Per decenni abbiamo trascurato un problema fondamentale e ora un’onda in piena sta per travolgerci: è quanto sostiene il giornalista Marco Esposito che ha approfondito il tema della demografia.
L’Italia è un paese forse destinato a morire sotto il peso delle sue politiche sbagliate. Prima tra tutte: la politica demografica.
E’ questo in sintesi quanto espresso dal giornalista Marco Esposito, esperto di demografia e autore del libro «vuoto a perdere» in cui ha approfondito proprio questo tema e che, in un’intervista disponibile su Money Premium, ci mette in guardia su quanto sta per accadere.
Lo «tsunami demografico»
Esposito descrive la situazione demografica come un’onda che si ritira, portando inizialmente anche alcuni benefici economici, ma che, a lungo termine, risulterà insostenibile. Le proiezioni mostrano una forte riduzione della popolazione attiva a partire dal 2027, con una perdita annua di oltre 200.000 lavoratori in un solo anno, arrivando a 500.000 nel 2042.
Queste persone non solo smetteranno di lavorare e quindi di produrre ricchezza ma andranno anche ad appesantire il sistema pensionistico che già oggi fatica a sostenere il peso dei pensionati esistenti.
Al contempo, meno della metà dei posti di lavoro persi sarà coperta dai giovani: questo significa meno contributi previdenziali versati e le conseguenze di questo mix sono facilmente intuibili. Anche per questo è sempre più importante pianificare la propria pensione, soprattutto se non si è ancora prossimi all’età del pensionamento.
Welfare e immigrazione non ci salveranno
Nell’intervista a Money.it Esposito spiega che la crisi demografica non è solo un problema legato alla mancanza di welfare o alla difficoltà delle donne di conciliare lavoro e maternità. In Italia, la crisi è cominciata negli anni ’70 e non sono state adottate misure efficaci. Il calo della natalità è esteso anche in regioni come Modena, che ha molti servizi per la famiglia, ma presenta lo stesso problema: «Non abbiamo fatto nulla per 50 anni, e adesso ci troviamo indifesi.».
La migrazione dal Sud verso il Nord Italia e verso l’estero è un altro aspetto centrale. Negli ultimi 15 anni, il Sud ha visto una significativa perdita di giovani, che emigrano verso le città del Nord o all’estero. Questo crea un «dumping salariale», in cui i giovani del Sud sono costretti ad accettare stipendi bassi, aggravando ulteriormente la situazione.
Esposito sottolinea anche la crescente emigrazione di giovani qualificati, specialmente donne, e la difficoltà di trattenere le risorse umane migliori, mentre il paese si trova ad affrontare un continuo calo della natalità e una mancanza di attrattività per i giovani. Anche le migrazioni di lavoratori dall’estero, seppur necessarie, non risolvono il problema a lungo termine.
Ascoltando i ragionamenti di Esposito, molto ben argomentati e supportati da dati inequivocabili, è difficile avere fiducia nel futuro del nostro Paese.
Se da un lato i giovani di oggi erediteranno per forza di cose patrimoni importanti, consolidati magari da una rete familiare con zii e altri parenti senza figli, d’altro canto si troveranno a vivere in una società morente, con salari bassi, una pressione fiscale insostenibile e poche prospettive per il futuro. Questo scenario, peraltro, porterà questi patrimoni ereditati stessi a svilirsi in buona parte (specie l’immobiliare nelle zone non di prestigio, che saranno via via sempre di più).
La conclusione più triste? Se anche da oggi adottassimo tutte le politiche «corrette» l’onda di Tsunami è comunque inevitabile. Di fatto, la situazione è già compromessa e i giovani di oggi, se iniziassero di colpo a fare figli, si troverebbero a dover sostenere al contempo un gran numero di vecchi e di bambini.
Insomma, vivere in Italia oggi non è il peggiore dei destini ma certamente rappresenta una delle condizioni più problematiche e meno promettenti in prospettiva. Questo, purtroppo, non farà altro che acuire ulteriormente l’emigrazione di chi ha ambizione, lasciando qui sempre i vecchi, i demotivati e i pochi che, in un modo o nell’altro, porteranno sulle loro spalle il Paese.
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