Ue, Indonesia, Brasile: via alla guerra del biocarburante (con Stellantis alla finestra)

Federico Giuliani

13 Febbraio 2025 - 08:16

Jakarta, Kuala Lumpur e Brasilia rappresentano dunque tre player rilevanti nel mercato dei biocarburanti e la loro offerta è destinata ad aumentare.

Ue, Indonesia, Brasile: via alla guerra del biocarburante (con Stellantis alla finestra)

L’Indonesia attendeva con ansia l’esito della sentenza dell’Organizzazione mondiale del commercio sulle restrizioni dell’Unione europea relative ai biodiesel a base di olio di palma. Jakarta, la più grande produttorice mondiale di olio di palma, si era infatti rivolta all’Omc nel 2019 dopo che l’Ue aveva deciso di non considerare un biocarburante il suddetto biodiesel a base di olio di palma.

Il motivo della posizione di Bruxelles? Il legame tra la realizzazione del materiale, collegabile a pratiche di deforestazione, e il fatto che il suo uso come carburante per il trasporto sarebbe stato eliminato tra il 2023 e il 2030. Dall’altro lato il governo indonesiano era convinto che l’Ue stesse utilizzando le questioni sollevate – in primis quelle climatiche – soltanto per attuare misure protezionistiche in campo ambientale.

Adesso che l’Omc si è espressa (in parte) a favore dell’Indonesia, non solo il Paese asiatico si aspetta che il blocco occidentale si adegui alla sentenza, ma ha anche promesso di raddoppiare le proprie ambizioni in materia di biocarburante derivato dall’olio di palma.

Certo, la decisione dell’Organizzazione ha confermato la classificazione dell’Ue del biocarburante a base di olio di palma come «ad alto rischio» a causa dei suoi legami con la deforestazione, ma ha anche criticato le procedure del blocco, dando a Jakarta un briciolo di rivendicazione in una disputa che è degenerata in uno scontro sulla politica climatica, sul commercio e sull’accesso al mercato.

La decisione dell’Omc sul biocarburante a base di olio di palma

Il South China Morning Post ha scritto che il panel dell’Omc ha criticato l’Ue a causa della sua inadeguata trasparenza e per aver esaminato in modo insufficiente i dati per giustificare la designazione di «rischio elevato» per il biocarburante a base di olio di palma. Il panel ha anche scoperto che l’Ue aveva trattato i prodotti indonesiani in modo meno favorevole rispetto a biocarburanti simili di provenienza regionale.

In ogni caso la logica alla base delle misure adottate dall’Ue per limitare le emissioni di gas serra era legittima, così come ragionevoli erano le basi per designare il biodiesel derivato dall’olio di palma – prodotto per lo più in Indonesia - come «ad alto rischio».

“Il governo indonesiano accoglie con favore la decisione del panel dell’Omc. Ci auguriamo che in futuro altri Paesi partner commerciali non implementino politiche simili che potrebbero ostacolare il flusso del commercio globale”, ha dichiarato il ministro indonesiano del Commercio Budi Santoso. In seguito alla sentenza, Indonesia e Malesia, che insieme rappresentano circa l’80% della produzione mondiale di olio di palma, hanno concordato di rafforzare la loro cooperazione nel settore.

Le mosse di Indonesia e Malesia: Brasile e Stellantis alla finestra

La partnership rafforzata tra Indonesia e Malesia sottolinea l’impegno comune dei due Paesi nel difendere l’industria dell’olio di palma dalle sfide esterne, in particolare nei mercati globali, dove la materia prima è oggetto di critiche e barriere normative. Entrambe le nazioni considerano infatti l’olio di palma un fattore essenziale per le loro economie e un motore chiave della crescita economica nella regione.

I dati dell’Indonesian Palm Oil Association (Gapki) mostrano che le esportazioni annuali indonesiane della sua principale merce verso l’Ue potrebbero raggiungere milioni di tonnellate. Tuttavia, le esportazioni di olio di palma da Jakarta verso l’Europa sono scese dalle 4,1 milioni di tonnellate del 2022 alle 3,7 milioni di tonnellate del 2023. Reuters ha inoltre scritto che, nel corso del 2025, i future sull’olio di palma greggio malese registreranno un rialzo medio rispetto allo scorso anno, proprio perché l’Indonesia sta incrementando il consumo di biodiesel a base di olio di palma. Per la cronaca, i prezzi di riferimento dell’olio di palma saranno in media di 4.350 ringgit (972,07 dollari) a tonnellata, in aumento del 5,4% rispetto al 2024.

L’olio di palma è un ingrediente chiave dei biocarburanti. A proposito di ciò, attenzione al Brasile, la cui produzione di etanolo e biodiesel, nel 2023, raggiungeva il record storico di quasi 43 miliardi di litri. “Questi risultati rafforzano la leadership globale del Brasile nella produzione e nell’uso di biocarburanti”: spiegava il ministro brasiliano delle miniere e dell’energia, Alexandre Silveira.

Jakarta, Kuala Lumpur e Brasilia rappresentano dunque tre player rilevanti nel mercato dei biocarburanti e la loro offerta è destinata ad aumentare. L’intera dinamica interessa da vicino, tra gli altri attori, Stellantis, che soltanto pochi mesi fa ha annunciato che tutte le auto e i veicoli commerciali del gruppo avevano ottenuto la certificazione per usare l’Hvo (Hydrotreated Vegetable Oil), il biodiesel ricavato da fonti rinnovabili come oli vegetali o grassi animali. Il ritorno al centro della scena dell’olio di palma potrebbe dunque rappresentare un’importante iniezione di fiducia per il colosso automobilistico, in difficoltà per via della forte concorrenza degli Ev made in China (e non solo).