Estate tempo di partenze e vacanze, ma restare nel budget può diventare molto difficile.
Poco cambia se si decide di spostarsi in auto e fare i conti con il caro carburanti e la spesa per i pedaggi, oppure se si preferisce viaggiare in treno o aereo: l’inflazione colpisce tutte le principali voci legate alle ferie, dal trasporto agli alloggi, senza trascurare naturalmente ristorazione e attività collaterali.
Secondo le stime di Altroconsumo, una settimana di vacanza per due persone ad agosto 2026 costerà in media poco più di mille euro, solo come viaggio e alloggio. Si risparmia qualcosa puntando alle città d’arte, ma si spendono facilmente oltre 1.500 euro per una settimana nelle isole e nelle mete marittime più ambite.
Un lusso non per tutti
Facciamo un passo indietro. Secondo Eurostat oltre un cittadino europeo su quattro non riesce a permettersi una settimana di vacanza all’anno. L’ultimo aggiornamento è del 2025: il 27,5% della popolazione Ue lo scorso anno ha dichiarato di non avere abbastanza liquidità per sette giorni di ferie. Nell’Europa dell’Est è una condizione molto diffusa, con i picchi di Romania (61,4%), Grecia (46,6%) e Bulgaria e Ungheria (entrambe al 39,1%), mentre nelle economie più prospere di Paesi Bassi (12,8%), Svezia (12,4%) e Lussemburgo (10,6%) andare in vacanza per una settimana all’anno è un obiettivo alla portata della gran parte della popolazione.
Nel caso dell’Italia ci sono notizie positive e negative: è il 35,7% degli italiani, ben oltre uno su tre, a non potersi permettere una settimana di ferie. Nel nostro paese le vacanze sono quindi un lusso molto più che altrove in Europa (20,9% per la Germania e 23,2% per la Francia), ma è pur vero che in passato la situazione era perfino peggiore. Sempre stando a Eurostat, nel 2015 era infatti il 47,3% degli italiani in difficoltà a trovare le risorse per una settimana di vacanza all’anno. Tuttavia, all’epoca i prezzi erano decisamente più bassi.
I trasporti
Stavolta bisogna consultare i dati Istat sui livelli dei prezzi, per scoprire in che misura l’inflazione ha inciso sulle principali voci che compongono la spesa per le vacanze degli italiani. Considerando il periodo 2015-2025, ce n’è senza dubbio una che ha subito il rincaro più forte: il trasporto aereo. Dal 2015 i prezzi dei voli (nazionali e internazionali) sono cresciuti di oltre il 130%: ciò significa che un viaggio in aereo che oggi costa 500 euro, circa dieci anni fa sarebbe stato pagato circa 220 euro. Rialzo consistente anche per chi viaggia via mare, con prezzi in aumento di oltre il 49% in un decennio, mentre per il trasporto su rotaia l’aumento è stato più contenuto (27%). Per chi viaggia in auto l’inflazione è più clemente: aumenti del 20% per il gasolio e del 15% per la benzina, mentre per i pedaggi l’incremento è stato di quasi il 10%.
Alloggi, cibo e svaghi
Le altre note dolenti riguardano gli alloggi. Sempre secondo Istat, il livello medio dei prezzi per hotel e alberghi oggi risulta di oltre il 46% superiore a quello di dieci anni fa; aumento simile anche per i pacchetti vacanza, su del 42%. Rialzo più leggero per la categoria villaggi vacanze, campeggi e ostelli, di circa il 18%, ma comunque rilevante se si pensa che si tratta delle soluzioni più economiche, scelte spesso proprio con la prospettiva di risparmiare qualcosa. Dopo il viaggio e l’alloggio, ci sono naturalmente il cibo e gli extra. Per ristoranti, bar e locali da ballo (Istat considera un’unica categoria per queste voci), oggi si spende circa il 27% in più rispetto ai livelli di dieci anni fa, mentre l’inflazione non dà tregua neanche a chi cerca una tappa culturale, con musei, parchi e giardini con prezzi in aumento di quasi il 28%.
L’inflazione sulle vacanze
Le principali voci del budget per le ferie estive e i rincari negli ultimi dieci anni
I senza vacanza
Oltre ai rincari dei prezzi, pesa anche la dinamica dei redditi. Secondo le stime più recenti, il potere d’acquisto delle famiglie italiane, pur in leggero recupero dopo gli anni dell’alta inflazione 2022-2023, legata soprattutto ai beni energetici, resta inferiore a quello di molti paesi europei settentrionali. Questo spiega perché, nonostante il netto miglioramento rispetto al 2015, oltre un terzo degli italiani continua a dichiarare di non potersi permettere nemmeno una settimana di vacanza: i costi delle ferie sono cresciuti più velocemente dei salari medi, soprattutto per chi viaggia in aereo o sceglie le destinazioni di punta. Chi riesce invece a programmare con largo anticipo, optare per destinazioni meno battute o privilegiare i mezzi di trasporto su rotaia e le strutture extra-alberghiere può ancora contenere la spesa, ma per una quota significativa di famiglie le vacanze restano un miraggio.
Come in generale per la capacità di spesa, la situazione più critica emerge con nettezza tra gli adulti soli e con figli piccoli: il 63% non riesce a mettere insieme le risorse per sette giorni di ferie. Anche tra le persone sole, soprattutto tra gli over 65, il quadro resta pesante. Quasi un anziano su due (48%) dichiara di non potersi permettere una settimana di vacanza. Qui entrano in gioco pensioni spesso basse, spese sanitarie crescenti e, in molti casi, la solitudine. Il contrasto con i single sotto i 65 anni (circa 37%) è evidente: chi è ancora in età lavorativa, pur con difficoltà, riesce un po’ meglio a far quadrare i conti, grazie a una maggiore capacità di generare reddito o di adattare le spese.
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