Non c’è che dire… Azioni, valute e metalli preziosi dei mercati emergenti (EM) stanno estendendo un inizio d’anno travolgente. Le tensioni tra Stati Uniti ed Europa pesano sul dollaro (dopo la soglia di 1,18 siamo in dirittura di arrivo di 1,20 contro euro), ridando vigore ai flussi di diversificazione extra-dollaro in tutto il mondo.
Sembra proprio che il trade “sell the USA” sarà il protagonista dei mercati finanziari anche per il 2026. Non c’è che dire: Trump sta facendo un ottimo lavoro in questo senso. Più parla e stra-parla e più il dollaro si affossa e si scioglie come burro al sole.
Nel grafico Bloomberg qui sotto ho unito il trend dell’indice MSCI EM (linea gialla) con il trend dell’indice del dollaro DXY (linea bianca) dalla fine del 2024 ad oggi. Si noti come il crollo dell’indice DXY, iniziato a gennaio 2025, precede l’inizio di un rally corposo dell’indice azionario MSCI EM, ancora in corso.
Indice DXY (linea bianca scala di dx) e indice MSCI EM (linea gialla scala di sx) dal settembre 2024 ad oggi
Fonte: Bloomberg
Il rally dei mercati emergenti ha accelerato anche oggi, venerdì 23 gennaio, con l’indice MSCI Emerging Markets verso la quinta settimana consecutiva di rialzi (la “trend line” positiva più lunga dallo scorso maggio 2025). Finora, l’indice ha accumulato un progresso dell’8% quest’anno, superando nettamente il misero +1% dell’S&P 500. A sostenere la corsa degli emergenti sono stati soprattutto i titoli tecnologici asiatici.
Il sentiment positivo di rischio sull’MSCI EM ha ricevuto una spinta decisiva dopo che la banca centrale cinese ha fissato il tasso di riferimento giornaliero dello yuan sotto la soglia di 7 per dollaro per la prima volta in oltre due anni, segnalando tolleranza verso il rafforzamento della valuta domestica. Parallelamente, il listino di riferimento del Sudafrica punta al terzo rialzo settimanale consecutivo, con l’oro che scambia poco sotto i 5.000 dollari l’oncia.
Non abbiamo ancora i dati completi sui flussi, ma sembra proprio che gli investitori stiano versando capitali nei fondi dei mercati emergenti a ritmi record, mentre prende piede una rotazione dei portafogli globali in uscita dagli asset statunitensi. Questa dinamica ha spinto l’indice azionario EM verso massimi storici. Sebbene la tecnologia asiatica guidi la carica, anche altre regioni stanno recuperando terreno: il benchmark per l’Europa emergente, quello per il Medio Oriente e l’Africa sono cresciuti per cinque giorni consecutivi, avviandosi verso il miglior mese dal 2020. In America Latina, l’indice MSCI relativo ha chiuso giovedì 22 gennaio ai livelli più alti dall’aprile 2018.
Le tensioni relative alla questione Groenlandia — per quanto temporaneamente attenuate — hanno riacceso i dubbi sull’«eccezionalismo americano» e sul ruolo del dollaro, spingendo i soldi in uscita dagli USA verso l’Europa e verso i paesi emergenti, dalla Cina all’India, nella strategia chiara di diversificare lontano dai Treasury americani. Questo flusso in uscita dagli USA ha dato ulteriore slancio a un rally che era già alimentato da una robusta crescita globale, dal boom della spesa nell’IA e dai cambiamenti politici in America Latina, oltre che da politiche fiscali e monetarie “accondiscendenti” in gran parte del mondo in via di sviluppo. Il rafforzamento dello yen sul dollaro ne è una prova.
Insomma, gli investitori internazionali cercano di diversificare lontano dagli asset USA… non è un fenomeno violento, ma un deflusso lento e inarrestabile dai bond americani.
Oltre allo yen, valute come il real brasiliano e i pesos colombiano e cileno hanno guadagnato oltre il 3% quest’anno. Nel frattempo, la Banca Nazionale di Polonia, uno dei più grandi acquirenti di oro al mondo, assieme alla Banca Centrale Indiana e a quella cinese, ha approvato martedì 20 gennaio 2026 piani per l’acquisto nel 2026 di ulteriori 150 tonnellate di metallo prezioso.
Come approfittare del rally dei mercati emergenti? Be’, vi cito per fare un esempio uno degli strumenti più liquidi per scommettere anche nel 2026 sugli EM Markets: si tratta del iShares Core MSCI Emerging Markets UCITS ETF (Acc) IE00BKM4GZ66 (IS3N).
