Farà risparmiare tempo rendendo più semplici le attività di tutti i giorni, moltiplicherà l’offerta di intrattenimento con più contenuti video, musicali e letterari e fornirà benefici anche in campo sanitario. D’altra parte, farà ben poco per migliorare le condizioni economiche e lavorative del Paese. Quelle appena descritte sono le aspettative che gli italiani ripongono nell’Intelligenza Artificiale, secondo un sondaggio Ipsos incluso nell’AI Index Report 2024, realizzato da un gruppo di ricerca dell’Università di Stanford. Tuttavia, in Italia soltanto il 53% della popolazione dichiara di aver ben capito cosa si intende per AI.
Partiamo da un punto fermo. Quasi due italiani su tre sono convinti che i prodotti e i servizi basati sull’Intelligenza Artificiale avranno un impatto profondo sulla nostra quotidianità nei prossimi tre o cinque anni. Il dato non stupisce. Nonostante quello di Intelligenza Artificiale sia un concetto chiaro a poco più della metà della popolazione, negli ultimi mesi la copertura mediatica su alcuni servizi come Dall-E Mini, che consente di creare immagini attraverso l’inserimento di prompt testuali, o il noto assistente digitale ChatGPT, è stata diffusa e prolungata. Anche se nel 2023 soltanto il 52% degli italiani ha ammesso di conoscere il chatbot di OpenAI e, tra gli utilizzatori del servizio, solo il 9% ha dichiarato di usarlo quotidianamente.
Gli impatti delle nuove tecnologie sulle nostre vite sembrano piuttosto divisivi. Un italiano su due si dice entusiasta delle prospettive legate agli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale, ma c’è anche un 50% che si definisce preoccupato. Tendenzialmente, nei paesi con le più alte quote di cittadini che dichiarano di essere ben coscienti di cosa sia l’AI c’è anche maggiore ottimismo. In Indonesia l’84% della popolazione afferma di comprendere la nozione di Intelligenza Artificiale e a temerla è solo il 48% dei cittadini. Ma è anche vero che negli Stati Uniti, nettamente il primo paese al mondo per investimenti in AI ed espressione dei principali leader del settore, un’alta conoscenza della materia tra i cittadini (67%) è accompagnata a un livello di preoccupazione superiore alla media: il 63% degli americani teme l’AI.
Il caso particolare dell’Italia è che i timori riguardo all’AI sono cresciuti soprattutto nell’ultimo anno e a livelli molto più elevati rispetto agli altri paesi. Nel 2022 solo il 42% degli italiani diceva di conoscere il concetto di AI e appena il 26% della popolazione ha dichiarato di temerla. Un livello di preoccupazione davvero minimo, simile a quello riscontrato in Giappone (20%).
In questo caso, bisogna ricordare che Giappone e Italia sono i due paesi con le popolazioni più anziane del mondo: un fattore che rende meno probabile la diffusione di argomenti legati alle nuove tecnologie tra i cittadini. Nel 2023 però, come ricordato, in Italia la conoscenza dell’AI si è diffusa e, di pari passo, anche i timori legati ai suoi sviluppi sono aumentati. E così gli italiani che si rivedono nell’affermazione “i prodotti e i servizi che usano l’AI mi preoccupano” sono passati dal 26% al 50% in appena un anno.
Principalmente siamo impensieriti dagli usi distorti che se ne potrebbero fare (timori condivisi dal 47% della popolazione), come la diffusione di notizie false e manipolatorie, ma anche dalla disumanizzazione dei servizi (42%) e dalle possibili perdite di posti di lavoro (40%), che è una delle ripercussioni negative di cui più si discute.