Con l’arrivo di aprile si apre un nuovo trimestre, e con esso una fase di profonda incertezza per gli investitori. È primavera, stagione di transizione non solo per il clima ma anche per i mercati finanziari. In questo periodo, gli investitori si fanno spesso più cauti, e non a caso torna a circolare il classico detto: “Sell in May and go away”.
Ma siamo sicuri che vendere a maggio, o addirittura sin da aprile, sia davvero una strategia efficace?
Soprattutto in un anno in cui molti listini sono già sotto di oltre il 10% rispetto ai massimi. Forse è proprio la statistica ad aiutarci a leggere meglio il contesto. Ecco dunque 2 evidenze interessanti che possono fare chiarezza sul comportamento dell’S&P 500 nel mese di aprile.
1. Attenzione ai detti: aprile e maggio sono storicamente mesi forti
Il detto “Sell in May and go away” suggerisce di abbandonare il mercato in primavera per tornare a investire in autunno, ma i numeri degli ultimi anni raccontano una storia diversa. Dal 2015 ad oggi, aprile ha mostrato un win rate dell’80%, ovvero l’S&P 500 ha chiuso il mese in positivo otto volte su dieci. Ancora più sorprendente? Maggio ha registrato un win rate del 90% nello stesso periodo.
Questo dato smonta completamente l’idea che la primavera sia un periodo debole per l’azionario. Al contrario, almeno negli ultimi dieci anni, si è trattato di una fase storicamente profittevole.
Tuttavia, anche in questo caso bisogna contestualizzare. Negli anni immediatamente successivi a forti rally del mercato, come è stato per esempio nel 2021 e nel 2023, la primavera ha mostrato segnali di debolezza. Basti pensare al 2022, quando l’S&P 500 perse il 12% tra aprile e maggio, o al 2024, con un calo del 5% in piena stagione fiscale.
Questo ci porta a una considerazione più raffinata: quando il mercato arriva da rally consistenti, aprile può trasformarsi in un mese di correzione. Non è la regola, ma è una di quelle “eccezioni statistiche” che, quando si presentano, vanno considerate con attenzione.
2. S&P 500 sotto la media mobile? Storicamente è un buon segnale
La seconda evidenza arriva da un’analisi stagionale condivisa recentemente da Bloomberg. La domanda è semplice: cosa succede quando l’S&P 500 entra in aprile al di sotto della sua media mobile a 200 giorni?
La risposta sorprende: in quei casi, aprile si è rivelato storicamente uno dei mesi migliori per i mercati azionari. Dal 1950 in poi, quando l’S&P 500 ha iniziato aprile sotto la 200-day moving average, il rendimento medio è stato superiore al 2%, con un tasso di successo significativo.
Questo ci suggerisce che un mercato in difficoltà a fine marzo potrebbe paradossalmente rappresentare unsegnale positivo. È un segnale controintuitivo, ma che trova supporto nei dati storici.
Conclusioni: tra cautela e opportunità
Segnali positivi: aprile e maggio hanno registrato, negli ultimi dieci anni, win rate superiori all’80%. Quando l’S&P 500 entra in aprile sotto la media mobile, spesso si assiste a un rimbalzo.
Segnali negativi: dopo forti rally, la stagione fiscale (tra aprile e maggio) ha storicamente mostrato segni di debolezza.
S&P 500, 1W
Grafico a candele settimanali dell'indice S&P 500. Fonte: baha.com
In definitiva, il contesto attuale richiede prudenza, ma non necessariamente pessimismo. Le statistiche ci insegnano che i proverbi, se non contestualizzati, possono portare fuori strada. Meglio lasciarsi guidare dai numeri, senza farsi ingannare dalle apparenze stagionali.