Video Streaming, è boom: nuove modalità di fruizione e inediti scenari competitivi

Il video streaming sta vivendo un vero e proprio boom, ecco le evidenze di una ricerca presentata da Sensemakers per esplorare nuovi scenari e opportunità offerte dal settore

Video Streaming, è boom: nuove modalità di fruizione e inediti scenari competitivi

Il video streaming è diventato una consuetudine nelle abitudini quotidiane della fruizione di internet.

Durante il lockdown gli utenti hanno fatto un balzo in avanti in termini di digitalizzazione che non ha avuto precedenti sul piano della velocità di diffusione e dei volumi. Lo smart working, la scuola digitale, la corsa all’ecommerce, il tempo libero forzato che ha spinto tutti a una ricerca spasmodica di contenuti online, hanno rappresentato tutti driver di crescita molto importanti per il settore.

Questo, aggiunto a una sempre maggiore propensione del pubblico italiano nei confronti dei contenuti video, rappresenta un nuovo corso per il comparto, il quale pare non voglia più cedere il passo, continuando a godere di una crescita che ha tutte le carte in regola per protrarsi stabilmente anche nel futuro.

Video streaming: un webinar dedicato

Per discutere delle opportunità che si aprono con la crescita del settore del video streaming, Sensemakers ha organizzato un webinar dal titolo: “Boom Video Streaming - Modalità di fruizione emergenti e nuovi scenari competitivi” dove sono intervenuti Fabrizio Angelini, CEO e Founder di Sensemakers e Andrea Zannin, Partner e Head of Qualitative Beyond Research.

La società, che offre servizi di consulenza e prodotti in ambito digital basati sull’analisi e l’interpretazione dei dati relativi a navigazione, comportamento e profilo sociodemografico degli utenti della rete, ha fornito una panoramica dei risultati di una ricerca ad hoc integrata da una serie di fonti censuarie (fonti Auditel, Comscore digital audience Suite e stime Agicom, insieme ai risultati di un sondaggio su 1000 utenti rappresentativi).

Il report ha analizzato in dettaglio comportamenti di fruizione e il profilo dei principali operatori OTT internazionali ed emittenti televisive nazionali.

Video streaming VS tv lineare

Il tempo speso a guardare la tv continua a prevalere rispetto al consumo di contenuti digitali, tuttavia se l’emergenza COVID ha confermato il ruolo dominante del mezzo televisivo, soprattutto nel racconto di eventi collettivi da vedere “insieme e in diretta”, dall’altro ha incredibilmente accelerato la fruizione del video streaming (a marzo 2020 si è registrato il 60% di utenti digitali in più rispetto a marzo 2019).

Ormai si nota una quasi netta sovrapposizione della visione dei video online con i tempi canonicamente utilizzati per fruire della televisione, per tutto l’arco della giornata e per fasce sempre più ampie di popolazione. Senza contare il fenomeno del second screen (ossia utenti che guardano la tv e contemporaneamente fruiscono di contenuti digitali su un altro schermo, smartphone in primis con una percentuale dell’87%).

Inoltre, la fruizione del digital video è sempre più condivisa (soprattutto su Smart TV) ad esempio, dai nuclei familiari, e sempre meno solo appannaggio del consumo individuale. Fanno da traino la qualità dei contenuti, la ricchezza dell’offerta e la semplicità di utilizzo delle piattaforme.

La presa del digitale su target sempre più ampi e solitamente più televisivi, implica che nonostante il predominio del mezzo televisivo, la situazione competitiva del mercato si stia dirigendo verso un punto di svolta, con le piattaforme digitali che propongono sempre più contenuti simili a quelli della tv lineare, pronti ad entrare in competizione anche sul piano della raccolta pubblicitaria e con un grosso margine di crescita delle audience.

Non a caso, gli investimenti in digitale stavano vivendo un trend di crescita esponenziale anche prima del lockdown. La strada che al momento appare più vincente in termini pubblicitari è, dunque, di impostare pianificazioni cross device.

Le piattaforme di video streaming

I player presi in esame dalla ricerca sul video streaming si dividono in AVOD acronimo di Advertising video on demand, gratuite perché basate sulla pubblicità (YouTube, RaiPlay, Mediaset Play, Dplay ecc.) e SVOD che sta per Subscription video on demand, ossia che possono essere fruite su abbonamento con canone periodico (Sky, Netflix, Amazon Prime Video, Infinity, Now Tv DAZN ecc.).

Rispetto alle altre piattaforme, Sky si differenzia per un’offerta più completa e variegata, che comprende contenuti scripted (come serie tv e fiction) ma anche informazione, intrattenimento e sport.

L’ostacolo è determinato però dal prezzo, che è ancora un driver di scelta molto forte per gli utenti quando devono decidere se sottoscrivere o meno un abbonamento. Non a caso nel recruitment di nuovi utenti escono avvantaggiati gli OTT.

Il percepito degli utenti

Netflix, in questo senso, gode di una buona reputazione, è la più performante ed è considerata come una piattaforma che offre un buon rapporto qualità prezzo, apprezzata anche per l’usabilità e la fluidità dell’esperienza di fruizione. Quest’ultima, si sovrappone in termini di percepito soprattutto con Amazon Prime Video, entrambe utilizzate maggiormente per contenuti scripted, mentre per contenuti informativi sono preferite le AVOD.

Il motivo è che le piattaforme SVOD, con YouTube come unica eccezione, sono considerate più dinamiche e stimolanti, mentre serietà e competenza sono tratti distintivi maggiormente riconosciuti alle AVOD.Questo non implica che l’utenza SVOD sia prevalentemente di giovanissimi, anzi, il target è piuttosto variegato.

Gli utenti italiani, attualmente, contemplano la possibilità di attivare due abbonamenti diversi contemporaneamente, con una previsione di spesa di circa 20 euro mensili. Si tratta di un dato in calo rispetto alla media di 3 registrata a livello internazionale e, presumibilmente, la crisi post coronavirus inciderà ulteriormente sulla spesa per l’intrattenimento.

Questo potrebbe implicare la diffusione di modelli ibridi sottoscrizione-pubblicità che possano contenere i costi, senza penalizzare i contenuti. In conclusione, la tv tradizionale sta subendo una pressione continua da parte dei player digitali, non solo YouTube, che gioca una parte diversa, ma anche e soprattutto gli SVOD e in particolare gli OTT, che stanno diventando sempre più “generalisti”, modificando radicalmente il contesto competitivo del mondo video, streaming e non.

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