Torna il pericolo stagflazione in USA?

Redazione Finance

12 Luglio 2024 - 16:37

Le recenti novità, assieme a nuove preoccupazioni condivise da alcuni grandi personaggi del mondo della finanza, stanno inquietando le borse riguardo al possibile arrivo di un periodo di stagflazione

Torna il pericolo stagflazione in USA?

Mentre la maggior parte degli economisti esclude la possibilità di una nuova ondata di stagflazione, altri grandi personaggi del panorama finanziario iniziano a mostrare qualche preoccupazione. L’economia statunitense sta mostrando segni di rallentamento della crescita con un’inflazione persistente, una combinazione che, se non gestita adeguatamente, potrebbe portare a sfide significative per i mercati finanziari e l’economia in generale. Le preoccupazioni espresse da figure influenti come Jamie Dimon e le analisi di istituzioni come BoFA spaventano, ed in molti si domandano cosa abbia senso aspettarsi adesso.

Cos’è la stagflazione e perché è pericolosa

La stagflazione rappresenta un grande punto interrogativo per le autorità monetarie e fiscali poiché spesso è stata una conseguenza delle strategie utilizzate per contrastare i problemi inflazionistici. Durante periodi di alta inflazione, le banche centrali tipicamente alzano i tassi di interesse per ridurre la domanda aggregata e frenare l’inflazione. Tuttavia, questo aumento dei tassi di interesse tende a rallentare l’economia e può portare a una maggiore disoccupazione. Allo stesso modo, le misure per stimolare la crescita economica, come tagli fiscali o aumenti della spesa pubblica, possono incrementare la domanda aggregata e, di conseguenza, l’inflazione. Quindi, spesso, in un periodo di stagflazione, le banche centrali hanno letteralmente le mani legate e trovano particolare difficoltà nel gestire lo stato economico del Paese.

Cosa è accaduto in passato in periodi di stagflazione?

Un esempio storico rilevante di stagflazione è quello degli Stati Uniti negli anni ’70. Durante questo periodo, gli shock petroliferi del 1973 e del 1979 portarono a un forte aumento dei prezzi dell’energia, che si rifletté in un’inflazione elevata. La situazione fu aggravata da politiche monetarie espansive nei primi anni ’70, che alimentarono ulteriormente l’inflazione. L’economia entrò in una fase di bassa crescita e alta disoccupazione, e il mercato azionario ne soffrì pesantemente. L’indice S&P 500, dopo aver raggiunto un picco nel 1973, crollò e ci vollero diversi anni prima che i mercati si riprendessero completamente.

Perché c’è ancora paura di una nuova stagflazione

Sebbene molti economisti ritengano improbabile una nuova ondata di stagflazione, alcuni segnali recenti preoccupano gli analisti e i mercati. L’indice dei prezzi al consumo (IPC) negli Stati Uniti è rimasto stabile negli ultimi mesi, suggerendo una possibile persistenza dell’inflazione. Inoltre, il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha recentemente annunciato una crescita del PIL reale del primo trimestre del 2024 dell’1,6% annualizzata, un netto calo rispetto al 3,4% del quarto trimestre del 2023.

Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha espresso preoccupazione per i rischi economici attuali. Durante un recente evento, Dimon ha dichiarato: «Sono preoccupato che assomigli più agli anni ’70 di quanto abbiamo visto prima». Questo riferimento agli anni ’70 sottolinea il timore di un ritorno alla stagflazione, un periodo che portò grandi difficoltà economiche e instabilità sui mercati finanziari.

Anche Bank of America (BoFA) ha espresso preoccupazioni simili in una recente nota, affermando che l’economia statunitense potrebbe passare da uno scenario «goldilocks» (crescita moderata e stabile) a stagflazione, con una crescita del PIL reale inferiore al 2% combinata con un’inflazione dell’IPC nel territorio del 3-4%.

Come potrebbe reagire il mercato azionario con la stagflazione

Storicamente, i periodi di stagflazione hanno avuto un impatto negativo sui mercati azionari. Durante gli anni ’70, l’S&P 500 subì perdite significative. Le aziende faticavano a mantenere i margini di profitto a causa dell’aumento dei costi delle materie prime e della debolezza della domanda. Gli investitori, preoccupati per l’incertezza economica, tendevano a vendere azioni, portando a un calo dei prezzi.

Oggi, l’S&P 500 si trova di fronte a un panorama economico complesso. I mercati stanno scontando uno scenario nettamente differente rispetto alla stagflazione; parlando in termini tecnici, sembrano certi di una buona riuscita dell’atterraggio morbido (soft landing) orchestrato dalla Federal Reserve. Non a caso, l’S&P 500 continua quotidianamente a registrare nuovi massimi, nonostante molti indicatori segnalino l’arrivo di una zona di ipercomprato; ad esempio, l’oscillatore RSI a 14 periodi su timeframe giornaliero e settimanale ha superato i 70 punti.

Può arrivare una stagflazione in stile anni 70?

In molti, quindi, hanno iniziato a domandarsi se abbia senso aspettarsi il ritorno di un terrificante periodo di stagflazione globale, o perlomeno della principale economia globale, gli Stati Uniti. Non esiste una risposta definitiva a questa domanda, ma ci sono due grandi verità da tenere in considerazione:

la prima è che, oggettivamente, lo stato economico statunitense del 2024 presenta delle nette differenze rispetto a quello degli anni ’70. Un primo elemento tra tanti da considerare è il fatto che, fra gli ingredienti della stagflazione, in questo momento sembra mancare uno dei principali: la disoccupazione. Ad oggi, il tasso di disoccupazione USA è del 4,1%, e sebbene in aumento, è la metà di quello degli anni ’70, che era pari al 9-10%.

La seconda grande verità, invece, è negativa, nel senso che espone il mercato a nuove possibili paure ingiustificate. Ciò significa che, per causare un crollo delle borse, potrebbe non esserci bisogno di una stagflazione pesante come quella degli anni ’70. Le borse danno talmente per scontato il soft landing che potrebbe effettivamente bastare l’arrivo di indizi che possano far presumere l’arrivo di un contesto economico peggiore per generare panico.