Vuole pagare per forza in contanti, ma il cinema vuole la carta. Gli fa causa e vince

Ilena D’Errico

11 Febbraio 2026 - 23:21

Voleva pagare con i contanti, ma il cinema non glielo ha permesso e la vicenda è finita in tribunale. Ecco cosa c’è da sapere.

Vuole pagare per forza in contanti, ma il cinema vuole la carta. Gli fa causa e vince

Si fatica ancora un pochino, ma ormai si è capito che gli esercenti commerciali non possono rifiutare i pagamenti con carta e pos. Ma cosa succede se invece non vogliono i contanti? La questione non è di poco conto, perché molti clienti vengono colti di sorpresa da questa richiesta, che causa un disagio pari alla situazione inversa. Uno di questi casi, avvenuto nei Paesi Bassi, è finito in una causa, che ha riconosciuto le ragioni del cliente. A quest’ultimo era stato impedito di pagare in contanti presso un cinema a causa di un nuovo regolamento aziendale. Quest’ultimo mirava principalmente a tutelare i dipendenti, più esposti ai pericoli di furti e rapine con l’uso di monete e banconote.

La sicurezza è di fatto una delle ragioni per cui le autorità promuovono i pagamenti con carta o digitali, ma non può essere motivo per rifiutare pagamenti validi. La bontà delle ragioni che hanno spinto il cinema olandese all’adozione del divieto dei contanti non hanno convinto il tribunale a confermare la regola, per quanto dai nobili intenti. Nel complesso, la vicenda è stata piuttosto articolata visto che il principale motivo di contestazione addotto nel ricorso riguardava la privacy della clientela.

Il ricorrente, attivista del settore, temeva infatti che l’obbligo di pagamenti con carta violasse la tutela della privacy impedendo ai clienti di conservare l’anonimato. Il trattamento dei dati personali è in realtà stato considerato legittimo poiché avvenuto in modo conforme alla normativa e con una finalità più che legittima, ruotando intorno alla salvaguardia dei lavoratori. Impedire completamente il pagamento con il denaro contante, tuttavia, non è stata ritenuta una modalità giustificabile. La vicenda sta proseguendo, ma comunque è stato appurato ancora una volta che non è possibile negare il pagamento in contanti.

È legale rifiutare il pagamento in contanti?

Al di là della complessità della vicenda olandese, gli esercenti commerciali non possono rifiutare i pagamenti in contanti, nemmeno in Italia. L’eventualità che ciò accada è molto più frequente di quanto non si pensi, ma non vuol dire che sia legittima. Molte persone cadono in errore perché non conoscono di un obbligo analogo a quello che impone l’uso del pos, quando in realtà banconote e monete sono sempre accettabili.

La legge, in particolare, impone l’uso indistinto di tutte le monete aventi corso legale, che comprendono ovviamente i soldi contanti. Non è tutto, c’è anche una raccomandazione dell’Unione europea che intima agli Stati membri di accettare sempre i pagamenti con il denaro contante per l’acquisto di beni e servizi. Nei fatti, quindi, l’obbligo esiste e si rivolge a tutti gli esercenti imprenditoriali, commerciali e professionali, obbligati ad accettare i pagamenti in contanti, salvo accordo diverso tra le parti.

Anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione riconosce l’obbligo di accettare i pagamenti in contanti, come per tutte le monete aventi corso legale. Il rifiuto è illegittimo, a meno che non si tratti di denaro falso o di importi superiori ai limiti previsti dalla legge. Fino al 1981 il rifiuto di accettare i pagamenti in contanti era addirittura un reato, ma oggi è stato depenalizzato e la punibilità consiste in una sanzione pecuniaria fino a 30 euro. In ogni caso, i clienti possono imporre il pagamento in contanti, salvo difficoltà oggettive o eccezioni particolari:

  • banconote danneggiate;
  • soldi contraffatti o sospette;
  • valute diverse dall’Euro;
  • importi superiori al limite per i pagamenti in contanti fissato dalla legge.

Di pari passo, gli esercenti possono legittimamente rifiutare i pagamenti con strumenti che non sono riconosciuti come monete con corso legale. Tanto per fare degli esempi, ciò riguarda strumenti come i Bitcoin e il baratto, che nessuno è tenuto ad accettare come mezzo di pagamento.

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