Sui mercati finanziari il debito sovrano è tornato a far paura o, vista da una prospettiva differente, più caro per chi lo emette. Il mercato pretende maggiori ritorni a scadenza per acquistare debito pubblico, mentre gli yield dei titoli già in circolo sono tornati a salire. Tra quest’ultimi, paga il 4,65% per 29 anni il BTP a 97 che rende il 4,88% effettivo lordo a scadenza.
Investire in obbligazioni equivale a investire in debito pubblico
In un mondo in cui tanti si indebitano, chi dispone di capitali liberi è in una posizione di “scelta” e quindi di forza. È il frutto del classico gioco della domanda e dell’offerta tra due parti contrapposte, a cui si sommano altre variabili specifiche. Una è esogena e rimanda ai timori inflazionistici e ai correlati rialzi dei tassi di riferimento. Dato il contesto attuale, il 2,25% BCE sui depositi overnight presso l’Eurosistema è obiettivamente stretto. Gli analisti si aspettano un ritocco di un quarto di punto percentuale già a settembre, e magari un altro entro i primissimi mesi del ’27.
In un mondo ideale in cui non vi fossero problemi di Fiscal Dominance, è probabile la BCE si sarebbe già a suo tempo e con maggiore enfasi. Tuttavia, oltre alla stabilità dei prezzi l’istituto di Francoforte si deve preoccupare (tanto, pure) del costo del debito degli Stati membri. Se questo cresce, il rischio della crisi finanziaria sistemica dell’UEM sarebbe tutt’altro che uno scenario remoto.
Detta in termini meno soft, una sorta di rievocazione della crisi dei debiti sovrani di 15 anni fa, ma con una differenza sostanziale. Rispetto ad allora, infatti, l’attivo di bilancio BCE è già satura di bond sovrani (rispetto a un ventennio anni fa) malgrado i Quantitative Tightening di questo decennio.
L’altra variabile è endogena e chiama in causa il lungo iter della Legge di Bilancio che da settembre ci accompagnerà fino a Natale. Staremo a vedere cosa ne verrà fuori.
Rendimenti in risalita su tutti i timeframe
Morale, investire in titoli di Stato equivale a investire in debiti pubblici, cioè su un soggetto a corto di denari che li chiede in prestito. È vero che si impegna a riconoscere un interesse periodico e il rimborso del capitale a scadenza, ma sempre con un debitore si sta interfacciando. Non solo, ma nel giro di X anni tante cose possono succedere alle due controparti, specie all’aumentare del periodo dell’investimento.
Al 31 agosto si ravvisano questi yield su alcune principali scadenze (fonte: Investing):
- BOT 6M: 2,594%;
- BOT 12M: 2,811%;
- BTP 3Y: 3,224%;
- BTP 5Y: 3,524%;
- BTP 7Y: 3,755%;
- BTP 10Y: 4,133%;
- BTP 15Y: 4,528%;
- BTP 30Y: 4,906%.
All’aumentare del tempo salgono i rendimenti, ma anche i rischi di fluttuazioni delle quotazioni. Pertanto il rialzo degli yield permette di guadagnare bene anche restando esposti sul breve e medio termine. Ad esempio per guadagnare il 10% netto (sia di tasse che di spese) è più che sufficiente un BTP a 4 anni di vita residua. A febbraio serviva qualche anno in più per avere lo stesso guadagno pulito complessivo.
Il bond MEF a 30 anni e cedola semestrale
Tutto ciò non vuol dire che i bond lunghi abbiano perso appeal o potenziali spendibilità di portafoglio, niente affatto. Consideriamo il BTP Fx 4,65% 01Oct55 con ISIN IT0005668238 emesso quasi un annetto fa, il 09/09/’25 (durata residua: 29,09 anni).
Ogni 1.000 € di nominale fruttano 40,68 € di interessi netti annui, con la cedola staccata ogni 6 mesi. Inoltre prezza sotto la pari, a 97,05 per un rendimento effettivo a scadenza intorno al 4,88% annuo lordo (dati: Borsa Italiana). Da qui al suo rimborso nel 2055, quindi, il rendimento totale si aggira sul 120% circa. Tanta roba.
Tuttavia, il bond espone a notevolissimi rischi di mercato, cioè di notevoli fluttuazioni dei corsi da qui agli anni a venire. La duration modificata si attesta al 15,04% mentre la volatilità annua è al 10,284%.
Paga il 4,65% per 29 anni il BTP a 97 che rende il 4,88% effettivo lordo a scadenza
È molto probabile che le ampie fluttuazioni di mercato su base YTD (min-max a 96,98, oggi 31/08/’26, e 108,06) siano solo destinate ad essere aggiornate. Cioè da qui a 5-10-15 anni si formeranno verosimilmente nuovi low e/o high ben più distanti dai valori attuali. Il che in linea di principio non è un male, specie per chi cerca titoli altamente speculativi. Inoltre, all’elevata cedola, durata e duration il BTP Tf 4,65% Oct55 unisce anche floridi volumi di scambio sul MOT. I controvalori giornalieri si attestano tra i 20 e i 40 mld di €, per un numero di contratti medi nell’ordine dei 500 deal.
Per gli investitori “attivi ma lenti”, cioè i non-trader in bond ma neanche cassettisti, il titolo si presta in chiave diversificazione di portafoglio. Certo, ci si espone a notevoli rischi, ma l’approccio pluriannuale potrebbe contenerlo tanto o annullarlo del tutto.
Per i cassettisti o investitori di lungo termine, infine, la sua spendibilità potrebbe stare in primis nella ricca cedola annua, superiore al 4% netto. Come per il caso precedente, il bond va visto solo in chiave diversificazione. Parimenti non sarebbe male l’idea di “coinvolgerlo” all’interno di un PAC, il Piano di Accumulo del Capitale. I coupon semestrali serviti dalle cedole sarebbero relativamente ricchi, e peraltro sicuri per un trentennio. Potrebbero costituire l’integrazione periodica futura a un dato versamento iniziale o l’integrazione ad altri versamenti autonomi, sempre in vista di un dato capitale finale.