Unicredit-Commerzbank, per Berlino matrimonio che non s’ha da fare. Colpa dei BTP e del debito italiano

Laura Naka Antonelli

14/10/2024

La scusa perfetta contro le ambizioni di Andrea Orcel, da presentare alla BCE, sarebbe stata trovata. Espressione chiave “doom loop”.

Unicredit-Commerzbank, per Berlino matrimonio che non s’ha da fare. Colpa dei BTP e del debito italiano

Sul dossier UniCredit-Commerzbank la Germania starebbe decidendo di passare all’attacco, impedendo a tutti i costi un matrimonio che, secondo il governo di Berlino, non s’ha da fare, per un motivo ben preciso, identificato con un termine altrettanto preciso: debito. Ovvero, il debito pubblico dell’Italia.

Cosa c’entra con UniCredit? C’entra eccome, visto che, così come diverse banche italiane, UniCredit ha in pancia decine di miliardi di euro di BTP, ovvero di titoli di stato italiani.

La scusa perfetta per impedire le nozze tra l’istituto guidato dal ceo Andrea Orcel e quello tedesco, da poco capitanato dalla neo amministratrice delegata Bettina Orloop sarebbe stata, dunque, trovata: a riportarla è stato un articolo di Reuters, che ha diffuso in via esclusiva i rumor sul piano teutonico volto a rimettere al suo posto UniCredit.

Fonti vicine al dossier hanno segnalato che, l’idea del governo di Berlino sarebbe quella di avvertire le autorità su “una combinazione che rappresenterebbe una potenziale minaccia alla stabilità finanziaria” della Germania, “in quanto UniCredit detiene decine di miliardi di euro di bond governativi italiani”.

Berlino dice no: matrimonio UniCredit-Commerzbank non s’ha da fare

L’obiettivo, a questo punto, è quello di riuscire a convincere l’autorità tedesca di vigilanza sulle banche, la BaFin, ad agire per ostacolare le mire di Orcel.

Tra i motivi chiave, il fatto che “Berlino rischierebbe di pagare il conto, nel caso in cui UniCredit finisse per rimanere coinvolta in una crisi del debito italiano”.

Ottenere il sostegno della BaFin sarebbe determinante, in quanto la Commissione gioca un ruolo cruciale nel dossier UniCredit-Commerzbank: se è vero che a dare il via libera a Orcel a salire dal 9,9% del capitale di Commerzbank a una quota pari a quasi il 30% sarà la Banca centrale europea, è altrettanto vero, infatti, che la “sentenza” sarà formulata sulla base di una proposta che verrà presentata proprio dalla BaFin, autorità che dipende tra l’altro dal Ministero delle finanze tedesco.

La BaFin e la Banca centrale europea lavorano a stretto contatto”, ha confermato intanto alla Reuters un portavoce di BaFin, ricordando che l’autorità di vigilanza tedesca ha il “diritto di raccomandare” alla BCE se l’accordo tra le due banche debba essere approvato o rigettato.

Dunque, la BaFin ha anche il diritto di far presente a Francoforte il pericolo rappresentato dai BTP italiani: pericolo che il governo di Berlino conosce bene, come dimostra quello sprezzo che le autorità tedesche hanno manifestato più volte nei confronti dei paesi dell’area euro altamente indebitati, in particolare verso l’Italia.

Detto questo, “Parigi docet”, si potrebbe dire a Berlino visto che, nel nuovo ordine mondiale, la croce del debito è portata sulle spalle da un numero sempre più alto di Paesi, inclusi quelli che fino a qualche anno fa avevano dato lezioni di conti pubblici a Roma.

Germania agita rischio BTP contro UniCredit. Ma Parigi docet?

Di conseguenza, così come la Francia, anche la Germania, soprattutto in tempi di crisi, potrebbe infatti ritrovarsi con la coda tra le gambe.

