Conviene comprare azioni Stripe dopo l’IPO? Uno dei motivi per cui potrebbe essere conveniente ha a che fare con il mercato delle criptovalute. Ma attenzione, sono ben 6 i motivi per cui l’operazione potrebbe invece rivelarsi un fallimento, a dispetto delle attese.
La fintech dei pagamenti online fondata nel 2011 dai fratelli Patrick e John Collison è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni grazie a un modello di business facilmente scalabile e alla capacità di soddisfare le esigenze di aziende di ogni dimensione, dalle startup alle grandi multinazionali.
Partita con una valutazione di 20 milioni di dollari nel 2011, l’azienda ha raggiunto un picco di 94,4 miliardi di dollari nel 2021, grazie a una serie di investimenti strategici che ne hanno accresciuto il valore. Quella di Bridge, per esempio, ancora non è conclusa ma da sola potrebbe valere oltre 1 miliardo di dollari, aprendo le porte al mercato delle stablecoin.
Attualmente Stripe è valutata circa 70 miliardi di dollari, in calo rispetto al periodo post pandemia, ma con un tesoretto di 9,39 miliardi di dollari raccolti nei numerosi round di finanziamento che potrebbe aiutare l’azienda a continuare a innovare e ad aumentare la sua quota di mercato, attualmente al 17,1%, nel mercato dei pagamenti online.
Nonostante l’entusiasmo che circonda la tanto attesa Ipo di Stripe, alcuni analisti sollevano però dei dubbi sulla sua valutazione attuale, ritenendola eccessiva. Il debutto in borsa potrebbe dunque riservare qualche sorpresa: ecco tutti i fattori da considerare.
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Un motivo per comprare azioni Stripe dopo l’Ipo
Un motivo per comprare azioni Stripe dopo l’Ipo è la capacità dell’azienda di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato e di crescere rapidamente. Una delle ultime acquisizioni di Stripe riguarda una startup specializzata in infrastrutture per criptovalute, Bridge, attualmente valutata circa 1 miliardo di dollari. L’operazione, ancora in fase di discussione, rappresenterebbe la più grande mai realizzata dall’azienda e segnerebbe un passo strategico verso l’espansione nel settore delle stablecoin, un mercato che vale complessivamente oltre 170 miliardi di dollari. Se Stripe riuscisse a integrarsi efficacemente in questo mercato, potrebbe consolidare il proprio ruolo di leader nei pagamenti innovativi, ampliando le opportunità di ricavo e attirando nuovi clienti di prestigio, in aggiunta ad aziende come SpaceX, Coinbase e dipartimenti governativi degli Stati Uniti. Stripe ha già dimostrato di essere capace di acquisire e integrare con successo altre startup (ad esempio, TaxJar e Lemon Squeezy). L’integrazione di Bridge potrebbe seguire una traiettoria simile, migliorando la competitività dell’azienda.
Tuttavia, il successo di questa acquisizione dipenderà anche da una serie di fattori esterni e dalla capacità dell’azienda di evitare i rischi associati, come l’eccessiva esposizione alla volatilità delle criptovalute o difficoltà di integrazione tecnologica.
6 motivi per non comprare azioni Stripe dopo l’Ipo
Vediamo ora i motivi per cui comprare azioni Stripe dopo l’Ipo potrebbe deludere gli investitori.
1) Il mercato delle Ipo tecnologiche si è raffreddato negli ultimi anni
Nonostante il miglioramento delle condizioni di mercato grazie ai tagli dei tassi di interesse da parte della Fed, l’interesse per le Ipo fintech rimane debole. Gli investitori preferiscono focalizzati sulla redditività e sui flussi di cassa piuttosto che su modelli di crescita aggressivi. Stripe, che punta ancora sull’espansione e sull’acquisizione di clienti, potrebbe non convincere gli investitori a lungo termine.
2) Valutazione eccessiva rispetto ad aziende simili
Alla quotazione, Stripe potrebbe non raggiungere la valutazione attesa. Aziende fintech già quotate, come PayPal e Block, hanno subito crolli significativi in borsa dai record raggiunti durante la pandemia. Se la sua valutazione fosse troppo alta rispetto a utili e prospettive di crescita e il mercato non fosse disposto a pagare quel prezzo, chi acquista azioni Stripe al debutto potrebbe subire una perdita immediata.
3) Mercato sempre più competitivo
Stripe deve affrontare una concorrenza spietata da parte di player consolidati come PayPal e Block, oltre che di startup specializzate e grandi banche tradizionali. Un ambiente così competitivo potrebbe ridurre i margini di crescita e la redditività, soprattutto se Stripe non riuscisse a differenziarsi o a diversificare i suoi servizi. L’acquisizione di Bridge, se da un lato potrebbe rafforzare la posizione di Stripe nel mercato delle criptovalute e delle stablecoin, rappresenta anche un rischio. L’integrazione di una startup focalizzata sulle criptovalute potrebbe infatti esporre l’azienda alla volatilità delle monete digitali e a problemi normativi.
4) Regolamentazione globale
Operando su scala globale, Stripe deve affrontare costi crescenti per adeguarsi alla normativa locale, come in Europa in relazione alle normative più stringenti della PSD2 o negli Stati Uniti per il rispetto dei requisiti AML. Tali obblighi possono ridurre i margini di profitto e ostacolare l’espansione in nuovi mercati.
5) Problemi di governance e scalabilità
La complessità della struttura operativa di Stripe, unita alla pressione per soddisfare le aspettative del mercato pubblico, potrebbe creare inefficienze. Inoltre, l’incertezza e i continui rinvii dell’Ipo potrebbero demotivare i dipendenti, spingendo fuori dall’azienda talenti chiave e mettendo a rischio la sua capacità di innovare e crescere.
6) Maturazione del mercato dei pagamenti digitali
Nonostante la leadership di Stripe nel settore dei pagamenti online, il mercato sta evolvendo verso una fase più matura e meno dinamica rispetto al periodo di espansione pandemica. In questo contesto, potrebbero essere necessari maggiori investimenti per garantire una crescita adeguata dell’azienda, riducendo ulteriormente i margini.
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