3 ETF obbligazionari a durata ultra-breve a prova di crisi dei mercati

Tommaso Scarpellini

23 Aprile 2025 - 19:05

Mercati sotto pressione, volatilità in aumento e rendimenti azionari compressi: ecco come si distinguono questi 3 ETF a durata ultra breve.

3 ETF obbligazionari a durata ultra-breve a prova di crisi dei mercati

In tempi incerti, il denaro si muove veloce. E quando le nuvole si addensano sui mercati finanziari, tra crisi geopolitiche, recessioni incombenti, guerre commerciali e debiti pubblici fuori controllo, la prima domanda che ogni investitore si pone è: dove mettere i miei soldi adesso?

La risposta non è mai semplice. Ma c’è una certezza che si ripresenta ciclicamente nei periodi turbolenti: quando la volatilità aumenta e l’azionario trema, il denaro cerca riparo.

E spesso quel riparo ha un nome preciso: liquidità. Ma attenzione, non parliamo della liquidità in senso stretto, come tenere tutto sul conto corrente. Parliamo di strumenti che offrono rendimento, bassa duration e bassa sensibilità alle variazioni dei tassi: gli ETF obbligazionari a durata ultra breve.

Perché proprio le scadenze ultra-short?

Negli ultimi mesi, si fa sempre più strada un paradosso: il mercato obbligazionario, tradizionalmente visto come rifugio, è diventato lui stesso fonte di stress. Il motivo? Tassi d’interesse ancora molto elevati rispetto alla media storica degli ultimi vent’anni, deficit pubblici sempre più difficili da finanziare, curve dei rendimenti semi-invertite e timori di default sovrani. Il risultato è un ambiente in cui anche il «safe haven» obbligazionario deve essere scelto con grande attenzione.

Eppure, proprio grazie ai tassi alti, c’è una nicchia del mercato obbligazionario che non è direttamente influenzata da queste dinamiche: quella degli strumenti a brevissima scadenza. Titoli che, proprio perché destinati a scadere in pochi mesi, sono meno esposti alla volatilità dei tassi e possono garantire rendimenti competitivi. Addirittura, se vogliamo essere provocatori, più competitivi di molti indici azionari. Basti pensare che oggi il rendimento del Treasury a 3 mesi è superiore all’earning yield dell’S&P 500: un’anomalia che ci racconta quanto oggi il premio al rischio azionario (Equity Risk Premium) sia storicamente negativo.

Quindi, in un mondo in cui anche le certezze vacillano, ha senso costruirsi un paracadute in questo settore? Se si, e se l’obiettivo è ridurre la volatilità, proteggere il capitale e magari ottenere anche un piccolo rendimento, quali ETF obbligazionari a duration ultra breve possono essere una risposta concreta? Vediamone 3.

1. SPDR® Bloomberg 1-3 Month T-Bill UCITS ETF (ZPR1)

Quando si parla di sicurezza, i Treasury Bills a 1-3 mesi sono il riferimento globale. Questo ETF replica l’indice Bloomberg US Treasury Bills 1-3 Month, investendo esclusivamente in titoli di Stato USA con scadenze ultracorte. Parliamo di strumenti a bassissimo rischio di credito, alta liquidità e sensibilità ai tassi praticamente nulla.

Con un TER dello 0,10%, questo ETF rappresenta una scelta per chi cerca «cash alternative» in dollari, ma vuole evitare la volatilità dei fondi obbligazionari a media o lunga duration. È registrato in diversi paesi europei (inclusa l’Italia), rendendolo accessibile anche agli investitori retail europei attraverso le principali piattaforme di trading.

Il vantaggio? In questo momento storico, il rendimento di questo ETF supera il 4%, grazie all’ancora elevato livello dei Fed Funds. Un rendimento simile, su un orizzonte temporale così breve, è qualcosa che non si vedeva da almeno due decenni.

2. JPMorgan USD Ultra-Short Income UCITS ETF (JPST)

JPST è un ETF a gestione attiva, che punta a ottenere un rendimento più alto rispetto ai tradizionali fondi monetari, mantenendo però un profilo di rischio molto contenuto. Investe in obbligazioni a brevissimo termine, prevalentemente investment grade, denominate in dollari e corporate.

Il suo punto di forza sta proprio nella gestione attiva: i gestori possono adattare dinamicamente il portafoglio, scegliendo i migliori strumenti a breve disponibili sul mercato, ottimizzando la duration (che rimane comunque molto bassa) e gestendo in maniera efficiente il rischio di credito.

Con un TER dello 0,18%, JPST si colloca in una fascia intermedia tra i classici fondi passivi e le soluzioni più complesse. Negli ultimi mesi ha mostrato una resilienza notevole anche durante fasi di sell-off obbligazionario. Disponibile per gli investitori europei, è quotato su diverse borse del continente.

3. iShares € Ultrashort Bond UCITS ETF (ERNE)

Per chi preferisce rimanere nell’area euro, ERNE rappresenta una delle scelte più interessanti. Questo ETF replica l’indice Markit iBoxx EUR Liquid Investment Grade Ultrashort, investendo in obbligazioni societarie europee con scadenze molto brevi e rating investment grade.

Il TER è tra i più competitivi del mercato (0,09%), e consente un’esposizione prudente ma non sterile, ideale per chi vuole evitare il rischio cambio e cerca una soluzione in euro. Nonostante la duration ridotta, il rendimento di ERNE è interessante, anche grazie alla selezione di emittenti corporate con spread leggermente superiori rispetto ai governativi.

Questa opzione è perfetta anche in ottica parcheggio temporaneo: che si tratti di aspettare una finestra d’ingresso su altri asset, oppure di mantenere una quota prudente di portafoglio in strumenti liquidi ma non improduttivi.

un porto sicuro, ma non senza rischi

In un’epoca in cui l’incertezza regna sovrana e il concetto stesso di «rischio zero» è stato messo in discussione, strumenti come questi ETF a duration ultra breve offrono una combinazione difficile da trovare altrove: bassa volatilità, rendimenti interessanti e una buona accessibilità anche per l’investitore retail europeo.

Ma attenzione: il rischio di perdita di capitale non è mai azzerato. In caso di default degli emittenti sottostanti (per quanto poco probabile nei casi analizzati), anche questi strumenti possono subire perdite. Esattamente come le obbligazioni a lunga scadenza. Ecco perché la diversificazione resta l’arma migliore.

Perché in finanza, come nella vita, non esiste un rendimento senza rischio, e se il rendimento è maggiore degli ultimi decenni, significa che lo è anche il rischio.