Warner Bros Discovery e Paramount Skydance volano in Borsa. Si avvicina l’intesa sulla maxi-fusione da 110 miliardi

Ufficio Studi Money.it

21 Settembre 2026 - 17:23

Le azioni dei due gruppi mediatici Usa guadagnano fino all’8% dopo indiscrezioni del Wall Street Journal su un’intesa vicina con la California e altri undici Stati che avevano bloccato in tribunale l’acquisizione di Warner Bros Discovery da parte di Paramount Skydance.

Warner Bros Discovery e Paramount Skydance volano in Borsa. Si avvicina l’intesa sulla maxi-fusione da 110 miliardi

Le azioni di Warner Bros Discovery (Nasdaq: WBD) e di Paramount Skydance (Nasdaq: PSKY) balzano oggi in avvio di seduta, con guadagni compresi tra il 6% e quasi l’8%, dopo che il Wall Street Journal ha riferito di trattative in fase avanzata tra Paramount e la California per chiudere la causa antitrust che dallo scorso luglio blocca l’acquisizione da 110 miliardi di dollari di Warner Bros Discovery.

I dettagli dell’operazione: 110 miliardi di dollari, 31 dollari per azione

L’accordo, annunciato ufficialmente il 27 febbraio 2026, prevede che Paramount Skydance (il gruppo controllato dalla famiglia Ellison e da RedBird Capital, nato dalla fusione tra il vecchio Paramount e Skydance Media) rilevi Warner Bros Discovery per 31 dollari per azione in contanti, per un valore d’impresa complessivo di 110 miliardi di dollari e un valore azionario di circa 81 miliardi (fonte: comunicato ufficiale Paramount).

Se il closing non avviene entro il 30 settembre 2026, Paramount deve versare agli azionisti WBD una «ticking fee» di 0,25 dollari per azione per ogni trimestre di ritardo, circa 7 milioni di dollari al giorno secondo le stime riprese dalla stampa finanziaria.

Il nodo antitrust: 12 Stati contro la fusione

Il Dipartimento di Giustizia Usa ha dato il via libera senza condizioni all’operazione il 12 giugno 2026, al termine di una revisione di otto mesi, giudicando che non vi fosse «nessuna minaccia alla concorrenza» nel settore, ma il 12 luglio una coalizione guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta, con altri undici Stati (tra cui New York), ha fatto causa per bloccare la fusione, sostenendo che concentri eccessivamente la distribuzione dei film nelle sale e le licenze dei canali via cavo in violazione delle norme antitrust federali: «La fusione illegale di questi due colossi dell’intrattenimento porterebbe a prezzi più alti, qualità inferiore e meno contenuti», ha dichiarato Bonta nel comunicato ufficiale. In assenza di un accordo, il processo è fissato per marzo 2027.

Ad agosto i colloqui erano saltati

A fine agosto i negoziati diretti tra Paramount e la California si erano interrotti, con la stampa di settore che riportava un atteggiamento pubblico piuttosto duro dell’ufficio di Bonta verso la controparte. Le indiscrezioni di oggi, non ancora confermate ufficialmente dalle parti, parlano di un possibile pacchetto che includerebbe un investimento da 1,5 miliardi di dollari nella produzione californiana, l’impegno a mantenere aperti entrambi gli storici studios, penali in caso di mancato rispetto di un obiettivo produttivo annuo, la possibile cessione di alcuni canali via cavo e un meccanismo di garanzia per l’indipendenza editoriale di CNN.