Facciamo un salto nel tempo e immaginiamo un investitore alle prese con l’annoso problema dell’asset allocation, ossia di come comporre il portafoglio. Meglio optare per il rischio mollto basso o prediligere quest’ultimo per non sacrificare il rendimento? E poi, quanti prodotti inserire in portafoglio per semplificare la gestione e ottimizzare il rapporto rischio-spese-rendimento?
Forse quest’ultima è la risposta più semplice che vi sia, nel senso di pochi strumenti in portafoglio, ognuno il più diversificato possibile. In tal modo si ottiene il duplice effetto di contenere i costi e il rischio. Vediamo al riguardo 3 rendimenti a confronto tra titoli di Stato, azioni di Borsa e oro: chi rende di più?
L’investimento solo in titoli di Stato
Partiamo dall’asset class più diffusa per antonomasia dopo il comparto monetario, ossia l’investimento obbligazionario. Prendiamo un orizzonte di medio-lungo termine come l’8 anni e immaginiamo l’acquisto di un BTP a quella data.
Il 1° febbraio 2017 il MEF lanciò un nuovo decennale con cedola al 2,20%, matricola IT0005240830, e tutt’ora in fase di maturazione. Il rimborso del prestito avverrà il 1° giugno 2027, tra 2 anni scarsi. Ora, il 30/05/’17 il Tesoro emise la 9° tranche, e noi immaginiamo che l’acquisto, pari al 100% del capitale disponibile, sia stato effettuato a quella data. Il prezzo d’asta fu 100,52, per un rendimento effettivo a scadenza del 2,15% lordo (dati: MEF). Oggi prezza 100,48, per cui se lo si liquidasse il rendimento finale quasi ricalcherebbe quello di aggiudicazione.
Tuttavia, più che esporsi su un singolo prodotto sarebbe meglio optare per un fondo attivo o passivo che avesse in pancia più bond con medesime caratteristiche.
Il portafoglio con bond e titoli di Borsa
Ora ipotizziamo che 8 anni fa la scelta sul come comporre il portafoglio avesse ricompreso bond e azioni di Borsa in quote differenti. Di quanto? Tanto quanto lo decide la propria propensione al rischio, l’obiettivo finale, il timing di approccio ai mercati, etc.
Per semplificare il tutto ed evitare anche nell’esempio un’eccesiva esposizione al rischio pensiamo a un rapporto del tipo 75%/25%. La parte obbligazionaria la lasciamo invariata come prima; a mutare è solo il suo peso sul totale investito, sceso da 100 a 75%. Sul residuo complementare immaginiamo un acquisto di un fondo passivo (ETF) sull’Euro Stoxx 50 in modo da avere una robusta diversificazione sui titoli del Vecchio Continente.
Da giugno ‘17 a oggi, l’indice dei principali titoli dell’Eurozona è passato dai 3.500 punti di allora agli attuali 5.340, poco più del 50% lordo in 8 anni. Ora, ponderando il tutto e ragionando per semplificazioni (sul lordo e non sul netto) potremmo dire che il ritorno effettivo annuo sarebbe stato in area 3,25% circa.
3 portafogli e 3 rendimenti a confronto tra titoli di Stato, azioni di Borsa e oro: chi rende di più?
Consideriamo infine un terzo ipotetico paniere che 8 anni fa avesse investito in bond, stocks e sul bene rifugio per eccellenza, l’oro. Ora si tratta di rimodulare i pesi, che arbitrariamente stimiamo in 75%/20%/5% e di rifare i calcoli. Sullo strumento ipotizziamo un ETC sul metallo giallo che ne replichi il trend del prezzo a pronti. Ovviamente è da considerare l’eventuale valuta del fondo se differente dall’euro.
Bene, a grandi linee oggi le quotazioni sono salite più del 150% dai primi dell’estate 2017, una crescita monstre dovuta a più fattori. Pertanto il ritorno medio ponderato del nostro ipotetico portafoglio si sarebbe attestato suppergiù in area 10%.
Ora, è bene rimarcare che quelli su esposti sono semplici e puri esercizi di analisi a posteriore sull’andamento storico di 3 ipotetiche scelte del passato. Niente di più, niente di meno. Ciò che resterebbe immutata sarebbe invece la morale di fondo.
Vale a dire che in genere la diversificazione aiuta a contenere tanto il rischio rispetto all’esposizione diretta su un unico sottostante, da evitare.
Un altro elemento da valutare è il timing di ingresso su un dato sottostante. Storicamente ci sono sempre dei periodi “migliori” rispetto ad altri per mettere in portafoglio un dato prodotto, tempi variabili a seconda dell’asset considerato. Infine contenere sempre i costi di gestione del portafoglio, perché fino a prova contraria una mancata spesa è già un primo guadagno certo.