Questi sono i 3 grandi rischi per il mercato azionario. Ma non potete fare a meno delle azioni USA nel 2024

R. F.

26 Maggio 2024 - 17:51

Questi sono i 3 grandi rischi per il mercato azionario, ma delle azioni USA non potrete comunque farne a meno nel 2024.

Questi sono i 3 grandi rischi per il mercato azionario. Ma non potete fare a meno delle azioni USA nel 2024

Il mercato azionario statunitense è in fermento da inizio anno. Ma ci sono rischi che minacciano di mettere un freno all’euforia “razionale” dei listini che fino ad ora abbiamo vissuto.

L’indice S&P 500 e il Nasdaq ad alto contenuto tecnologico martedì hanno chiuso a livelli record. Giovedì invece hanno subito un pullback che li hanno riportati al di sotto di questi record, cioè al di sotto di 40.000 per il Dow Jones e al di sotto di 5300 per l’SP500. Meno male. Un po’ di prese di profitto ci stanno bene. Comunque gli indici azionari statunitensi sono aumentati di circa il 10% (DJ) e di circa il 13% (Nasdaq 100) finora, a partire dal 1° gennaio 2024.

I 3 rischi principali possono essere riassunti in:

  • la politica monetaria della Federal Reserve,
  • una recessione a sorpresa
  • risultati inferiori alle attese sugli utili delle aziende.

Nvidia, il produttore di chip di intelligenza artificiale, ha svolto un ruolo importante nel far salire il mercato azionario, visto che a inizio gennaio valeva 475 dollari e, dopo la pubblicazione dei dati trimestrali, ha bucato i 1000 dollari di quotazione e raggiungendo così i 2,5 trilioni di dollari di capitalizzazione. Nonostante questa corsa vertiginosa, il P/ E di NVDA si attesta attorno a 48x ed è addirittura sceso rispetto a1 anno fa, quando valeva un 75x a maggio 2023.

L’azienda è senza dubbio un esempio eccellente e trainante della rivoluzione industriale più grande della storia dell’uomo che è la intelligenza artificiale generativa. NVDA è stata da sola la responsabile dell’ultima tappa di questo mercato rialzista, essendo aumentata del 90% solo nel 2024, ma senza che si sia creata una bolla speculativa sul titolo, perché i profitti sono cresciuti ad una velocità ancor maggiore della velocità di crescita del prezzo. Nvidia è certamente un manifesto per il sentiment del mercato azionario che è diventato sempre più positivo, avendo la speranza che l’intelligenza artificiale sia il motore della futura crescita della produttività aziendale mondiale verso livelli mai visti, e quindi un fattore di crescita della ricchezza delle aziende, e dei loro cash flow futuri.

Ma, a parte NVDA, risultati deludenti all’atto delle prossime pubblicazioni dei risultati del 2° trimestre che avverrà a partire dalla prima decade di luglio, potrebbero far scendere il mercato azionario. Similmente a quello che accadde con la febbre delle dot-com nella primavera del 2000, quando i mancati risultati degli utili di Cisco nella seconda settimana di aprile 2000 misero fine alla mania dei titoli tecnologici. Tuttavia il livello di profittabilità delle aziende del Nasdaq e dell’indice SP500 del 2024 è notevolmente superiore ai livelli di cash flow delle aziende della dot-com economy della primavera del 2000. Stavolta le aziende fanno soldi veri, non promesse di soldi futuri. Ma le delusioni degli investitori avidi di profitti sempre più corposi, possono accadere dalla pubblicazione di bilanci aziendali deludenti questa estate e possono trascinare il mercato in giù per un po’ di tempo, ma senza rompere le medie mobili a 200gg, cioè il trend di fondo dei listini, che rimarrà comunque rialzista, a mio modesto parere.

Inoltre, dobbiamo anche considerare un altro fattore di rischio.

I membri del Board della Fed hanno alzato i tassi di interesse al livello più alto degli ultimi vent’anni per contenere l’elevata inflazione. Non è chiaro quando la Fed inizierà a ridurre i costi di finanziamento. Per esempio, molti analisti del mercato monetario si aspettano che lo faccia almeno una volta entro la fine dell’anno. Forse a Settembre.

