Mercato azionario: 3 motivi per un possibile crollo nel 2016

Ecco 3 motivi per cui l’allarme per un possibile crollo sui mercati azionari nel 2016 è ancora acceso.

Persistono i timori per un crollo sui mercati finanziari nel 2016. Nonostante la recente ripresa dei listini azionari, lo spettro di un crollo sui mercati potrebbe essere ancora concreto.

I mercati azionari mondiali vengono da quattro settimane di forte risalita, ma questo non deve trarre in inganno gli investitori. Ad oggi viviamo in un contesto in cui è necessario avere cautela e possedere un quadro chiaro della situazione.

Perché è ancora presente il rischio di un crollo sui mercati nel 2016?

Gli scenari macroeconomici e di politica economica stanno vivendo situazioni inedite guardando al recente passato e l’ipotesi di un crollo dei mercati trova sostegno in tre principali fattori:

  1. il prezzo del petrolio;
  2. le politiche monetarie;
  3. la quotazione del dollaro.

Vediamo il perché.

3 motivi per un possibile crollo dei mercati nel 2016

L’indice Dow Jones da metà febbraio a oggi si è spinto dal minimo di 15.500 a oltre 17.200 punti base. Il Nasdaq non è stato da meno, ripercorrendo una risalita del tutto analoga. Stesso discorso per Dax e Euro Stoxx 50, anche nei mercati dell’Eurozona si è ripreso a respirare. Tuttavia, gli scenari che si stanno profilando in questi primi mesi dell’anno suggeriscono cautela e un possibile crollo nel 2016, come già anticipato dall’allarme lanciato dalla RBS ad inizio anno.

1) Il prezzo del petrolio
Come primo fattore d’allerta c’è il prezzo del petrolio. Dopo la discesa che l’ha condotto verso i suoi minimi storici, nelle ultime quattro settimane la quotazione del barile è salita di oltre il 7%, arrivando a quota 40 dollari. Questo rally è dovuto da un calo della produzione dei Paesi non-OPEC e un possibile accordo sull’output tra i Paesi OPEC.

Tuttavia, osservando lo scenario con più ampio raggio, il trend del prezzo del petrolio rimane negativo, mentre la correlazione con i mercati azionari continua ad essere molto forte.
Un’eventuale ripresa della discesa trascinerebbe con sé i mercati o anche solo un arresto della salita potrebbe fungere da freno alle quotazioni del petrolio, attualmente incoraggianti.

2) Politica monetaria
Le politiche monetarie delle principali banche centrali mondiali, non ultimo l’intervento di Draghi dello scorso 10 marzo, parlano di tassi di interesse negativi o azzerati e di tassi sui depositi sempre con il segno meno.

Le misure drastiche in corso, in particolare da parte della BCE e della BoJ per risollevare l’economia mondiale, costituiscono una potenziale arma a doppio taglio come sottolineato da Michael Lewitt, firma del Moneymorning, che afferma:

“L’entusiasmo mostrato dagli investitori nei confronti dei governi e del loro tentativo di distruggere il risparmio attraverso tassi negativi dimostra come questa mentalità di breve termine si appresti a consegnare un tornaconto molto salato. Non si può pretendere di far crescere l’economia distruggendone i capitali”.

3) Dollaro USA
Il terzo e ultimo fattore che impone di restare cauti guardando ad un possibile crollo del mercato azionario nel 2016 nasce proprio da quanto detto finora.
L’unica banca centrale che è in controtendenza e che ha praticato un aumento dei tassi di interesse è proprio la Federal Reserve. Questo, principi economici alla mano, dovrebbe portare il dollaro USA ad un rafforzamento contro le altre valute, in particolare Euro e Yen. E come successo nel giugno 2014, una variazione nella quotazione del dollaro contro le altre valute potrebbe portare ad un crollo nella quotazione delle azioni dei paesi esteri e non solo.

Un dollaro troppo forte, detto in altri termini, potrebbe avere un effetto domino sull’azionariato, trattandosi della moneta più forte e più scambiata del mondo, da sempre termometro dell’economia globale.

E gli interventi non coordinati delle altre banche centrali rispetto alla Fed sembrano sottovalutare questo scenario.

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