L’ETF iShares Core MSCI Emerging Markets (da 135 miliardi di dollari) ha attirato oltre 6,5 miliardi di dollari solo a gennaio, mettendosi in rotta per il più grande afflusso mensile dalla sua creazione nel 2012. (N.B.: È di tipo NON HEDGED, senza la copertura del rischio di cambio sul dollaro… vedi più avanti le opportunità di tipo HEDGED).
Ma attenzione: non è il solo “fattore Trump” a spingere gli EM. Gli asset EM sono i principali beneficiari di una crescita globale più forte. E quando le opportunità per scommettere sulla crescita nei “mercati sviluppati” sono limitate, l’outlook per gli emergenti diventa ancora più rialzista.
Tuttavia, bisogna essere cauti: il ritmo dei flussi verso gli emergenti può calare con l’aumento delle tensioni geopolitiche, poiché il “bacino” di asset di queste nazioni non è profondo quanto quello statunitense. Per fare un esempio calzante, con un valore di mercato combinato di quasi 36 trilioni di dollari, tutti i mercati emergenti valgono “solamente” circa la metà del solo mercato USA (73 trilioni di dollari).
I mercati emergenti si apprestano quindi a continuare ad essere nel 2026 l’investimento prediletto di Wall Street. E alcuni gestori di fondi (Robeco, Pimco, Amundi, M&G Capital Partners, solo per citarne alcuni) scommettono ormai apertamente sull’inizio di un ciclo pluriennale di afflussi di capitale sugli EM.
La corsa alla liquidità verso questo settore registrata nel 2025 — la migliore dal 2009 per l’intera gamma dei titoli emergenti — è il segnale che un numero crescente di investitori sta tornando ad allocare risorse in un comparto rimasto a lungo nell’ombra dopo anni di performance deludenti. Per la prima volta dal 2017, le azioni emergenti nel 2025 hanno sovraperformato le omologhe statunitensi.
L’entusiasmo per il settore è emerso chiaramente durante la recente conferenza sugli investimenti di Bank of America Corp. a Londra nella prima settimana di dicembre dell’anno scorso. L’istituto, ospitando 300 investitori, ha riscontrato un pessimismo pressoché nullo sui Mercati Emergenti. (Si tratta dell’annuale meeting BOFA Materials & Infrastructure Conference 2025, tenuta a Londra dal 1° al 3 dicembre 2025).
Ciò a cui stiamo assistendo non è quindi un fenomeno momentaneo, ma potrebbe essere uno spostamento fondamentale di lungo periodo nei flussi di investimento globali. I gestori di portafoglio sono determinati a diversificare rispetto agli Stati Uniti, non solo perché spaventati da Trump, ma anche perché attratti dai progressi compiuti dalle nazioni in via di sviluppo nel ridurre il debito e domare l’inflazione.
Si tratta di una svolta che pochi avevano previsto. Anche perché in pochi avevano previsto la “sterzata” autoritaria di Trump sulla FED! Fino a poco tempo fa, gli investitori evitavano questa classe di asset, scottati da anni di rendimenti deboli e timorosi di una guerra commerciale statunitense. Per i gestori era difficile proporre questi mercati ai clienti, mentre gli hedge fund sostenevano che le migliori opportunità risiedessero proprio nello scommettere contro di essi.
Infatti, grandi banche come JPMorgan Chase & Co. e Morgan Stanley, sempre nella conferenza BOFA di Londra di dicembre 2025, si sono unite al coro dei rialzisti, prevedendo che gli emergenti beneficeranno della debolezza del dollaro e dell’esplosione degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Ma non si tratta solo di fondi “equity”: JPMorgan stima afflussi fino a 50 miliardi di dollari nei fondi di debito emergente per il prossimo anno.
Anche Pimco, assieme a Morgan Stanley, consiglia ai clienti di detenere obbligazioni in valuta locale e di incrementare l’acquisto di debito emergente denominato in dollari, ma di tipo HEDGED, cioè con la copertura del rischio di cambio, stante la debolezza strutturale del dollaro nel 2026. BofA si aspetta che i bond emergenti in valuta forte replichino nel 2026–2027 i rendimenti a doppia cifra del 2025.
Siamo solo agli inizi quindi? Forse sì. Secondo un’analisi BLOOMBERG, nonostante il rally del 2025, i flussi di investimento sugli emerging markets, sia equity che bonds, sono finora relativamente contenuti. Sebbene i fondi di debito emergente abbiano incassato oltre 60 miliardi di dollari nel 2025, ciò è avvenuto dopo deflussi per 142 miliardi nel triennio precedente. Questo significa che i mercati emergenti, sia mercati azionari che mercati obbligazionari, sono ancora sottopesati nei portafogli globali.
Purtroppo il tema dei “Magnifici 7” in USA ha tenuto banco per 3 anni consecutivi, e molti hanno capito solo ora di essere sovraesposti alla crescita delle mega-cap statunitensi e hanno scelto di iniziare a diversificare a livello globale, anche nel timore di una bolla sulla I.A..
