Uber: ecco protocollo di sicurezza per i rider

Marco Ciotola

11 Febbraio 2021 - 17:37

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Dopo infinite polemiche e persino un commissariamento per caporalato, il colosso delle consegne Uber Eats adotta un protocollo di sicurezza per i propri rider

Uber: ecco protocollo di sicurezza per i rider

Uber Eats introduce il proprio protocollo di sicurezza per i rider. Una mossa non certo inaspettata visto le enormi critiche ricevute in passato per le condizioni lavorative.

Condizioni che, messe in sempre maggiore evidenza mediatica e non solo, avevano persino portato a commissariamento di Uber Italy per caporalato ai danni dei rider.

Anche in replica a un’accusa così grave la compagnia ha introdotto quello che chiama “protocollo in materia di salute e sicurezza sul lavoro a tutela dei rider”, sottolineando di essere la prima azienda italiana a farlo:

“Uber Eats rappresenta la prima azienda in Italia a mettere a punto un insieme di procedure chiare e iniziative concrete per il comparto”.

Uber: ecco il protocollo sicurezza per rider

A maggio del 2020 la Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano aveva disposto l’amministrazione giudiziaria di Uber Italy srl, filiale italiana di Uber, riscontrando lo sfruttamento dei fattorini del servizio Uber Eats.

A distanza di meno di un anno, sono gli stessi amministratori giudiziari a sottolineare come la compagnia abbia intrapreso la giusta strada per variare sensibilmente le condizioni lavorative e soprattutto i diritti dei rider.

Tra questi ultimi vanno evidenziati gli equipaggiamenti di sicurezza a bordo come il casco e tutto il necessario per evitare il contagio (guanti, mascherina, eventuali pannelli separatori), oltre a percorsi di formazione gratuiti.

La scorsa settimana un altro colosso delle consegne, Just Eat, ha perfezionato i contratti di lavoro subordinato per i suoi rider, altro passo molto significativo nella lotta al riconoscimento e inquadramento normativo della categoria dei cosiddetti ’fattorini’ in Italia.

Ma - va specificato - molto va ancora fatto sotto questo punto di vista; basti pensare che per la maggior parte dei rider in Italia concetti come ferie, paternità o malattia rappresentano ancora un’utopia.

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