UniCredit meglio dei BTP con Commerzbank. Orcel pregusta premio rating Moody’s

Laura Naka Antonelli

02/10/2024

Il debito della banca italiana più affidabile dei titoli di stato italiani? L’annuncio del regalo in arrivo, mentre Orcel rilancia la sua grande scommessa.

UniCredit meglio dei BTP con Commerzbank. Orcel pregusta premio rating Moody’s

UniCredit più affidabile dei BTP? Si, secondo Moody’s, nel caso in cui la banca italiana riuscisse a mettere le mani sulla tedesca Commerzbank. Sì, dunque, se la Bce darà il suo benestare a quello che si sta confermando un dossier tra i più caldi del sistema bancario non solo dei Paesi direttamente interessati, ovvero della Germania e dell’Italia, ma di tutta l’Europa.

Una fusione tra le due banche europee darebbe vita infatti finalmente a quella vera banca per l’Europa che, in primis, il ceo di UniCredit Andrea Orcel ha sempre auspicato.

Non solo: le nozze tra i due istituti lancerebbero un chiaro messaggio ai titani di Wall Street del calibro di JPMorgan, confermando la reale intenzione dell’UE di iniziare a farsi reale Unione bancaria, creando campioni europei capaci di competere con quelli made in Usa. Così come ha auspicato tra l’altro, oltre a Orcel, anche l’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Bce Mario Draghi, nel suo rapporto sulla competitività pubblicato agli inizi di settembre.

Moody’s prepara upgrade rating UniCredit con Commerzbank. Meglio dei BTP

Ma veniamo al grande annuncio di oggi, dunque al comunicato con cui UniCredit ha reso noto il possibile arrivo di un upgrade firmato Moody’s.

L’agenzia di rating Moody’s ha confermato il rating del debito Senior Preferred (non garantito) e dei depositi a lungo termine di UniCredit SpA a Baa1, con outlook stabile”.

Moody’s non si è fermata qui, visto che, “allo stesso tempo, l’agenzia di rating ha dichiarato che, in caso di acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit, prenderà in considerazione la possibilità di migliorare il rating stand-alone (Baseline Credit Assessment) di UniCredit, attualmente pari a Baa3, a Baa2, un gradino sopra il rating sovrano dell’Italia ”: dunque, dei BTP.

L’upgrade, si legge ancora nella nota, “comporterebbe un innalzamento del rating anche per il debito senior non privilegiato e junior” di UniCredit.

Le notizie su UniCredit non finiscono inoltre qui, dal momento che la banca italiana ha dato oggi anche informazioni in merito all’esecuzione del programma di acquisto di azioni proprie, che continua a portare avanti, in linea con il piano di buyback annunciato.

Nel comunicare lo shopping di azioni proprie effettuato nel periodo compreso tra il 23 settembre 2024 e il 27 settembre 2024, l’istituto ha reso noto di avere ha acquistato un totale di 11.513.694 azioni, pari allo 0,70% del capitale sociale per un controvalore complessivo pari a 431.931.605,68 euro. Il che significa che, a seguito dell’annullamento delle azioni proprie avvenuto in data 26 giugno 2024, UniCredit detiene ora 53.756.669 azioni proprie, pari al 3,28% del capitale sociale.

A Piazza Affari oggi il titolo UniCredit è praticamente piatto, nella sessione odierna del Ftse Mib.

Detto questo, Andrea Orcel può continuare a vantare un’ottima performance delle azioni, che beneficiano della strategia UniCredit Unlocked da lui lanciata, che si è tradotta negli ultimi anni e ultimi trimestri in una pioggia di utili e di dividendi. Strategia che ora, a quanto pare, oltre alla generazione organica di capitale, punta anche all’espansione in Germania.

Il trend delle azioni UCG sul Ftse Mib di Piazza Affari dice tutto della grande fiducia che il mercato ripone nella banca: il titolo è in rialzo del 55,75% dall’inizio dell’anno, di oltre il 76% su base annua, e di più del 233% negli ultimi tre anni.