Ciò non significa che bisogna abbandonare Microsoft, Nvidia o Google, ma la diversificazione verso gli emerging markets sarà una strategia vincente anche nel 2026.
Tuttavia ci sono dei rischi: nonostante il rimbalzo, restano alcune vulnerabilità della “opzione E.M.”.
La Cina, intrappolata in un ciclo deflazionistico, potrebbe rappresentare una sfida esportando l’eccesso di capacità produttiva verso altri paesi in via di sviluppo, mettendo sotto pressione le industrie locali.
Ma il test più importante, come già esposto da me su queste pagine (ad esempio vedi qui: Quale futuro per il dollaro nel 2026? ma anche qui: Azioni, meglio investire in Europa o Stati Uniti nel 2026?), riguarda il dollaro. Il suo calo dell’8% nel 2025 ha sostenuto gli asset emergenti, ma molti ritengono che potrebbe rimbalzare qualora la Federal Reserve tagliasse i tassi meno del previsto.
IN SINTESI:
Questa incertezza geo-politica del biennio 2025–2026, amplificata dalle stramberie di Trump, offre agli investitori in uscita dal dollaro USA una finestra di opportunità per entrare nei mercati emergenti, oltre che nell’oro e nei mercati europei.
Per coloro che fra voi sono propensi al rischio e hanno un orizzonte temporale medio-lungo, ecco quindi alcuni esempi di ETF, sia equity che debito, utili per diversificare il portafoglio nel 2026 (oltre all’ETF iShares Core MSCI Emerging Markets UCITS ETF (Acc) già menzionato sopra).
Tutte le proposte saranno di tipo HEDGED contro il rischio dollaro. È una scelta obbligata: se il dollaro crolla, i guadagni dei mercati emergenti possono essere letteralmente mangiati dalla svalutazione della divisa americana.
Utilizzare la versione EUR Hedged serve proprio a neutralizzare questo effetto, permettendoti di incassare il rendimento degli asset sottostanti senza preoccuparti troppo delle oscillazioni EUR/USD.
Ecco quindi la selezione di 3 ETF azionari e 3 obbligazionari quotati su Borsa Italiana con copertura del rischio cambio.
Per quanto riguarda gli ETF Azionari Mercati Emergenti (EUR Hedged):
Questi prodotti replicano i principali indici azionari (come l’MSCI Emerging Markets) applicando una copertura mensile sul cambio.
| Nome Fondo | ISIN | Caratteristiche |
| iShares MSCI EM UCITS ETF EUR Hedged (Acc) | IE00B441G979 | Il classico dei classici. Replica l’indice MSCI EM (Cina, India, Taiwan, ecc.) con copertura valutaria. È ad accumulazione, non paga cedole. |
| UBS ETF (LU) MSCI Emerging Markets UCITS ETF (hedged to EUR) A-acc | LU0950674113 | Ottima alternativa di UBS, molto liquido e con una metodologia di replica fisica ottimizzata. È ad accumulazione, non paga cedole. |
| Xtrackers MSCI Emerging Markets Swap UCITS ETF EUR Hedged | LU0928740228 | Utilizza una replica sintetica (swap) che in certi scenari fiscali sugli emergenti può risultare leggermente più efficiente della replica fisica. Anche questo è ad accumulazione e non paga cedole. |
Per quanto riguarda gli ETF Obbligazionari Mercati Emergenti (EUR Hedged):
Qui la protezione è fondamentale, perché le cedole dei bond emergenti sono spesso in dollari (Hard Currency) e il rischio cambio può inficiare i flussi di cassa afferenti al fondo.
| Nome Fondo | ISIN | Caratteristiche |
| iShares J.P. Morgan $ EM Bond UCITS ETF EUR Hedged (Dist) | IE00B9M1J329 | Il punto di riferimento per il debito emergente governativo in dollari. Questa versione copre il cambio e distribuisce cedole mensili. |
| Vanguard USD Emerging Markets Government Bond UCITS ETF EUR Hedged (Acc) | IE00BZ163L38 | Molto efficiente in termini di costi (TER basso). È la versione ad accumulazione, ideale se vuoi reinvestire automaticamente gli interessi e non hai bisogno di flussi di cassa. |
| Invesco AT1 Capital Bond UCITS ETF EUR Hedged | IE00BF2FN646 | Questa è un’opzione “furba” se ami rischiare: se vuoi spingerti sul debito subordinato bancario (più rischioso ma con rendimenti potenzialmente più alti), questo è un prodotto molto specifico e coperto. Da somministrare “cum grano salis” al vostro portafoglio. |
leggi anche
Fattura oltre 1 miliardo e corre in Borsa. Questa società italiana segna +21% da inizio anno
DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.