plusvalenza.