Vuoi scegliere una carriera con reali prospettive di futuro? Secondo Elon Musk ci sono professioni destinate a perdere valore con l’avanzata dell’intelligenza artificiale: ecco quali evitare e perché.
È uno dei protagonisti assoluti del nostro tempo, capace di orientare i mercati con un tweet e di spostare il dibattito pubblico con una sola intervista. Ogni volta che parla di tecnologia e lavoro le sue parole rimbalzano immediatamente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Del resto non potrebbe essere altrimenti: stiamo parlando di Elon Musk, l’imprenditore che ha rivoluzionato l’auto elettrica con Tesla, rilanciato la corsa allo spazio con SpaceX e investito in modo massiccio sull’intelligenza artificiale, influenzando interi settori industriali.
Nel bene e nel male, Musk è diventato una sorta di termometro del futuro. Le sue visioni spesso dividono, ma raramente passano inosservate. E soprattutto, più di una volta, si sono rivelate sorprendentemente accurate: basti pensare a come l’elettrico, l’automazione e l’IA siano passati in pochi anni da scommesse azzardate a realtà consolidate.
Per questo motivo, quando interviene su un tema delicato come il lavoro e l’occupazione, vale la pena ascoltare con attenzione. In un’intervista di qualche tempo fa il miliardario ha lanciato un avvertimento: l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie non si limiteranno a cambiare alcune mansioni, ma rischiano di rendere obsolete intere carriere.
Dobbiamo prepararci quindi a un vero cambio di paradigma, capace di cancellare professioni oggi consolidate. Ecco perché, secondo Musk, chi sta scegliendo il proprio percorso di studi o pensando a una svolta professionale dovrebbe riflettere bene: ci sono almeno tre lavori che, nel prossimo futuro, potrebbero non avere più spazio.
Le 3 professioni che non conviene intraprendere secondo Elon Musk
Secondo Elon Musk, l’intelligenza artificiale non si limiterà a supportare il lavoro umano, ma è destinata a cambiare in profondità il modo in cui molte professioni vengono svolte. Alcune potrebbero essere semplicemente trasformate, altre invece rischiano di diventare marginali o addirittura superflue. È per questo che, a suo avviso, scegliere oggi determinati percorsi di carriera senza considerare l’impatto dell’IA può rivelarsi una scommessa rischiosa.
Tra i settori più esposti c’è innanzitutto la medicina. Con sistemi capaci di analizzare enormi quantità referti e immagini diagnostiche in pochi secondi, l’IA potrebbe arrivare a formulare diagnosi con una precisione superiore a quella umana, riducendo errori e tempi di attesa. Non perché i medici diventino inutili, ma perché molte attività tecniche e ripetitive potrebbero essere automatizzate, cambiando radicalmente il loro ruolo.
Anche il comparto legale è destinato a subire una forte pressione. Software avanzati sono già in grado di esaminare contratti, individuare clausole critiche, redigere atti e fornire pareri preliminari in tempi record. Secondo Musk, questa efficienza potrebbe ridurre la domanda di avvocati per le mansioni più standardizzate, lasciando spazio soprattutto a chi offre competenze di tipo interpretativo.
Infine c’è la programmazione, paradossalmente uno dei pilastri dell’innovazione digitale. Strumenti sempre più evoluti riescono già a scrivere codici e sviluppare intere applicazioni quasi in autonomia. Questo non significa la fine degli sviluppatori, ma una riduzione del lavoro puramente esecutivo, con una crescente richiesta di figure capaci di progettare e integrare le soluzioni create dall’IA.
Il messaggio, però, non è catastrofico. Musk stesso riconosce che il fattore umano resta decisivo: giudizio critico, creatività, empatia e capacità di gestire situazioni complesse non possono essere replicati completamente da un algoritmo. Più che una condanna, quindi, la sua è un’esortazione ad adattarsi. In un mercato del lavoro che evolve a velocità crescente, la vera differenza la farà chi saprà aggiornare le proprie competenze e imparare a collaborare con la tecnologia, invece di subirla.
Le tre professioni che invece sopravviveranno (secondo Bill Gates)
Anche Bill Gates, co-fondatore di Microsoft, ha espresso la sua visione sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. A differenza di Musk, però, Gates individua tre professioni che invece sopravvivranno a questa trasformazione epocale.
In particolare, ha individuato tre ambiti in cui la domanda di lavoro resterà alta nonostante l’avanzata dell’automazione. Il primo è il settore energetico, che richiede competenze per innovare e gestire infrastrutture in un contesto di transizione verso energie sostenibili. L’intelligenza artificiale può migliorare l’efficienza, ma non sostituire la capacità di problem solving e l’approccio interdisciplinare necessari per affrontare le sfide ambientali e tecnologiche.
Il secondo ambito è quello delle scienze biologiche, dove il ruolo umano rimane essenziale. L’AI può supportare la ricerca analizzando grandi quantità di dati, ma la comprensione dei processi naturali e il progresso scientifico dipendono dall’intuito e dalla sperimentazione dei ricercatori. Gates sottolinea inoltre il potenziale dell’AI nel migliorare la salute globale, senza però eliminare la necessità di scienziati e medici.
Infine, paradossalmente, l’AI non potrà sostituire chi la sviluppa. La progettazione, la gestione e la regolamentazione dei sistemi intelligenti richiedono competenze avanzate di programmatori, data scientist e ingegneri informatici. La crescente domanda di esperti in machine learning e AI è evidente nella partnership tra Microsoft e OpenAI, dove si lavora per perfezionare strumenti come ChatGpt.
C’è quindi un elemento che accomuna Gates e Musk: entrambi non vedono l’intelligenza artificiale come una minaccia assoluta, quanto piuttosto come una tecnologia che ridefinirà il mondo del lavoro, rendendo ancora più preziose le competenze umane nei settori strategici.
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