Uno studio di Harvard rivela cosa significa (davvero) aiutare i camerieri a sparecchiare il tavolo

Andrea Fabbri

23 Maggio 2026 - 14:24

Il gesto di aiutare i camerieri a sparecchiare il tavolo svela un tratto della personalità nascosto. Lo rivela un recente studio di Harvard

Uno studio di Harvard rivela cosa significa (davvero) aiutare i camerieri a sparecchiare il tavolo
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Probabilmente a ognuno di noi è capitato almeno una volta nella vita di aiutare il cameriere a impilare i piatti dopo aver cenato al ristorante. Un comportamento interpretabile con intenzioni nobili ma di cui la psicologia e alcuni studi approfonditi hanno svelato i significati nascosti.

Perché aiutiamo i camerieri a sparecchiare

La cena sta per finire, i commensali stanno conversando amabilmente e mentre il cameriere si avvicina al tavolo per sparecchiare qualcuno inizia a mettere in ordine i piatti, raccogliere le posate e impilare i bicchieri.

All’apparenza è un perfetto esempio di buone maniere e un modo per aiutare chi sta lavorando e ci ha permesso di passare momenti spensierati. In realtà si tratta di un gesto che rivela molto sulla nostra personalità, sulle nostre capacità professionali e, a sorpresa, anche sulle nostre ansie.

La conferma arriva da un recente studio condotto dallo psicologo Francisco Tabernero che ha analizzato in profondità quella che è un’abitudine estremamente comune.

Secondo la psicologia aiutare a sparecchiare è un comportamento prosociale che dimostra empatia. Ovvero si fa del bene a chi ci sta intorno senza aspettarsi riconoscimenti o ricompense, dimostrando di comprendere profondamente gli sforzi altrui.

Ma dietro questa apparente gentilezza si nasconde molto di più. Ad esempio una notevole mancanza di autoaffermazione. Secondo gli esperti di psicologia l’eccessiva disponibilità, in alcuni casi, tradisce negli individui l’ansia opprimente riguardo a come gli altri le percepiscono.

Chi sparecchia, quindi, potrebbe essere mosso dalla necessità di essere visto, dal bisogno di piacere alle altre persone oppure dalla volontà di non essere giudicato in maniera negativa. Un modo passivo di ricercare l’approvazione sociale.

Una predisposizione che attira i recruiter

Un dato molto interessante emerso dai recenti studi in ambito psicologico è che questo atteggiamento, all’apparenza istintivo e privo di particolari significati, attira spesso le attenzioni dei recruiter. La ragione è che assumersi proattivamente un compito extra è la perfetta incarnazione della capacità di team building. Una di quelle “soft skill” che fanno la differenza nel mondo del lavoro.

La conferma arriva da numerose ricerche. Una raccolta dati riguardante quasi 10.000 dipendenti comparsa sul Journal of Applied Psychology dimostra che al crescere della percentuale di lavoratori con comportamenti prosociali corrispondono un aumento della produttività e la nascita di un ambiente di lavoro in cui regna l’armonia.

Sulla stessa linea uno studio condotto dalla Harvard Business School che ha anche quantificato il miglioramento delle prestazioni. Sembra infatti che i team con più membri capaci di muoversi spontaneamente in aiuto degli altri hanno una crescita di produttività del 16% e un livello di coesione interna del 12% superiore a quello dei gruppi in cui domina l’individualismo.

Attenzione, però, a interpretare sempre la volontà di sparecchiare come un sintomo di ansia sociale e di ricerca del consenso. In alcune situazioni è semplicemente l’irrequietezza di una persona impaziente che non ama il disordine.