UniCredit: fusione con Commerzbank sarebbe davvero un affare? La view degli analisti

Laura Naka Antonelli

07/10/2024

Oggi la ceo della seconda banca tedesca Bettina Orlopp ha parlato dei rischi che il deal comporterebbe per la Germania. Ma cosa dire di UniCredit?

UniCredit: fusione con Commerzbank sarebbe davvero un affare? La view degli analisti

Sono quasi martellanti gli avvertimenti che esperti di mercato, economisti e, nella giornata di oggi, anche la ceo di Commerzbank Bettina Orlopp, stanno lanciando sulla fine che farà la tedesca Commerzbank, nel caso in cui finisse per essere fagocitata dalla italiana UniCredit.

Fioccano i commenti sull’intervista rilasciata al quotidiano teutonico Handelsblatt da Orlopp, neo amministratrice delegata della seconda banca tedesca che, da una manciata di giorni ufficialmente al timone, non ha fatto mistero dei rischi che il gruppo bancario made in Germany soffrirebbe, nel caso in cui Piazza Gae Aulenti riuscisse a conquistarlo. Orlopp ha parlato del rischio che il gruppo finisca per perdere i suoi clienti, assistendo contestualmente anche al downgrade del rating sul suo debito.

Stando a sentire le lamentele che arrivano dalla Germania, Berlino uscirebbe dunque sicuramente sconfitta da una ipotetica operazione di takeover da parte di UniCredit, mentre il gruppo italiano sarebbe il grande e incontrastato vincitore.

Almeno, è questa la narrativa che ha preso piede a Piazza Affari, e anche nel mondo della politica italiana e tra i cittadini stessi, che sembrano inneggiare alle mosse che Orcel ha fatto nel capitale di Commerzbank.

Ma se il nein di Berlino da un bel po’ di giorni suona quasi patetico, i toni trionfalistici, se non da stadio, che stanno facendo da cornice alle manovre di Orcel per salire ulteriormente nel capitale di Commerzbank, hanno davvero fondamenta solide? In poche parole, se riuscisse ad agguantare la preda tedesca, UniCredit avrebbe tutto da guadagnare, senza rischiare di perdere davvero niente?

UniCredit-Commerzbank: niente operazione cross-border. Sarebbe domestica

Intanto, dallo stesso mondo della finanza italiana sono arrivati alcuni chiarimenti: nel caso in cui UCG riuscisse davvero a mettere le mani sulla rivale tedesca Commerzbank, l’operazione non sarebbe cross border, ma domestica.

Lo hanno detto chiaramente, nel recente evento di Bloomberg che si è tenuto a Milano la scorsa settimana, sia Carlo Messina che Alberto Nagel, rispettivamente ceo di Intesa Sanpaolo e ceo di Mediobanca.

Messina, in particolare, ha sottolineato che, se le due banche unissero le loro forze, non darebbero vita a una “operazione cross-border”.

Stessa cosa Nagel, numero uno di Piazzetta Cuccia, che ha sottolineato che una potenziale aggregazione “non sarebbe un’operazione cross border, ma una concentrazione domestica”.

Insomma, un matrimonio tra UniCredit e Commerzbank non trasformerebbe automaticamente la prima in una banca paneuropea o in una vera e propria banca per l’Europa, così come desidera il suo ceo Andrea Orcel.

Con Commerzbank UniCredit non rischia niente? La view di UBS, Citi e Bank of America

Altri rischi potrebbero presentarsi inoltre all’orizzonte, come hanno fatto notare alcuni analisti interpellati dalla Reuters, in primis quelli di UBS che, pur riconoscendo le conseguenze positive su Piazza Gae Aulenti di una operazione di takover di Commerzbank, non hanno tralasciato di menzionare qualche avvertimento che, alla luce del dato macro diffuso oggi in Germania, dà non poco da pensare.

UBS, per esempio, ha parlato chiaramente del rischio, da parte di UniCredit, di “ dispiegare capitale aggiuntivo in Germania in questo momento difficile ”, soprattutto per i tedeschi di Commerzbank.

Certo, hanno chiarito da UBS, “la nostra view iniziale sull’accordo è finora positiva, considerando che UniCredit utilizzerebbe il proprio capitale in un’area geografica in cui già opera, e sulla base di termini finanziari attraenti, a prima vista”.

Rimane tuttavia il fatto che, espandendosi in Germania, dove è in atto quella che già da molti viene definita una crisi nera, Piazza Gae Aulenti si esporrebbe ulteriormente ai problemi di un Paese che, da motore dell’economia dell’area euro, si sta confermando sempre di più l’anello debole del blocco.

Gli analisti di Citi hanno fatto notare inoltre che una eventuale integrazione tra le due banche richiederebbe del tempo per concretizzarsi (la Bce deve ancora rilasciare l’autorizzazione ufficiale alla scalata di Orcel fino al 21% dell’istituto), puntualizzando che proprio il fattore tempo potrebbe “ risultare in vantaggi finanziari inferiori ”.

Non solo. Citi ha ricordato anche che la Germania è un mercato meno redditizio per l’Italia.

Vero che UBS ha calcolato che, con Commerzbank, la presenza di UniCredit in Germania salirebbe dal 20-25% attuale al 40%: espandersi in una economia in crisi conclamata, non esporrebbe tuttavia la banca italiana al rischio più alto di imbattersi nel problema spinoso degli NPL-Non Performing Loans, ovvero dei crediti deteriorati, a danno della sua redditività, che sta vivendo un momento d’oro? Senza considerare il fatto che questo momento d’oro di UniCredit, così come in generale per le altre banche dell’Eurozona, è destinato a giungere a conclusione, visto che la Bce di Lagarde sembra avere sotterrato l’ascia di guerra contro l’inflazione dell’area euro, e ha già tagliato i tassi di interesse due volte, così privando il sistema finanziario europeo di quell’assist cruciale rappresentato dall’effetto positivo che le continue strette monetarie avevano garantito alla loro redditività.

Cauta anche Bank of America, che da un lato ha ammesso che un accordo tra i due istituti consentirebbe a UniCredit di raddoppiare la quota di mercato che detiene nell’erogazione dei prestiti a favore delle PMI. La divisione di ricerca del colosso svizzero ha aggiunto anche che Piazza Gae Aulenti riuscirebbe ad avviare un taglio dei costi, rientrando nel mercato polacco. E tuttavia, si legge nella nota di Bank of America, “sebbene in principio crediamo che uno sviluppo del genere (fusione) vedrebbe vincere tutte le parti coinvolte, le condizioni, la dimensione e la natura dell’accordo potrebbero presentare alcuni rischi di esecuzione, comportando possibili ostacoli di natura politica e finanziaria”. Lo sa bene il ceo Andrea Orcel, che non per niente ha già lasciato intendere che una eventuale merger avverrà solo con un accordo, e che ha pensato evidentemente bene di non lanciare alcuna Opa ostile su Commerzbank.