UniCredit-Commerzbank: quella parola fusione sbandierata subito da Orcel

Parlare di fusione tra UniCredit e Commerzbank non è prematuro per il cosiddetto Ronaldo dei banchieri, così come Orcel è noto:

già lo scorso 11 settembre, quando la banca italiana ha reso noto di aver rilevato una quota del 9% del capitale di Commerzbank, di cui il 4,5% direttamente dal governo Berlino, grazie all’offerta lanciata da quest’ultimo per iniziare a liberarsi della quota di maggioranza ancora detenuta nella seconda banca tedesca dopo il bailout del 2008, i mercati avevano subito fiutato obiettivi ben più ambiziosi in cantiere.

Qualche giorno dopo, l’AD aveva proferito infatti la parola “fusione”:

Una fusione di entrambe le banche potrebbe portare a un notevole valore aggiunto per tutti gli stakeholder e creerebbe un concorrente molto più forte sul mercato bancario tedesco”, aveva detto il ceo, non facendo mistero del suo possibile obiettivo ultimo.

La rabbia esplosa subito in Germania aveva portato poi l’AD a optare per toni non troppo aggressivi. Niente Opa su Commerzbank, aveva così precisato:

No, sarebbe un atto aggressivo, noi abbiamo comprato il 4,5% sul mercato e un 4,49% che ci è stato venduto dallo Stato tedesco, siamo contenti di quanto abbiamo fatto. Nessun retropensiero né una tattica diversa”, aveva risposto Orcel interpellato dal quotidiano romano Il Messaggero: una rassicurazione che, tuttavia, non ha sedato i timori della Germania, terrorizzata dall’idea di consegnare Commerzbank a una banca straniera, per di più italiana.

Dopo pochi giorni da quando Orcel, nella stessa intervista, aveva detto che “siamo sempre al 9% e per il momento ci rimarremo”, i mercati apprendevano che UniCredit aveva sottoscritto “strumenti finanziari aventi ad oggetto una partecipazione pari a circa l’11,5% del capitale sociale di Commerzbank”, facendo così salire la sua posizione complessiva al 21%.

Il nuovo appello di Orcel: con banche transfrontaliere nuova ondata di investimenti

Proprio ieri, il nuovo appello a favore di una banca paneuropea rimarcato dal ceo, che ha parlato nel corso della quinta edizione del Made in Italy Summit, evento organizato da Il Sole 24 Ore, Financial Times e Sky TG24:

Se le banche europee potessero operare agevolmente a livello transfrontaliero, incanalando i capitali dove sono più necessari, sono convinto che assisteremmo a un’esplosione della crescita del settore privato e a una nuova ondata di investimenti e innovazioni aziendali. Ecco perché credo che l’Europa abbia bisogno di banche più grandi e più forti per sostenere il nostro settore”, è tornato a ribadire.

La creazione di una vera e propria Unione bancaria europea aiuterebbe ad affrontare le barriere che impediscono alle banche di essere in grado di sostenere pienamente la nostra industria in ciascuno dei Paesi dell’Unione europea. Si tratterebbe di un passo trasformativo per l’economia europea, che consentirebbe di rafforzare la crescita, la creazione di posti di lavoro, l’innovazione e, in ultima analisi, il valore e la ricchezza del nostro continente ”.

Un ulteriore monito non poteva tuttavia mancare:

L’Unione bancaria da solo non basta, l’Europa ha bisogno dell’Unione dei mercati finanziari ”, ha tenuto a precisare il ceo di UniCredit. Ceo che può contare almeno sulla carta, così sembra, sia del sostegno di Christine Lagarde, presidente della Bce, che di quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, così come è emerso negli ultimi giorni.

Nel corso dell’audizione al Parlamento europeo, Lagarde non ha infatti avuto remore nel dire che le “fusioni transnazionali sono un bene”, mentre qualche giorno prima il capo di Stato è stato chiaro nel far capire a Berlino che il destino delle banche europee è ormai tracciato: “Indispensabile che nascano campioni europei”, ha ricordato Mattarella.