Stati Uniti: non-farm payrolls deludono, c’è da preoccuparsi?

L’aggiornamento relativo l’andamento delle buste paga statunitensi si è rivelato decisamente inferiore alle stime. Visti anche gli altri indicatori arrivati nelle ultime settimane, gli analisti non credono sia il caso di preoccuparsi. Vediamo perché.

Stati Uniti: non-farm payrolls deludono, c'è da preoccuparsi?

Troppo brutte per essere vere. Era difficile per James Knightley di ING trovare un titolo più eloquente alla nota dedicata alle indicazioni arrivate oggi dal mercato del lavoro della prima economia.

Come abbiamo documentato qui, a febbraio l’indice statunitense che misura l’andamento delle buste paga nei settori non agricoli, le c.d. non-farm payrolls, ha segnato un incremento di sole 20 mila unità, decisamente al di sotto delle 311 mila della precedente rilevazione. Il dato ha ovviamente colto di sorpresa gli analisti, orientati per un rialzo di 181 mila unità.

“A partire dal 2015, solo tre volte le nfp sono risultate pari o al di sotto del livello di 20 mila”, ha rilevato Gloria Grigolon di IG.

Un errore?

A livello di singoli settori, febbraio ha registrato un calo dell’occupazione di 31 mila unità nel comparto delle costruzioni, di 6 mila in quello delle vendite al dettaglio e di 5 mila nella pubblica amministrazione. Piatte negli altri settori, le buste paga sono salite di 42 mila unità nel comparto dei servizi alle imprese.

“Anche se l’economia statunitense si trova ad affrontare alcune sfide, questo report è particolarmente decorrelato con le indicazioni arrivate dalla componente occupazionale dell’ISM, dalla stima ADP e dai numeri sui posti di lavoro contenuti nell’indice NFIB (quello delle piccole imprese, ndr)”, rileva Knightley.

Ed inoltre, continua l’esperto, contraddice anche le indicazioni arrivate dal Beige Book della Federal Reserve, secondo cui “l’occupazione è cresciuta in diversi distretti”. “Potremmo argomentare che indicazioni deboli dalle payrolls sono legate all’impossibilità delle imprese di assumere i lavoratori necessari – la National Federation of Independent Businesses ieri ha rilevato come il 37% non riesca a coprire i posti vacanti- ma questo sembra più un errore nei dati”.

In arrivo un rimbalzo

Buone nuove dal tasso di disoccupazione che, visto in calo dal 4 al 3,9 per cento, si è attestato al 3,8%, e dal salario medio orario, in aumento dello 0,4% su base mensile e del 3,4% su annuo (massimo degli ultimi 10 anni).

Nel complesso, rileva Knightley, “non siamo troppo preoccupati da questo dato, probabilmente a marzo assisteremo a una revisione e/o a un forte rimbalzo”.

In ottica-Fed, l’analista ritiene che potrebbe essere necessario un nuovo incremento dei tassi nel corso dell’estate, una view “in chiaro contrasto con un mercato che si attende un taglio del costo del denaro”.

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