Una prospettiva che si è fatta forse già realtà, in un paese destinato alla recessione per il secondo anno consecutivo, e che per questo starebbe facendo già un po’ di conti tanto che, nelle ultime ore, la rivista tedesca “Der Spiegel” ha riportato indiscrezioni secondo cui il ministro delle Finanze Christian Lindner starebbe considerando un piano per permettere alla Germania di fare più debito, nel 2025:

si parla di un valore del debito netto complessivo, per l’anno prossimo, pari a 56,5 miliardi di euro, 5,2 miliardi in più rispetto alle stime che il governo aveva stilato per l’anno prossimo.

In ogni caso, la giustificazione incentrata sulla minaccia del debito pubblico-BTP italiani che Berlino vorrebbe presentare all’autorità di vigilanza BaFin non è certo campata in aria.

Sono anni, infatti, che si parla del cosiddetto “doom loop”, ovvero di quell’abbraccio mortale e tossico, così come è stato definito, tra le banche di un Paese e il debito pubblico dello stesso: nel caso dell’Italia, dunque, tra le banche italiane e i BTP. Ed è su questo doom loop che Berlino starebbe pensando di far leva per convincere la BaFin a dissuadere la BCE dal dare il suo benestare al matrimonio tra UniCredit e Commerzbank.

Vale la pena a tal proposito rispolverare i dati della divisione Analisi & Ricerche della FABI da cui è emerso, alla fine di agosto che, nel corso dei primi sei mesi del 2024, la quota di debito pubblico italiano detenuta dal settore bancario è anche cresciuta, portando i BTP e BOT presenti nei portafogli degli istituti a salire a 651 miliardi di euro, in crescita di oltre 19 miliardi nei primi 6 mesi dell’anno.

Acquisti massicci di titoli di Stato italiani da parte delle banche del Paese: a giugno scorso l’ammontare di debito pubblico detenuto dal settore bancario potrebbe aver superato i 651 miliardi di euro, pari al 22,1% dei complessivi 2.948 miliardi. Tra gennaio e giugno 2024, gli istituti di credito hanno aumentato gli acquisti in titoli italiani per 19,2 miliardi (+3%)” , hanno reso noto gli analisti della divisione di ricerca del sindacato.

BTP-banche, il doom loop di UniCredit

Nel caso di UniCredit, hanno riportato le fonti interpellate da Reuters, il timore ha per oggetto quei 40 miliardi di euro di BTP detenuti dalla banca: la loro presenza è considerata alla stregua di un rischio potenziale, si legge nell’articolo, proprio perché “l’Italia è un paese molto indebitato”.

Ma i BTP sarebbero un problema anche per Commerzbank che, sebbene più piccola e finanziariamente più debole rispetto a UniCredit, ha anch’essa miliardi di euro di bond italiani.

Tra l’altro, a elencare i rischi in cui incorrerebbe la seconda banca tedesca nel caso in cui entrasse a far parte della galassia di UniCredit, è stata giorni fa la stessa Bettina Orlopp, ceo del gruppo, che ha citato proprio il nodo del rating.

I rating delle banche, va ricordato, sono condizionati dai giudizi che dei rispettivi paesi. Visto l’annoso problema del debito pubblico, l’Italia ha una valutazione inferiore rispetto a quella tedesca di ben otto gradini.

Di conseguenza, ha avvertito Orlopp, nel caso di una operazione di M&A (fusione), “il nostro rating si deteriorerebbe, probabilmente in modo anche significativo”. Tra gli effetti collaterali, anche “la perdita di quei clienti che avanzano richieste specifiche di rating e che fanno affari solo con banche che hanno rating molto buoni”.

Detto questo, occhio a quanto ha riferito Moody’s qualche giorno fa: il rating di UniCredit, a suo avviso, potrebbe anche migliorare e diventare più alto di quello degli stessi BTP con una fusione con Commerzbank.

L’impressione è così che la scusa perfetta che il governo Berlino ha sfornato per impedire a tutti i costi una operazione di merger tra i due istituti di credito serva a mascherare un piano intriso piuttosto di sovranismo e di populismo, per impedire che una banca straniera, per lo più nata nell’indebitata Italia, finisca con il mettere le mani su un istituto al 100% made in Germany.

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