Visite fiscali per gravidanza a rischio: ci sono orari di reperibilità oppure si è esonerati?

Gravidanza a rischio: per le lavoratrici si applicano le regole previste per la maternità anticipata? Sì, ma solo nel periodo che precede l’accertamento disposto dal Ministero del Lavoro.

Visite fiscali per gravidanza a rischio: ci sono orari di reperibilità oppure si è esonerati?

Visite fiscali per maternità anticipata: le regole vigenti sugli orari di reperibilità per i lavoratori assenti per malattia si applicano anche nei confronti delle lavoratrici incinte?

Questa domanda è molto frequente tra quelle lavoratrici che decidono di anticipare l’inizio del congedo di maternità perché gli è stata riconosciuta dal medico curante una gravidanza a rischio; queste, infatti, vogliono sapere se anche per loro vale il rispetto degli orari delle visite fiscali e se anche nei loro confronti potrebbero essere applicate delle sanzioni in caso di mancata osservazione delle regole.

Ricordiamo, infatti, che i lavoratori in malattia nel periodo in cui beneficiano dell’indennità sostitutiva riconosciuta dall’Inps devono rispettare l’obbligo di reperibilità alle visite fiscali; questo però non vale per le donne nei confronti delle quali è stata accertata una gravidanza a rischio poiché queste non hanno l’obbligo di essere reperibili, tranne che nel periodo precedente all’accertamento disposto dal Ministero del Lavoro.

A tal proposito in questo articolo faremo chiarezza su quando il medico incaricato potrebbe far visita alla lavoratrice con gravidanza a rischio, così da capire come comportarsi per evitare una sanzione.

Gravidanza a rischio: nessuna reperibilità per le visite fiscali

Una lavoratrice dipendente ha l’obbligo di assentarsi dal lavoro nei 2 mesi precedenti alla data presunta del parto e nei 3 mesi successivi (oppure nell’ultimo mese prima del parto e nei 4 successivi). Questo perché ogni lavoratrice dipendente - sia nel settore pubblico che nel privato - ha il dovere di usufruire del congedo di maternità INPS della durata di 5 mesi.

Tuttavia alle donne a cui viene accertata una gravidanza a rischio, ossia per quelle lavoratrici che non possono svolgere la normale attività lavorativa senza compromettere il buon esito della gravidanza, viene concesso di andare in maternità anticipata.

È la Legge 151/2001 - meglio conosciuta come il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità - a riconoscere alle donne in stato di gravidanza a rischio la possibilità di chiedere la maternità anticipata, durante la quale non sono previste visite fiscali da parte del medico dell’INPS.

Nel dettaglio, nell’articolo 17 del Testo Unico si legge che la maternità anticipata può essere richiesta:

  • nel caso di gravi complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume possano essere aggravate dallo stato di gravidanza;
  • quando le condizioni di lavoro o ambientali siano ritenute pregiudizievoli alla salute della donna e del bambino;
  • quando la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni.

Lo stesso articolo stabilisce che la gravidanza anticipata deve essere disposta dal servizio ispettivo del Ministero del Lavoro in seguito all’accertamento del medico, ma non oltre il 7° giorno dalla presentazione della richiesta.

Gravidanza a rischio: l’accertamento del medico

Per richiedere la gravidanza anticipata la lavoratrice deve presentare alla ASL il certificato del medico con il quale viene confermato lo stato di rischio.

Sta alla DPL (Direzione territoriale del lavoro), una volta inviato l’accertamento medico, confermare o meno la richiesta della lavoratrice. Il provvedimento che conferma l’inizio dell’indennità di gravidanza anticipata deve essere emanato entro 7 giorni dalla richiesta della lavoratrice; in caso di mancata risposta vale il principio del “silenzio assenso”.

Nel periodo coperto dall’indennità di gravidanza a rischio la lavoratrice continua a percepire lo stipendio nella stessa misura di quanto previsto per il congedo di maternità: quindi, l’80% dell’importo è a carico dell’INPS, mentre il restante 20% del datore di lavoro.

Come anticipato nel periodo di assenza dal lavoro la lavoratrice non ha il dovere di rispettare gli obblighi di reperibilità previsti per le indennità di malattia dei dipendenti pubblici e privati, poiché la gravidanza a rischio si configura come motivo di esenzione dalle visite fiscali.

C’è però un appunto da fare prima di concludere: nel periodo precedente alla visita di controllo, quindi nei 7 giorni previsti dalla notifica della richiesta alla concessione della gravidanza anticipata, la lavoratrice non è esonerata dalla visita fiscale.

Anzi, nella prima settimana è molto probabile che riceverete la visita del medico incaricato dalla ASL, utile ad accertare lo stato di rischio della gravidanza ai fini della concessione della maternità anticipata.

In tal caso gli orari di reperibilità dipendono dal settore di impiego: per i privati dalle 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, per gli statali dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00.

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