Utili record, buyback a luglio. Il messaggio che le banche mandano ai mercati

Claudia Cervi

1 Luglio 2026 - 14:00

Intesa avvia il 6 luglio un buyback da 2,3 miliardi, BPER fino a 750 milioni, UniCredit ne ha distribuiti 36 in cinque anni. Cosa significa per chi ha azioni in portafoglio.

Utili record, buyback a luglio. Il messaggio che le banche mandano ai mercati

Intesa Sanpaolo avvia il 6 luglio un buyback da 2,3 miliardi. BPER fino a 750 milioni. UniCredit ha dichiarato 36 miliardi di distribuzione tra 2021 e 2025.

Più che un premio agli azionisti, è una strategia finanziaria. Dopo anni di forte espansione del margine d’interesse, le banche si aspettano una fase meno favorevole in cui le opportunità di crescita organica non sono sufficienti ad assorbire tutto il capitale generato.

Le banche hanno un problema di ricchezza: troppi soldi non utilizzati. Meglio restituirli adesso, in una fase dove la distribuzione è ancora applaudita dal mercato.

Quanto valgono i buyback annunciati nel 2026

Intesa Sanpaolo avvia il buyback il 6 luglio: 2,3 miliardi di euro, fino a 800 milioni di azioni ordinarie da annullare, con scadenza il 23 ottobre. BPER porta sul piatto 750 milioni al massimo, autorizzati per un anno intero. Mediobanca usa il buyback come leva tattica nell’ambito delle operazioni di M&A. UniCredit ha già distribuito 36 miliardi tra dividendi e buyback negli ultimi cinque anni, incluso un riacquisto da 3,6 miliardi annunciato nel Q2 2025.

Perché proprio ora? Dopo il rialzo dell’11 giugno, il 17 giugno la BCE ha detto che i tassi rimarranno al 2,25%. Ma la finestra è breve. Prima che il mercato inizi a ragionare sui tagli (nel 2027), le banche agiscono. Annunciare ora la distribuzione permette loro di dire “abbiamo scelto di restituire” e non “siamo costretti a riacquistare perché il margine si sta contraendo”.

UniCredit ha capito questo tempo fa. Continua a distribuire perché sa di avere spazio (margini meno dipendenti dall’Italia, diversificazione geografica). Intesa distribuisce 2,3 miliardi a luglio per non trovarsi nel 2027 con le mani legate se i margini calano.

Perché le banche italiane hanno capitale in eccesso

Le banche italiane sono solide ma l’economia italiana no. La crescita è dello 0,6% nel 2026, secondo Bankitalia, con un’inflazione media del 3,1%. Le famiglie faticano a chiedere mutui con inflazione al 3%, le imprese sono prudenti sugli investimenti.

Significa che la crescita dei prestiti non basta ad assorbire tutto il capitale generato dalle banche.

Intesa ha realizzato 2,8 miliardi nel primo trimestre (+6%), con target dell’anno a 10 miliardi. Il margine d’interesse è calato del 1,2% nel Q1 rispetto all’anno prima per tutte le sei big. È una fase di transizione.

La BCE autorizza i buyback solo se il CET1 resterà solido dopo. Intesa ha ottenuto il via libera e la chiusura del Q1 ha mostrato CET1 in crescita nonostante dividendi da 3,2 miliardi e buyback programmati.

Qui il buyback ammette qualcosa che nessuna banca dirà mai: mancano prestiti redditizi da finanziare. Il capitale c’è, ma manca la domanda.

Restituire adesso, mentre i margini sono ancora gonfi dai tassi alti, è una scelta consapevole. Nel 2027, se la crescita rimane piatta (scenario centrale), i margini caleranno ancora. Meglio farlo ora.

Cosa cambia per azionisti, dividendi e quotazioni

Il buyback alza l’EPS di circa il 4,9% a parità di utile, un effetto puramente matematico legato alle circa 800 milioni di azioni tolte dal mercato. La stessa operazione, fatta nel 2027 con margini più compressi, produrrebbe un beneficio percentuale simile: quello che davvero cambia da un anno all’altro è la disponibilità di capitale per finanziarla. Nel 2026 l’utile viaggia ancora a 10 miliardi, nel 2027 potrebbe scendere a 9,7. Meno utile significa meno cassa libera per il riacquisto. Ecco perché conviene muoversi ora piuttosto che aspettare che il ciclo si stringa davvero. È difesa del rendimento per azione, non crescita degli utili.

Ma l’EPS più alto non basta a far salire il prezzo. Il prezzo sale se il mercato accetta di pagare di più per lo stesso flusso di utili, cioè se il multiplo prezzo/utili si espande. Oggi questo non sta accadendo: i multipli del comparto bancario europeo restano compressi tra le 7 e le 9 volte gli utili. Se il ciclo si stringe ulteriormente, il multiplo può scendere ancora, azzerando di fatto il beneficio ottenuto riducendo il numero di azioni in circolazione. Per chi ha il titolo in portafoglio, il buyback rende davvero solo se il multiplo resta stabile o si allarga: se il mercato ha già iniziato a prezzare la fine dei tassi alti, il riacquisto protegge l’EPS ma non necessariamente il prezzo dell’azione.

Il timing spiega perché conviene muoversi ora. Ma quanto ciascuna banca è disposta a spingere cambia da istituto a istituto. Il payout di Intesa arriva al 95%, tra dividendo di maggio, buyback di luglio e un interim dividend atteso a novembre: un istituto che distribuisce quasi tutto quello che guadagna sta scommettendo che il 2026 sia l’anno da spremere fino in fondo. BPER resta più prudente, con un payout tra il 70 e il 75%, coerente con dimensioni più contenute e minore margine di manovra. UniCredit gioca su un piano diverso: 36 miliardi distribuiti in cinque anni, CET1 rimasto al 14,7%. Cinque anni di seguito, non un picco isolato: il gruppo genera più capitale di quanto gli serva per crescere, e lo fa con regolarità.

L’azionista vede un EPS più alto, ma il portafoglio si arricchisce in base a come il mercato decide di leggere il buyback.