Quali sono le università più economiche d’Italia? Quali invece le più costose? Ecco le rette degli atenei nostrani per capire in che città si può risparmiare
Le università più economiche del 2026/2027, una guida aggiornata per capire quali sono gli atenei dove ci si può iscrivere spendendo poco e quali, al contrario, rischiano di pesare come un salasso sul bilancio familiare.
Secondo il Rapporto 2026 sul sistema della formazione superiore e della ricerca dell’ANVUR, il sistema universitario italiano conta oggi 100 atenei: 61 università statali (di cui 3 Politecnici), 8 scuole superiori a ordinamento speciale, 20 università non statali e 11 università telematiche riconosciute dal MUR.
Nell’anno accademico 2024/2025 gli iscritti hanno toccato quota 2.050.112, il massimo storico assoluto mai registrato in Italia. I singoli atenei più affollati restano La Sapienza di Roma (oltre 112.000 iscritti), l’Alma Mater di Bologna (circa 85.000), la Federico II di Napoli (circa 73.000) e Padova (72.585), mentre Roma e Milano si confermano i due maggiori poli studenteschi del Paese, ciascuno oltre i 210.000 iscritti sommando tutti gli atenei cittadini. Va precisato che questi totali urbani variano a seconda del criterio adottato, perché includono anche le numerose università telematiche con sede legale nelle due città.
Le grandi città contano il maggior numero di iscritti, ma questo non significa che i loro atenei siano i meno costosi: anzi, spesso vale il contrario. Vediamo allora nel dettaglio quali sono le università pubbliche che costano meno nel nostro Paese, in una sorta di classifica aggiornata all’anno accademico 2026/2027.
Come si calcolano le tasse: ISEE e no tax area
Prima di stilare qualsiasi classifica occorre chiarire un punto: in Italia le tasse universitarie non sono uguali per tutti, perché dipendono dal reddito ISEE del nucleo familiare. È questo il fattore che più di ogni altro determina quanto si paga.
La soglia nazionale della no tax area fissata dal MUR per il 2026/2027 è pari a 22.000 euro di ISEE: al di sotto di questo valore l’esonero dalle tasse di iscrizione e frequenza è totale e lo studente versa soltanto la tassa regionale per il diritto allo studio e l’imposta di bollo da 16 euro, per un importo che oscilla in genere tra 140 e 190 euro l’anno. Oltre la soglia scattano riduzioni progressive:
- ISEE da 22.001 a 24.000 euro: si paga solo il 20% del contributo;
- ISEE da 24.001 a 26.000 euro: si paga il 50%;
- ISEE da 26.001 a 28.000 euro: si paga il 75%;
- ISEE da 28.001 a 30.000 euro: si paga il 90% (sconto del 10%).
Molti atenei, sfruttando la propria autonomia, hanno alzato la soglia di esonero oltre il minimo ministeriale: la Federico II di Napoli garantisce l’esenzione totale fino a 30.000 euro di ISEE, mentre a Milano la Statale e la Bicocca hanno ampliato la no tax area rispettivamente fino a 30.000 e 28.000 euro. Conviene quindi sempre verificare il regolamento tasse dell’università prescelta.
Ne consegue un principio pratico: per gli studenti con ISEE basso quasi tutte le università statali risultano di fatto gratuite, salvo la tassa regionale. La vera differenza tra ateneo e ateneo emerge sulle fasce di reddito più alte, dove il contributo massimo può variare di oltre 2.000 euro da una sede all’altra.
Le università pubbliche più economiche
Per misurare quali atenei siano più leggeri sul portafoglio delle famiglie il riferimento più autorevole è il 12° Rapporto Nazionale Federconsumatori sui costi degli atenei italiani (anno accademico 2025/2026, l’ultimo disponibile), che ha monitorato le tasse massime applicate dai 18 principali atenei pubblici. Di seguito la classifica dei più economici, ordinata dalla retta massima più bassa (fascia di reddito più alta, senza agevolazioni):
| Università | Retta massima annua | Area |
|---|---|---|
| Università di Verona | 1.607 euro | Nord |
| Università di Salerno | 1.620 euro | Sud |
| Università di Catania | 2.150 euro | Sud |
| Università di Parma | 2.166 euro | Nord |
| Università di Bologna | 2.197,04 euro | Nord |
| Università di Roma Tor Vergata | 2.426 euro | Centro |
| Università di Bari | 2.558 euro | Sud |
| Università Federico II di Napoli | 2.567,50 euro | Sud |
| Università di Palermo | 2.784 euro | Sud |
| Università La Sapienza di Roma | 2.872,50 euro | Centro |
| Università di Firenze | 2.900 euro | Centro |
| Università di Torino | 2.966 euro | Nord |
*Fonte: 12° Rapporto Federconsumatori-Fondazione Isscon, a.a. 2025/2026.
Accanto ai grandi atenei monitorati da Federconsumatori esistono diversi atenei di dimensioni più contenute particolarmente convenienti per retta media annua, spesso al Sud e nel Centro Italia. Va precisato che si tratta di importi medi indicativi, calcolati su un mix di fasce di reddito e quindi non direttamente confrontabili con le rette massime del rapporto Federconsumatori:
- Politecnico di Bari: circa 700 euro l’anno;
- Università di Macerata: meno di 800 euro;
- Università di Pavia: meno di 800 euro di media (pur avendo una delle rette massime più alte d’Italia);
- Università della Calabria (Cosenza): circa 850 euro;
- Università della Tuscia (Viterbo): fino a 850 euro;
- Università di Cassino: circa 860 euro;
- Università di Perugia: intorno ai 1.000 euro;
- Università di Messina e Università di Chieti: rette tra le più basse, con costi di affitto contenuti.
*Fonte: money.it, elaborazione su dati Censis 2024 e regolamenti di ateneo.
Come si può notare, le università più accessibili si concentrano soprattutto al Sud e nei piccoli e medi centri, anche se un costo minore non implica un insegnamento di qualità inferiore: l’Università della Calabria, ad esempio, è stata classificata dal Censis come primo grande ateneo statale d’Italia.
Quali sono le università più costose?
Le università che costano di più si fanno pagare la collocazione geografica e il prestigio su determinati corsi. Secondo il 12° Rapporto Federconsumatori, gli atenei del Nord costano il 27% in più rispetto al costo massimo di quelli del Sud e il 21% in più rispetto al Centro, con la Lombardia regione più cara in assoluto: importi medi massimi fino a 3.874 euro, contro una media nazionale di 2.746,84 euro.
Ecco la classifica degli atenei più costosi d’Italia per retta massima annua (fascia di reddito più alta):
- Università di Milano: 3.808,56 euro di media (3.360 euro per l’area umanistica, 4.257,12 euro per quella scientifica);
- Università di Pavia: 3.775,28 euro (fino a 4.141 euro per l’area scientifica);
- Politecnico di Torino: 3.761 euro, identico per l’area umanistica e per quella scientifica;
- Università del Salento: 3.206 euro;
- Università di Pisa: 3.056 euro;
- Università di Padova: 3.055 euro (2.955 euro area umanistica, 3.155 euro area scientifica).
*Fonte: 12° Rapporto Federconsumatori, a.a. 2025/2026.
Il quadro conferma una frattura geografica netta: il costo dell’istruzione universitaria cresce salendo lungo la Penisola, con il Nord che concentra gli atenei più onerosi e il Sud quelli mediamente più accessibili. Un divario che, sommato ai costi di affitto e di vita, incide in modo decisivo sulla scelta della città in cui studiare.