Tutti i motivi dietro ai nuovi massimi sul prezzo dell’oro

Tommaso Scarpellini

21 Febbraio 2025 - 09:59

La domanda di oro continua a salire, mentre i mercati azionari tentennano. Ma se l’oro è un bene rifugio, da cosa si vogliono difendere gli investitori?

Tutti i motivi dietro ai nuovi massimi sul prezzo dell’oro

Il 2024 si è rivelato un anno straordinario per il mercato azionario statunitense, con l’S&P 500 che ha registrato un incremento del 23%, raggiungendo ben 57 chiusure record.

I fattori trainanti di questa crescita sono stati molteplici, tra cui una crescita del PIL USA superiore alle attese, un’inflazione in calo che ha alimentato l’ottimismo degli investitori e il rally delle aziende tecnologiche, in particolare quelle legate all’intelligenza artificiale.

Un’euforia che ha contagiato anche il 2025, un anno previsto in forte rialzo dalle banche d’affari, grazie a previsioni di crescita di oltre il 15% sugli utili dell’S&P 500 e un’economia ancora galoppante, a ritmi del 2,5%. Eppure, la domanda di oro continua a crescere, e il prezzo del metallo prezioso ha raggiunto nuovi massimi assoluti. Ma l’oro non era un bene rifugio? Se sì, chi lo compra e da cosa si sta rifugiando?

Prospettive per il 2025

Guardando avanti, le aspettative sulle borse statunitensi per il 2025 restano generalmente positive.

L’anno è iniziato con un’economia USA che sembra mantenere una traiettoria di crescita solida (prevista oltre il 2%) e una Federal Reserve decisa ad allentare la politica monetaria, dichiarando l’intenzione di tagliare i tassi almeno due volte. Con utili previsti in crescita di oltre il 15% per il 2025, la stagione delle trimestrali del Q1 è attesa positiva e, sulla carta, non sembrano esserci motivi per disinvestire.

Ma con il passare delle settimane, qualcosa si è rotto. A partire dall’ultimo meeting del FOMC, che ha dimostrato come i tagli ai tassi non siano più una certezza, lo scenario è cambiato: l’inflazione cresce a ritmi superiori alle attese mentre la disoccupazione crolla. I tassi di interesse potrebbero rimanere più alti del previsto e non è chiaro quale sarà l’impatto sugli utili aziendali.

Si aggiungono anche nuove preoccupazioni politiche: l’inizio del 2025 è stato caratterizzato da un entusiasmo record per il ritorno di Trump. Tuttavia, questo ha portato guadagni solo nel breve termine, mentre ora si discute di come la sua politica tariffaria possa affossare il PIL globale e, con esso, le quotazioni azionarie.

Ma ai mercati importa poco: i prezzi delle azioni sono oltre i massimi storici non solo negli USA, ma anche in Europa, mentre in Cina, l’Hang Seng ha persino battuto la performance dell’S&P 500. Sembra tutto perfetto, se non fosse che in questo puzzle c’è un pezzo che proprio non vuole incastrarsi: l’oro.

Per l’oro è il miglior anno dal 2010

Anche l’oro ha chiuso il suo miglior anno dal 2010, spinto da una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici. Uno studio sui rendimenti dell’oro ha evidenziato una tendenza interessante: quando il metallo prezioso guadagna oltre il 15% in un anno, tende a registrare una performance simile anche nell’anno successivo. Questo perché, storicamente, i mercati toro dell’oro tendono a durare in media dai 2 ai 3 anni, non escludendo quindi statisticamente una prosecuzione del trend bullish anche nel 2025.

Considerando che il rapporto tra oro e inflazione è positivo, le recenti vampate inflazionistiche dovrebbero stimolare ulteriormente la domanda di oro.

L’oro come copertura contro l’incertezza

Ciò che non torna è il fatto che l’oro è storicamente considerato un bene rifugio nei periodi di incertezza. Dal 1985, ha mostrato una volatilità inferiore rispetto alle azioni statunitensi di circa l’1,3%.

Ad esempio, negli ultimi casi di shock di volatilità nel mercato azionario, quando la volatilità ha superato il 30%, l’oro ha mostrato una volatilità inferiore di 22 punti rispetto all’azionario. Durante eventi critici come la pandemia del 2020 e l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’oro ha dimostrato la sua capacità di protezione, registrando rialzi significativi mentre i mercati azionari subivano pesanti correzioni.

Però, perché tutto questo interesse per l’oro proprio adesso? Sta per accadere un evento catastrofico come in passato?

Cosa spinge in alto il prezzo dell’oro

Dal 2022, le banche centrali globali hanno acquistato oltre 2.600 tonnellate di oro, segnando uno dei periodi di accumulazione più aggressivi della storia recente.

L’area APAC, in particolare India e Cina, continua a rappresentare un motore chiave della domanda di oro fisico. In questi paesi, l’oro mantiene un valore culturale e finanziario significativo, con acquisti in crescita sia per investimenti sia per la gioielleria.

Sembra che questi acquisti avvengano in concomitanza con un parallelo aumento del deficit fiscale degli Stati Uniti. Il meccanismo di de-dollarizzazione stimola quindi il prezzo dell’oro, specialmente quando il rischio legato alla stabilità delle finanze dell’economia numero uno al mondo, gli Stati Uniti, viene messo in discussione.

Non a caso, in anni di surplus fiscale, come sotto l’amministrazione Clinton dal 1993 al 2001, l’oro ha registrato una perdita media del -20%. Negli anni di deficit elevati, come durante l’amministrazione Bush dal 2001 al 2009, l’oro ha guadagnato il +200%.

Attualmente, con un deficit federale in espansione e un debito pubblico oltre i $34 trilioni, il contesto macroeconomico sembra favorevole a ulteriori rialzi del prezzo dell’oro. In sostanza, nonostante l’apprezzamento del dollaro e i mercati ai massimi, l’aumento del prezzo dell’oro, in concomitanza con l’espansione del deficit federale e l’aumento dei rendimenti dei Treasury USA, segnala un chiaro aumento del rischio Paese USA.