Voto a 18 anni approvato dal Senato: come cambiano le elezioni

Voto in Senato a 18 anni (e non più a 25) e senatori a 25 anni (e non a 40): il Senato approva il testo di legge ma è scontro politico. Nuove regole di elettorato in arrivo.

Voto a 18 anni approvato dal Senato: come cambiano le elezioni

Il Senato ha approvato con 125 voti favorevoli, 84 astenuti e zero contrari la riforma che permetterebbe ai cittadini di 18 anni di eleggere i senatori, attualmente infatti bisogna averne 25, e di abbassare l’età minima per essere eletti a Palazzo Madama a 25 anni, anziché gli attuali 40. Adesso il provvedimento passerà alla Camera per la terza lettura, per poi tornare al Senato per l’approvazione finale, per la quale sarà necessaria la maggioranza assoluta, trattandosi di una legge costituzionale.

Il decreto in questione va a modificare le regole di elettorato attivo e passivo per l’elezione del Senato della Repubblica e si accompagna alla legge sul taglio dei parlamentari, oggetto del referendum del 20 e 21 settembre 2020.

L’età per votare in Senato si abbassa a 18 anni (non più a 25) e quella per essere eletti senatori a 25 invece che 40, in altre parole vengono estesi gli stessi criteri in vigore per la Camera dei deputati.

Una modifica sostanziosa e di grande impatto che potrebbe portare 4 milioni di elettori in più e va ad intaccare l’articolo 58 della Costituzione. Di conseguenza l’iter di approvazione è rafforzato: due passaggi in Senato e due alla Camera, come si prevede per le riforme costituzionali.

Al momento il testo si trova al secondo dei 4 step previsti dalla legge e la maggioranza risulta spaccata. Ecco cosa sta succedendo.

Ddl voto in Senato a 18 anni e senatori a 25: l’emendamento del PD

Oggi e domani si discute a Palazzo Madama del ddl approvato in prima lettura il 31 luglio 2019 che va a modificare la Costituzione nella parte in cui abbassa l’elettorato attivo in Senato a 18 anni e passivo a 25.

Tuttavia il testo al momento in discussione è diverso da quello approvato in prima lettura poiché a gennaio il senatore Dario Parrini (PD) aveva presentato un emendamento integralmente sostitutivo della parte riferita all’elettorato passivo, emendamento che oggi stesso è stato ritirato.

Italia Viva, infatti, ha insistito affinché anche i venticinquenni possano essere eletti senatori, altrimenti non darà il consenso al provvedimento nella sua interezza.

Voto a 18 anni, cosa dice la Costituzione?

Fino ad ora l’elezione del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati si sono sempre svolte secondo regole differenti, ed è proprio la Costituzione a stabilirlo negli articoli 56 e 58. Il primo prevede che si può votare alla Camera a 18 anni ed essere eletti deputati a 25 anni; il secondo che si possa votare al Senato a 25 anni e diventare senatori dopo i 40.

La notevole differenza tra i limiti di età previsti per le due camere rispondeva ad un’esigenza - molto diffusa ai tempi dei costituenti - di assicurare maggior consapevolezza politica per quanto riguarda l’elezione del Senato. Ciò perché alla Camera “alta” erano conferiti tradizionalmente maggior prestigio e responsabilità.

Oggi questa distinzione è caduta, e quindi la sproporzione di età tra le Camere non ha più ragione di esistere, da ciò nasce il ddl che amplia l’elettorato in Senato. Senza contare che se la riforma fosse approvata si avrebbero ben 4 milioni di elettori in più, un numero che potrebbe fare la differenza e incidere sul risultato delle prossime elezioni.

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