In via di definizione l’operazione di fusione tra Unilever, il più grande produttore di beni di consumo al mondo, con McCormick, colosso americano di spezie.
Il più grande produttore di beni di consumo al mondo, titolare di oltre 400 marchi tra i più diffusi nei settori dell’alimentazione, delle bevande e dei prodotti per l’igiene personale e della casa, sta per cedere la sua divisione food a un altro colosso del settore, specializzato nelle spezie. L’operazione porterà alla nascita di un gigante mondiale con un fatturato annuo di circa 20 miliardi di dollari e un valore complessivo, inclusi i debiti, di 65,8 miliardi di dollari.
Stiamo parlando di Unilever, multinazionale britannica con sede a Londra, che ha annunciato la fusione della sua divisione alimentare con l’americana McCormick & Company. L’accordo è ormai vicino alla conclusione e dovrebbe diventare operativo entro la metà del 2026.
Nella nuova società risultante dalla fusione, Unilever incasserà 15,7 miliardi di dollari in contanti, mentre i suoi azionisti riceveranno il 65% del capitale della nuova entità, per un valore stimato di circa 29 miliardi di dollari. Gli azionisti di McCormick manterranno invece il restante 35%, oltre al nome dell’azienda e alla leadership operativa, con Brendan Foley che resterà alla guida. La divisione Unilever Foods è stata valutata complessivamente 44,8 miliardi di dollari, debiti inclusi.
Unilever possiede alcuni dei marchi alimentari più iconici al mondo, come Knorr, la maionese Hellmann’s e Calvé. Tutti questi prodotti passeranno quindi sotto il controllo di McCormick, che già detiene marchi importanti nel mercato delle salse e dei condimenti, come French’s e la salsa barbecue Stubb’s.
Perché Unilever cede la divisione food
La decisione di Unilever ha una forte valenza strategica. Il settore alimentare sta attraversando una fase complessa: l’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori, che oggi prestano molta più attenzione ai prezzi quando fanno la spesa. In questo contesto, il comparto food è diventato meno redditizio rispetto ad altri segmenti del largo consumo. Negli ultimi anni, inoltre, le abitudini dei consumatori stanno cambiando rapidamente, con una maggiore attenzione verso prodotti salutari, sostenibili e spesso realizzati da marchi più piccoli e specializzati.
Per questo motivo il gruppo ha deciso di scorporare e cedere la divisione alimentare, con l’obiettivo di riposizionare il proprio business verso settori più dinamici e profittevoli, come quello della cura della persona e del benessere. Liberando la divisione food, l’azienda potrà destinare maggiori risorse agli ambiti considerati più promettenti e con margini di crescita più elevati. Non a caso, già lo scorso dicembre Unilever aveva avviato lo scorporo della sua divisione gelati.
Allo stesso tempo, per McCormick l’acquisizione di marchi alimentari così noti rappresenta un’opportunità importante per rafforzare ulteriormente la propria posizione di leader globale nel mercato delle salse, dei condimenti e degli aromi. L’azienda americana potrà infatti integrare nel proprio portafoglio prodotti molto popolari in Europa e in diversi mercati emergenti.
L’addio al settore food da parte di Unilever non è comunque un caso isolato. Anche altri colossi del comparto stanno seguendo strategie simili per concentrarsi sui segmenti più redditizi. Nestlé, ad esempio, ha già deciso di vendere la propria divisione gelati. Mars ha acquisito Kellanova per 36 miliardi di dollari, diventando un gigante nel segmento degli snack, mentre Kimberly-Clark e Kenvue hanno riorganizzato i propri portafogli per concentrarsi su categorie a più alto margine e con maggiore potenziale di crescita.
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