Ma se continuano ad arrivare dati “forti” come quello di oggi venerdì 24 maggio che ha visto gli ordini dei beni durevoli di aprile crescere dello 0.7% su base mensile contro attese che erano addirittura negative del -0.8%, ci potrebbe anche stare che la Fed i tassi non li tocca per nulla da qui alla fine dell’anno. E questo potrebbe essere un problema. Infatti, gli alti tassi di interesse hanno spinto al rialzo i flussi di cash che gli investitori possono ottenere dalla curva a breve dei titoli di stato americani e dai fondi del mercato monetario, dove oggi possono ottenere un rendimento del 5,25%, come il Treasury 4.25% scad. 31.5.2025 ad esempio.

Mantenere i tassi di mercato monetario più alti per un periodo più lungo offre ai fondi monetari e ai fondi del mercato monetario un vantaggio rispetto alle azioni in termini di rischio-rendimento.

Inoltre, l’economia statunitense è rimasta forte nonostante gli elevati costi di finanziamento e l’inflazione è scesa gradualmente. Ciò ha portato molti “meteorologi dell’economia” a prevedere che gli Stati Uniti siano sulla buona strada per un “atterraggio morbido”.

Se l’inflazione però scendesse ancora, in modo imprevisto per la Fed, allora si porrebbe un problema di tassi reali (cioè i tassi monetari al netto dell’inflazione). Questi tassi reali andranno ulteriormente al rialzo, se i tassi nominali rimangono fermi e gli alti tassi reali fanno più male alle imprese degli alti tassi nominali, perché a fronte di più alti costi di finanziamento, le imprese questi costi non riescono a scaricarli sui prezzi finali dei beni e servizi, prezzi che debbono tenere compressi al ribasso, pena la perdita di quote di mercato. Insomma un errore della Fed che pecca per eccesso di rigidità monetaria porterebbe alla compressione degli utili aziendali.

Quindi una Federal Reserve troppo rigida potrebbe lasciarsi sfuggire di mano la situazione e portare l’economia americana in una recessione, ancorché di breve durata, per via degli eccessivi tassi reali.
Se dovesse verificarsi tuttavia una recessione (che nessuno oggi vede arrivare), sarebbe una “grande sorpresa” che minaccerebbe il mercato azionario.

Sorpresa sul lato dell’economia e incertezza sul futuro della politica monetaria sono le due cose che gli investitori odiano di più, non c’è alcun dubbio.

Questi 3 “fattori di paura” (Fed, Bilanci Aziendali, Recessione) ritorneranno di tanto in tanto di attualità nei mercati finanziari.

Sono paure che, più in generale dominano nei periodi di pullback, di storno degli indici per poi affievolirsi nei periodi di rialzi sostenuti dei corsi azionari.

Ora siamo in una situazione intermedia, e per questo delicata, perché gli investitori sono in bilico tra:

  • i timori di un mercato che nel 2024 ha fatto molto e in troppo poco tempo e
  • l’enorme massa di denaro cash che hanno ancora in tasca, parcheggiata nei T-BILL a 6 mesi o nei fondi monetari, in attesa di comprare azioni quando le correzioni offrono prezzi più bassi e allettanti.

Tuttavia, se siete investitori con un orizzonte di lungo termine, dovreste resistere alla tentazione di “abbandonare la nave” del mercato azionario se e quando il mercato vacillerà.

Anzi, in situazioni drammatiche per la storia della finanza (vedi la crisi Lehman Bros. del 2008, oppure l’attacco alle torri gemelle del 2001, oppure il periodo del Covid19 della primavera del 2020) chi ha avuto il sangue freddo di rimanere investito nelle azioni, o addirittura di aumentare il peso azionario, abbassando il prezzo medio di carico dei titoli in portafoglio, ha sempre recuperato tutti i suoi soldi e addirittura ha aumentato i suoi profitti, perché ha avuto il coraggio di comprare a prezzi da svendita post-natalizia.

Insomma, queste 3 paure, che di tanto in tanto circoleranno negli ambienti finanziari,saranno più delle “buy opportunities” che non delle porte di uscita dal mercato.

Gli investitori che nel tempo sono diventati più ricchi e di maggior successo, come Warren Buffett ci insegna, sono quelli rimangono nei mercati più a lungo. Senza paura.

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